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Dvr (Documento Di Valutazione Dei Rischi)

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il documento obbligatorio in cui il datore di lavoro analizza e valuta tutti i rischi per la salute e la sicurezza presenti in azienda, al fine di pianificare le adeguate misure di prevenzione e protezione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Documento di valutazione dei rischi: no al riesame delle prove
Un datore di lavoro ha subito una condanna al pagamento di un'ammenda per aver redatto in modo incompleto il Documento di valutazione dei rischi della propria azienda. L'imputato ha presentato un ricorso contestando la chiarezza dell'accusa e chiedendo una nuova perizia tecnica unitamente alla revisione dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici di legittimità non possono svolgere nuove indagini sulle prove o valutare la realtà dei fatti. Inoltre la Suprema Corte ha evidenziato come l'imputato conoscesse già perfettamente le violazioni contestate dopo un precedente controllo degli ispettori. La decisione ha confermato la sanzione e ha condannato il ricorrente al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Contratto a termine senza DVR: l’azienda perde e deve assumere
Una lavoratrice, assunta come assistente di volo, ha contestato la validità del proprio rapporto di lavoro a causa dell'assenza del Documento di Valutazione dei Rischi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della compagnia aerea, confermando che un contratto a termine senza DVR è nullo. I giudici hanno ribadito che la sicurezza sul lavoro è un requisito fondamentale e preventivo. Di conseguenza, la mancanza di questo documento scritto e dotato di data certa determina la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato. La compagnia aerea è stata condannata a riassumere la dipendente e a risarcirle i danni.
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Contratto a termine e valutazione dei rischi: il dipendente vince
Un assistente di volo ha contestato la validità del suo contratto a tempo determinato a causa della mancata redazione del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) per la sua specifica sede di lavoro (Fiumicino). L'azienda aveva depositato solo il DVR relativo a un'altra sede (Linate). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della compagnia aerea, confermando che l'assenza di un DVR specifico per la sede di effettivo impiego determina la nullità della clausola temporale. Di conseguenza, si configura un'ipotesi di illegittimità del contratto a termine e valutazione dei rischi non eseguita correttamente. Il rapporto di lavoro è stato convertito a tempo indeterminato, con condanna dell'azienda al risarcimento del danno e al pagamento delle spese processuali.
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Obbligo DVR: 90 giorni di tempo per le nuove imprese
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 41564/2025, ha annullato una condanna per mancata redazione del Documento di Valutazione dei Rischi. La Corte ha chiarito che l'obbligo DVR per le nuove imprese, con il relativo termine di 90 giorni, scatta solo dall'effettivo inizio dell'attività lavorativa e non dalla semplice apertura dei locali. Il giudice di merito aveva omesso di verificare questo presupposto fondamentale, vizziando la sentenza per carenza di motivazione.
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Inammissibilità ricorso cassazione: il caso DVR
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato dal titolare di un ristorante, condannato per l'omessa redazione del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) e per aver effettuato scarichi di acque reflue senza autorizzazione. La decisione di inammissibilità del ricorso in cassazione ha precluso la possibilità di dichiarare l'estinzione del reato per prescrizione, maturata successivamente alla sentenza di condanna.
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Procedura di sicurezza: DVR generico non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del titolare di un'impresa di verniciatura per violazioni della normativa sulla sicurezza sul lavoro. La sentenza stabilisce che una procedura di sicurezza generica nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) è insufficiente. In particolare, la mancata specificazione delle modalità di imbracatura dei carichi, lasciando la scelta dei ganci all'esperienza dei lavoratori, costituisce una violazione penalmente rilevante, poiché il datore di lavoro ha l'obbligo di definire procedure operative dettagliate per eliminare o ridurre al minimo la discrezionalità del lavoratore nelle attività a rischio.
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Contratti di somministrazione: nullità e risarcimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente pubblico contro la condanna al risarcimento del danno in favore di un lavoratore. La condanna, pari a sei mensilità, derivava dalla nullità di una serie di contratti di somministrazione, viziati sia dalla mancanza del requisito di temporaneità sia dall'omessa valutazione dei rischi (DVR). La Cassazione ha rilevato la formazione di un giudicato interno sul primo punto, non contestato in appello, rendendo irrilevanti le altre censure.
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Datore di lavoro: chi è nelle aziende complesse?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22584/2025, ha confermato l'assoluzione del presidente di una grande società cooperativa, stabilendo che in organizzazioni complesse il ruolo di datore di lavoro per la sicurezza può essere ricoperto da manager a capo di singole unità produttive. Condizione essenziale è che questi soggetti dispongano di piena autonomia decisionale e di spesa. La Corte ha distinto tale investitura originaria dalla semplice delega di funzioni, chiarendo che gli obblighi non delegabili, come la valutazione dei rischi, ricadono direttamente su tali figure apicali di unità.
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Prescrizione e assoluzione: priorità della formula piena
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che dichiarava la prescrizione per un socio di una s.r.l., accusato di violazioni sulla sicurezza sul lavoro. Il caso solleva la questione della priorità tra prescrizione e assoluzione nel merito. La Corte ha stabilito che il giudice, prima di dichiarare l'estinzione del reato, ha l'obbligo di valutare se sussistano le condizioni per un proscioglimento con formula piena, qualora l'innocenza dell'imputato appaia evidente dagli atti ('ictu oculi'). Il Tribunale di primo grado non aveva compiuto tale valutazione, limitandosi a constatare la prescrizione, e per questo la sentenza è stata annullata con rinvio.
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Somministrazione di lavoro: il ruolo del DVR
Un lavoratore ha richiesto la conversione del suo contratto di somministrazione di lavoro in un rapporto a tempo indeterminato, sostenendo irregolarità nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la richiesta principale, pur riconoscendo differenze retributive. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni precedenti, rigettando il ricorso del lavoratore. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione della completezza e adeguatezza del DVR è un accertamento di fatto che spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminato in sede di legittimità, soprattutto in caso di 'doppia conforme'. Ha inoltre dichiarato inammissibili i motivi di ricorso che mescolavano vizi di violazione di legge e di motivazione.
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Malattia professionale vibrazioni: il nesso causale
La Corte d'Appello ha confermato la condanna di un'azienda di trasporti a risarcire un autista per malattia professionale da vibrazioni (ernia discale). La Corte ha ritenuto sussistente il nesso causale tra la patologia e il lavoro, valorizzando la lunga esposizione a vibrazioni su mezzi obsoleti per quasi vent'anni, anche se l'azienda aveva poi rinnovato la flotta. La decisione stabilisce che l'esposizione pregressa è determinante, anche se la malattia si manifesta anni dopo la riduzione del rischio.
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