Un inquilino stipula un contratto di locazione per uso ufficio nel 1994 ma utilizza l'immobile come abitazione. Il proprietario, pur essendone a conoscenza dal 2000, non si oppone. Al termine del rapporto, l'inquilino chiede la restituzione dei canoni pagati in eccesso, sostenendo l'applicazione del più basso 'equo canone'. La Cassazione gli dà ragione. Il principio chiave è che il **mutamento destinazione d'uso locazione**, avvenuto di fatto, non trasforma il contratto in un nuovo accordo. Poiché il contratto originario è anteriore alla legge del 1998 sulla liberalizzazione degli affitti, continua ad essere regolato dalla vecchia normativa sull'equo canone. Di conseguenza, l'inquilino ha diritto al ricalcolo e alla restituzione delle somme versate in più.
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