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Dosi Medie

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Parametro tecnico utilizzato per quantificare il numero di assunzioni singole ricavabili da un quantitativo di sostanza stupefacente.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Lieve entità reato stupefacenti: la quantità che fa la differenza
Un individuo è stato condannato per detenzione di marijuana (576 grammi). Ha presentato ricorso, sostenendo un errore nel calcolo delle dosi ricavabili dal principio attivo (16,4 grammi), che avrebbe dovuto qualificare il reato come di **lieve entità reato stupefacenti**. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che il calcolo delle dosi (656 singole da 16.400 mg di principio attivo) era corretto. La quantità di stupefacente escludeva la possibilità di considerare il fatto di lieve entità. L'individuo deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità e cocaina: quando il ricorso è inutile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti, negando l'attenuante della lieve entità a un soggetto trovato in possesso di oltre 95 grammi di cocaina. Il quantitativo, idoneo al confezionamento di 310 dosi, unito al tentativo del ricorrente di disfarsi di altra droga durante una fuga, ha portato i giudici a escludere la natura modesta del fatto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sostanze stupefacenti: quando scatta la lieve entità?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa contestava il mancato riconoscimento della lieve entità e delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha confermato che la disponibilità di 480 dosi medie esclude la natura lieve del fatto, poiché tale quantitativo indica una capacità operativa superiore al minimo. Inoltre, la mancata concessione delle attenuanti è stata ritenuta corretta in assenza di elementi positivi specifici portati dalla difesa.
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Destinazione allo spaccio: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione di stupefacenti. Nonostante la difesa sostenesse l'uso personale, la destinazione allo spaccio è stata confermata sulla base di indici oggettivi: il possesso di circa 15 dosi di cocaina, il rinvenimento presso l'abitazione di strumenti per il confezionamento e di una significativa somma di denaro. La Corte ha ritenuto tali elementi prevalenti rispetto alle generiche doglianze del ricorrente.
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Coltivazione illecita: i limiti della lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per coltivazione illecita di sostanze stupefacenti, dichiarando inammissibile il ricorso di un soggetto sorpreso a irrigare una piantagione organizzata. La decisione sottolinea che la coltivazione illecita non può essere considerata di lieve entità quando sono presenti 95 piante, un sistema organizzato e un potenziale di 634 dosi medie, confermando così il rigetto delle attenuanti richieste dalla difesa.
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Sostanze stupefacenti: i limiti della lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti, rigettando la richiesta di riqualificazione del fatto come lieve entità. Nonostante il modesto peso del principio attivo, la capacità di ricavare oltre 400 dosi e il rinvenimento di strumenti per il confezionamento hanno dimostrato una condotta organizzata e non occasionale. La decisione ribadisce che il giudice di legittimità non può rivalutare i fatti se la motivazione del giudice di merito è logica e coerente con le prove raccolte.
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Destinazione allo spaccio: quando scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti, rilevando che la **destinazione allo spaccio** era chiaramente provata dal possesso di circa 68 dosi di marijuana, un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché riproponeva censure già risolte nei gradi precedenti senza apportare nuovi elementi di legittimità. La Corte ha inoltre confermato il diniego della sospensione condizionale della pena a causa della non scarsa offensività della condotta.
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Lieve entità stupefacenti: i criteri di esclusione
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della fattispecie di lieve entità stupefacenti per un caso riguardante il possesso di sostanze dalle quali erano ricavabili 640 dosi medie. La decisione si fonda sulla preminenza del dato ponderale e sull'elevata purezza della droga, elementi che denotano una capacità offensiva incompatibile con l'ipotesi attenuata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile in quanto riproponeva censure già adeguatamente risolte nei precedenti gradi di giudizio.
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Sostanze stupefacenti: quando non è lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una condanna per traffico di sostanze stupefacenti, confermando l'esclusione della lieve entità. La decisione si fonda sull'elevato numero di dosi medie ricavabili, superiore a tremila, dato ritenuto incompatibile con un'offensività ridotta. Inoltre, è stata negata l'attenuante della collaborazione poiché l'imputato ha fornito indicazioni generiche prive di utilità per lo sviluppo delle indagini.
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Lieve entità: i criteri per lo spaccio non minore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di cocaina e hashish, rigettando la richiesta di riqualificazione del fatto come lieve entità. I giudici hanno stabilito che l'elevata purezza della sostanza (97%), la capacità di ricavare oltre 200 dosi e il possesso di strumenti per il confezionamento e denaro contante escludono l'ipotesi del piccolo spaccio. La decisione ribadisce che la lieve entità richiede una valutazione globale di tutti gli indici sintomatici dell'attività illecita.
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