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Equo Premio

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La giusta compensazione economica che spetta a un lavoratore dipendente per un'invenzione realizzata nell'ambito del rapporto di lavoro e brevettata dal datore di lavoro.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Equo premio invenzione dipendente: vittoria contro la società
Un lavoratore ha sviluppato una soluzione tecnica innovativa durante il proprio rapporto lavorativo. L'azienda datrice ha ceduto i diritti su tale scoperta a società collegate del gruppo estero, le quali hanno poi ottenuto brevetti internazionali. L'inventore ha quindi richiesto il pagamento dell'equo premio invenzione dipendente. La società datrice si è opposta sostenendo che l'attività inventiva rientrasse nelle mansioni ordinarie, che il brevetto fosse intestato a soggetti terzi e che il diritto fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando che il compenso spetta anche se il brevetto è stato rilasciato a terzi cessionari, che la prescrizione decennale decorre dal rilascio del brevetto e che i generici bonus aziendali non escludono la natura straordinaria dell'invenzione.
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Invenzioni dei dipendenti: a chi spetta il brevetto?
La Corte di Cassazione ha confermato la titolarità aziendale sulle invenzioni dei dipendenti realizzate sfruttando risorse e strutture del datore di lavoro. Il caso riguardava un sistema di innesto rapido per macchinari industriali, brevettato da una società terza ma frutto dell'attività di un tecnico dipendente di un'altra impresa. La Suprema Corte ha stabilito che tali creazioni configurano l'invenzione di azienda, dove i diritti patrimoniali spettano automaticamente al datore. È stato inoltre chiarito che l'obbligo di fedeltà impedisce al dipendente, anche se part-time, di collaborare a progetti concorrenti e che il mancato versamento dell'equo premio non impedisce l'acquisto dei diritti brevettuali da parte dell'azienda.
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Equo premio: i diritti del dipendente inventore
La Corte di Cassazione ha esaminato il diritto all'equo premio spettante a un dipendente per l'ideazione di macchinari innovativi utilizzati dall'azienda. Sebbene i giudici di merito avessero riconosciuto il compenso basandosi sull'uso dei dispositivi in aree aziendali protette, la Suprema Corte ha precisato che la segretezza industriale non si limita alla sottrazione fisica del bene alla vista di terzi. Per configurare l'utilizzazione in regime di segretezza, necessaria per l'equo premio in assenza di brevetto, l'azienda deve proteggere attivamente anche le informazioni tecniche e documentali che permettono la replicabilità dell'invenzione.
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Equo premio inventore: si applica la norma più recente
Un ricercatore, inventore di un dispositivo medico durante il rapporto di lavoro, ha richiesto l'adeguamento del suo equo premio. Un regolamento del 2013 aveva aumentato il compenso dal 20% al 50%. L'ente di ricerca sosteneva l'applicazione della vecchia norma, in vigore all'epoca dell'invenzione. La Corte di Cassazione ha dato ragione al ricercatore, stabilendo che il nuovo regolamento si applica a tutte le "procedure in corso", includendo quindi anche i pagamenti futuri per invenzioni passate, senza che ciò costituisca un'applicazione retroattiva della legge.
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Equo premio inventore: no a interessi maggiorati
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19724/2025, interviene su un caso riguardante la determinazione dell'equo premio per un inventore dipendente. La Corte ha stabilito che la nuova normativa sugli interessi legali maggiorati (art. 1284, comma 4, c.c.) non si applica retroattivamente ai procedimenti arbitrali per la quantificazione del premio iniziati prima dell'entrata in vigore della legge nel dicembre 2014. La Suprema Corte ha chiarito che il procedimento arbitrale per la liquidazione del compenso è autonomo rispetto a quello per l'accertamento del diritto, e la sua data di inizio è dirimente per l'applicazione della legge. Di conseguenza, è stata cassata la decisione d'appello che aveva applicato tali interessi maggiorati.
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