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Équipe Trattamentale

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un gruppo di professionisti all'interno del carcere (educatori, psicologi, assistenti social) che osserva il comportamento del detenuto e redige relazioni sul suo percorso di rieducazione, essenziali per la concessione di benefici.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Permesso premio detenuti: prevale il percorso attuale sul passato
Un detenuto richiede la concessione del permesso premio detenuti, ma il Tribunale di Sorveglianza respinge l'istanza. Il giudice fonda il diniego su violazioni risalenti al 2019 e reputa incompleta la revisione critica del passato criminale. Il detenuto propone ricorso in Cassazione evidenziando l'omessa valutazione dei report recenti. La Suprema Corte accoglie il ricorso e annulla il provvedimento. I giudici evidenziano che il Tribunale ha ignorato le relazioni aggiornate degli educatori e degli psicologi, le quali attestavano il costante ravvedimento e l'ottima condotta del ristretto. La legge non esige il completo azzeramento del percorso rieducativo, ma la prova concreta del distacco dalle logiche criminali. Il caso torna ora al Tribunale per un nuovo esame equilibrato.
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Permesso premio negato per delitti gravi: serve revisione critica
Un detenuto condannato per omicidio aggravato ha richiesto il permesso premio dopo aver svolto attività lavorativa interna, aver scritto una lettera di scuse ai familiari della vittima e aver intrapreso percorsi riparativi. Il Magistrato e il Tribunale di Sorveglianza hanno respinto la richiesta a causa della scarsa revisione critica del passato delittuoso, elemento attestato dalla relazione dell'equipe trattamentale. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la sola buona condotta carceraria non basta per ottenere il permesso premio. Per reati gravi e con pena residua consistente, serve una concreta e significativa rivisitazione critica del reato per escludere la pericolosità sociale.
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Permesso premio negato: la buona condotta non cancella il silenzio.
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una detenuta, condannata per omicidio in concorso, contro il diniego di un permesso premio. Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato il beneficio a causa del rifiuto della donna di confrontarsi con gli educatori sui fatti di causa, mostrando una chiusura totale. La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene la confessione del reato non sia un requisito obbligatorio per ottenere il permesso premio, l'assenza di una revisione critica del proprio comportamento impedisce di valutare positivamente la riduzione della pericolosità sociale. Di conseguenza, l'atteggiamento di chiusura verso l'equipe trattamentale rende legittimo il rifiuto del beneficio, a prescindere dalla condotta regolare all'interno del carcere e dalla disponibilità di una struttura di accoglienza esterna.
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Affidamento in prova in casi particolari negato dopo violazioni
Il Tribunale di sorveglianza ha negato a un condannato per omicidio la misura dell'affidamento in prova in casi particolari in forma ambulatoriale. Il richiedente, tossicodipendente, aveva precedentemente subito la revoca della semilibertà per aver violato le prescrizioni territoriali e assunto cocaina. La Cassazione ha rigettato il ricorso del condannato, confermando che la precedente violazione dimostra l'inidoneità del soggetto a gestire spazi di libertà più ampi. La Corte ha chiarito che il giudice non è vincolato dal parere favorevole dell'equipe trattamentale e che il percorso di recupero può essere proseguito tramite il Serd interno al carcere, garantendo un adeguato bilanciamento tra cura e prevenzione della recidiva.
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Affidamento in prova ai servizi sociali: buona condotta non basta
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato l'affidamento in prova ai servizi sociali e la detenzione domiciliare a un detenuto, ritenendo prematura la concessione dei benefici. La decisione si fonda sulla mancanza di una reale rielaborazione critica del proprio passato criminale e sulla partecipazione a una rivolta carceraria. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, evidenziando la propria condotta positiva in carcere. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la buona condotta non è sufficiente se manca una sincera revisione critica delle proprie azioni delittuose. Il detenuto perde definitivamente la possibilità di accedere alle misure alternative e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Semilibertà negata: la valutazione complessiva prevale
La richiesta di semilibertà di un detenuto è stata respinta a causa della gravità dei reati, di una passata infrazione disciplinare e di possibili legami con la criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che la valutazione complessiva negativa del percorso del detenuto è prevalente. La Corte ha ritenuto irrilevante un presunto errore fattuale sull'identificazione del clan criminale di appartenenza, poiché la negazione si basava su molteplici altre valide ragioni. La sentenza ribadisce la discrezionalità del giudice nel richiedere un periodo di osservazione prolungato prima di concedere misure alternative.
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Misure alternative: il giudizio prognostico è decisivo
Un uomo condannato per omicidio ha richiesto delle misure alternative alla detenzione, come l'affidamento in prova. Il Tribunale di sorveglianza ha negato la richiesta a causa di un giudizio prognostico sfavorevole sulla sua pericolosità sociale, basato su una scarsa revisione critica del reato. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo il ricorso inammissibile e sottolineando che la valutazione discrezionale del giudice, fondata su tutti gli aspetti della personalità del condannato, è insindacabile se logicamente motivata.
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Permesso premio: la valutazione deve essere attuale
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di Sorveglianza che aveva negato un permesso premio a un detenuto. La decisione era basata su una relazione trattamentale vecchia di quasi cinque anni. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione per la concessione del permesso premio deve essere fondata su informazioni attuali e complete, sottolineando l'obbligo del giudice di acquisire d'ufficio documentazione aggiornata per valutare il percorso riabilitativo del condannato.
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Pericolosità sociale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego della detenzione domiciliare. La decisione si fonda sulla persistente pericolosità sociale del soggetto, desunta da reati commessi in passato, anche dopo la concessione di altre misure, e dal parere negativo dell'équipe trattamentale del carcere. L'appello è stato giudicato generico e non in grado di contestare le specifiche motivazioni dell'ordinanza impugnata.
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