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Dpi (Dispositivi Di Protezione Individuale)

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sequestro probatorio: respinto il ricorso del proprietario
Il Tribunale ha confermato il sequestro probatorio di oltre ottomila mascherine protettive KN95/FFP2 prive di documenti di acquisto e schede tecniche, rinvenute nel capannone di un imprenditore. L'indagato ha fatto ricorso sostenendo il difetto di motivazione del provvedimento e la propria estraneità ai fatti, attribuendo la produzione a una società terza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la formula di convalida del sequestro probatorio finalizzata a verificare la conformità dei dispositivi è pienamente sufficiente e legittima, poiché il reato contestato punisce proprio la messa in commercio di dispositivi di protezione non conformi. L'imprenditore è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sicurezza sul lavoro COVID: assolto il datore di lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione di un datore di lavoro del settore della grande distribuzione, accusato di violazioni in materia di sicurezza per non aver adottato misure come barriere adeguate e DPI specifici (FFP2) durante la pandemia. La Corte ha stabilito che la normativa emergenziale e i relativi protocolli costituivano un regime derogatorio rispetto alle norme ordinarie. Di conseguenza, l'adempimento delle prescrizioni contenute nei protocolli era sufficiente a esonerare il datore di lavoro da responsabilità penale per la gestione del rischio da contagio, definendo un nuovo e specifico standard di diligenza per la sicurezza sul lavoro COVID.
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Tempo tuta: quando è orario di lavoro retribuito?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13639/2024, ha stabilito che il 'tempo tuta', ovvero il tempo impiegato per indossare la divisa, non rientra nell'orario di lavoro retribuito se il suo utilizzo è facoltativo e non è soggetto a specifiche direttive del datore di lavoro riguardo al tempo e al luogo della vestizione. Nel caso esaminato, i lavoratori di un'azienda oleochimica erano liberi di recarsi al lavoro già vestiti con gli abiti da lavoro, escludendo così l'eterodirezione datoriale e, di conseguenza, il diritto alla retribuzione per quel tempo.
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Mutatio Libelli: quando la modifica dei fatti è lecita
Un lavoratore cita in giudizio il suo datore di lavoro, un ente comunale, per il rimborso delle spese di manutenzione dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI). Durante la causa, emerge che le mansioni del lavoratore sono cambiate nel tempo (da nettezza urbana a pulizie presso il mercato ittico). La Cassazione ha stabilito che questa precisazione non costituisce una inammissibile 'mutatio libelli' (modifica della domanda), poiché il nucleo della pretesa – l'inadempimento del datore di lavoro all'interno di un unico rapporto continuativo – rimane invariato.
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Lavaggio DPI: obbligo del datore e risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14436/2024, ha stabilito che l'obbligo del datore di lavoro di manutenere i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) include anche il loro lavaggio. In caso di inadempimento, il danno per il lavoratore si presume esistente e deve essere risarcito. La Corte ha invertito l'onere della prova: spetta all'azienda dimostrare di aver adempiuto all'obbligo di lavaggio DPI o che l'omissione non ha causato pregiudizio. Il risarcimento può essere liquidato dal giudice in via equitativa.
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