L'Imputato, accusato di detenzione di stupefacenti di lieve entità, ha concordato una pena di un anno e quattro mesi di reclusione tramite patteggiamento. Successivamente, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancanza di motivazione sull'uso personale della sostanza. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso contro patteggiamento. I giudici hanno chiarito che, dopo le riforme del 2017, l'impugnazione della sentenza di patteggiamento è limitata a casi tassativi, come i vizi della volontà o l'illegalità della pena. La scelta del patteggiamento comporta la rinuncia a contestare il merito dell'accusa. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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