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End Of Waste

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Concetto giuridico che indica il processo con cui un rifiuto, a seguito di un'operazione di recupero, cessa di essere tale e acquisisce lo status di prodotto, rispettando precise condizioni di legge.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Gestione illecita di rifiuti: condanna ferma, confisca da rifare
I Gestori di un'Azienda Agricola sono stati condannati per la gestione illecita di rifiuti e per aver operato senza la necessaria Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). Gli imputati gestivano enormi cumuli di scorie e ceneri di fonderia, sostenendo erroneamente che si trattasse di sottoprodotti destinati al riutilizzo ("End of Waste"). La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale dei Gestori e la responsabilità amministrativa dell'Azienda ai sensi del Decreto Legislativo 231/2001, evidenziando la carenza di un idoneo modello organizzativo. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato la sentenza con rinvio limitatamente all'applicazione dell'aggravante ambientale e alla quantificazione del profitto da confiscare, disponendo inoltre l'annullamento senza rinvio del risarcimento danni all'Ente Parco, non regolarmente costituito come parte civile contro l'Azienda.
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Calunnia per consulenza legale: assolto chi denuncia su parere esperto
Un imprenditore denuncia due pubblici ufficiali per falso in atto pubblico, basandosi sul parere di un consulente tecnico e di un legale. Inizialmente assolto, viene poi condannato per calunnia in appello. La Corte di Cassazione ribalta nuovamente la decisione, annullando la condanna. Il principio sancito è che non si configura la **calunnia per consulenza legale** se l'accusatore agisce in buona fede, fidandosi di un parere professionale qualificato su una materia tecnicamente complessa. L'affidamento a esperti, infatti, esclude la consapevolezza dell'innocenza altrui, elemento fondamentale per il reato di calunnia. L'imprenditore vince la causa perché il fatto non costituisce reato.
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Gestione illecita di rifiuti: i rischi del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per gestione illecita di rifiuti e abusi edilizi. L'accusa riguardava l'interramento di materiali da demolizione per il livellamento di un piazzale. La difesa sosteneva che tali materiali fossero sottoprodotti o 'End of Waste', ma non ha fornito prove a supporto. La Suprema Corte ha ribadito che la generica riproposizione dei motivi d'appello e la mancata prova dei requisiti per l'esclusione dalla disciplina dei rifiuti rendono il ricorso inammissibile, escludendo inoltre la particolare tenuità del fatto data la programmazione dell'illecito.
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Eccesso di potere: i limiti del ricorso in Cassazione
Una società ottiene un'autorizzazione regionale per un impianto di trattamento rifiuti. Un comitato contesta la competenza della Regione a qualificare un sottoprodotto come "end of waste". Il Consiglio di Stato dà ragione alla società. Il comitato ricorre in Cassazione per eccesso di potere, ma le Sezioni Unite dichiarano il ricorso inammissibile, specificando che un'errata interpretazione della legge, anche se grave, costituisce un errore di giudizio e non un vizio di giurisdizione sindacabile in quella sede.
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Discarica Abusiva: Confisca anche se l’area è della società
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 682/2024, ha confermato la condanna di un legale rappresentante per la realizzazione di una discarica abusiva su un terreno di proprietà della società da lui amministrata. La Corte ha rigettato la tesi difensiva secondo cui i materiali depositati fossero "End of Waste", specificando che la cessazione della qualifica di rifiuto richiede un'effettiva operazione di recupero, non dimostrata nel caso di specie. Elemento centrale della decisione è la legittimità della confisca dell'area, pur essendo di proprietà della società e non dell'imputato. La Cassazione ha stabilito che la società non può essere considerata "terza estranea" al reato quando l'amministratore agisce nel suo interesse, rendendo la confisca una misura necessaria per prevenire la reiterazione del reato.
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