LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Dosi Medie Singole

28 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Parametro tecnico-giuridico utilizzato per determinare quante porzioni di sostanza stupefacente sono ricavabili da un quantitativo lordo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: la Cassazione respinge il ricorso
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere il riconoscimento del fatto di lieve entità in relazione alla detenzione di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto dodici grammi di cocaina con purezza vicina al cento per cento, nove grammi di marijuana, un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La presenza di droga eterogenea, l'elevata purezza della sostanza e gli strumenti da imballaggio dimostrano una vera attività commerciale e non un occasionale spaccio di lieve entità. Di conseguenza, l'Imputato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Detenzione illecita di stupefacenti: ricorso inammissibile per quantità e confezionamento
Un Lavoratore è stato condannato per detenzione illecita di stupefacenti (hashish) con l'intento di spaccio, a seguito del ritrovamento di una quantità significativa di droga confezionata in più pezzi. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la responsabilità e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo che la quantità e le modalità di confezionamento della droga giustificassero la condanna per spaccio e che il diniego delle attenuanti fosse adeguatamente motivato. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di stupefacenti: Ricorso Inammissibile, Dosaggio Decisivo
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro una sentenza che lo condannava per spaccio di stupefacenti. Egli contestava la qualificazione giuridica del fatto, sostenendo che dovesse rientrare in una categoria meno grave, e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la quantità di droga (4.031 dosi medie singole) giustificava la classificazione più grave e che il diniego delle attenuanti era motivato. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Lieve entità nel reato di stupefacenti negata per 1366 dosi
L'imputato ha subito una condanna per il possesso illecito di oltre mezzo chilo di cocaina, pari a 1366 dosi medie singole. Il soggetto ha proposto ricorso per cassazione chiedendo il riconoscimento della lieve entità nel reato di stupefacenti e contestando l'entità della pena inflitta. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. La Corte ha ritenuto corretto il rifiuto della fattispecie attenuata a causa del rilevante peso della sostanza, del grado di purezza e delle concrete modalità della condotta. Inoltre, la pena risultava già applicata nella misura minima prevista dalla legge. La decisione ha comportato la definitiva conferma della condanna penale a carico dell'imputato, unitamente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di droga di lieve entità: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per spaccio di droga. L'imputata chiedeva il riconoscimento della fattispecie di spaccio di droga di lieve entità. I giudici hanno confermato la condanna, evidenziando che la quantità di sostanze (cocaina, hashish, marijuana, con 132,97 dosi medie singole di cocaina) e le modalità organizzative (vendita dall'abitazione e approvvigionamento da terzi) escludevano la lieve entità. L'imputata deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Lieve entità nello spaccio di droga: no al taglio pena
L'Imputato è stato condannato a quattro anni di reclusione e ventimila euro di multa per la detenzione di oltre 300 dosi di cocaina, già suddivise e nascoste in un garage. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento della fattispecie di lieve entità nello spaccio di droga. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'elevato quantitativo di sostanza e le concrete modalità di conservazione dimostrano un'attività organizzata e non occasionale. Di conseguenza, la condanna diventa definitiva e l'Imputato deve versare tremila euro alla Cassa delle Ammende oltre a pagare le spese processuali.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: mille dosi e assoluzione
La Procura ha impugnato l'assoluzione di un passeggero trovato a bordo di un treno con oltre 76 grammi di hashish, pari a circa 1033 dosi singole. Il giudice di primo grado aveva ritenuto la sostanza destinata a uso personale per l'assenza di strumenti di spaccio. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la detenzione di sostanze stupefacenti in quantitativi così elevati richiede una rigorosa verifica delle capacità economiche del possessore e delle ragioni dell'ingente scorta.
Continua »
Spaccio di lieve entità: quantità e contanti negano la riduzione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un uomo per detenzione illecita di sostanze stupefacenti, respingendo la richiesta difensiva di qualificare il reato come spaccio di lieve entità. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto nell'abitazione dell'imputato circa 35 grammi di eroina (pari a 194 dosi) e oltre 20 grammi di cocaina (pari a 102 dosi), insieme a un bilancino di precisione, strumenti per il confezionamento e 1.040 euro in contanti nascosti. I giudici hanno escluso la minore gravità del fatto e l'attenuante del danno di speciale tenuità, evidenziando il numero elevato di dosi, la pronta commerciabilità della droga e la disponibilità di strumenti professionali per il taglio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile con condanna alle spese.
Continua »
Prescrizione del reato: annullata la condanna per droga
L'Imputato veniva condannato dai giudici di merito per la detenzione di oltre duecento grammi di marijuana, destinata allo spaccio viste le cinquecento dosi ricavabili. La condanna iniziale applicava le pene previste prima della riforma sulle droghe leggere. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la rideterminata della pena alla luce delle decisioni della Corte Costituzionale. La Suprema Corte ha riscontrato l'errore nel calcolo della pena base. Tuttavia, accertato il trascorrere del tempo e il superamento dei limiti edittali, i giudici hanno dichiarato la prescrizione del reato. La sentenza di condanna è stata annullata senza rinvio, azzerando ogni sanzione penale e pecuniaria a carico dell'Imputato.
Continua »
Droga e fatto di lieve entità: 192 grammi escludono lo sconto
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione dopo la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti. Le Forze dell'Ordine lo avevano arrestato in flagranza con 192 grammi di cocaina, equivalenti a 1048 dosi medie singole. La difesa richiedeva il riconoscimento dell'attenuante del fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'elevata quantità di droga supera ogni ragionevole limite ed esclude automaticamente il fatto di lieve entità, rendendo irrilevante qualsiasi altro elemento favorevole. L'Imputato deve quindi pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Fatto di lieve entità: quando le troppe dosi negano lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata a quattro anni di reclusione per violazione della legge sugli stupefacenti. La ricorrente chiedeva la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità, sostenendo che la condotta fosse meno grave. I giudici hanno respinto la richiesta poiché l'elevato numero di dosi medie singole ricavabili dalla sostanza sequestrata escludeva la minima offensività del fatto. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: uso personale o spaccio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per la detenzione di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto nella sua camera da letto 13,60 grammi di marijuana, equivalenti a 47 dosi medie singole, insieme a strumenti per il confezionamento e il frazionamento della droga. La difesa sosteneva l'uso personale, invocando il proscioglimento. Tuttavia, i giudici hanno confermato che la presenza di strumenti di taglio e confezionamento esclude l'uso personale, provando l'attività di spaccio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
Continua »
Particolare tenuità del fatto: negata con 360 dosi di droga
L'Imputato è stato condannato per la detenzione illecita di marijuana, da cui erano ricavabili oltre 360 dosi medie singole. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'elevato quantitativo di droga sequestrato e il pericolo per la collettività escludono la particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Detenzione di sostanze stupefacenti: quando la scorta è spaccio
L'Imputato è stato condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio, dopo essere stato trovato in possesso di oltre 220 grammi di marijuana e hashish, equivalenti a più di 500 dosi singole, e di due bilancini di precisione. La difesa ha sostenuto l'uso personale e ha richiesto la riqualificazione del fatto come di lieve entità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che l'elevato dato ponderale della droga sequestrata esclude l'uso personale, poiché i cannabinoidi perdono efficacia nel tempo, rendendo irragionevole l'accumulo di scorte. Inoltre, la quantità di dosi ricavabili costituisce un elemento assorbente che impedisce il riconoscimento della lieve entità, dimostrando una condotta professionale e sistematica.
Continua »
Commisurazione della pena: quando il bilancino alza la condanna
Un uomo, condannato per spaccio di lieve entità, ha proposto ricorso lamentando la mancata giustificazione del giudice nel determinare una sanzione superiore al minimo di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la commisurazione della pena è stata ampiamente motivata. Il possesso di oltre 360 dosi di droga e di un bilancino di precisione dimostrano una seppur minima organizzazione dell'attività illecita. Questi elementi giustificano pienamente lo scostamento dal minimo edittale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha inflitto al ricorrente anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Spaccio di lieve entità: la cantina-deposito nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione e spaccio di stupefacenti. L'uomo custodiva in cantina circa 104 grammi di cocaina (pari a 438 dosi) e 19 grammi di marijuana. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità, sostenendo che il giudice non potesse basarsi solo sul peso della droga. La Suprema Corte ha invece confermato che l'elevata quantità di sostanza, unita alla diversità delle droghe e all'uso di una cantina come deposito organizzato, esclude lo spaccio di lieve entità. Il dato quantitativo può infatti assumere un valore decisivo e assorbente quando dimostra una circolazione non occasionale sul mercato. Di conseguenza, la condanna a quattro anni e un mese di reclusione è diventata definitiva.
Continua »
Speronamento e droga: c’è resistenza a pubblico ufficiale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per detenzione di cocaina a fini di spaccio, lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale. I due, intimati all'alt dai Carabinieri, avevano proseguito la marcia tentando di gettare la droga dal finestrino e speronando l'auto di servizio, ferendo un militare. La Suprema Corte ha confermato che la quantità di stupefacente (oltre 186 dosi) esclude l'uso personale. Inoltre, la condotta violenta integra perfettamente il reato di resistenza a pubblico ufficiale. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Spaccio di lieve entità: perché 521 dosi e contabilità lo escludono
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati in materia di stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto nella fattispecie di spaccio di lieve entità, sostenendo la minima efficacia drogante della sostanza. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando elementi ostativi insuperabili: il quantitativo sequestrato consentiva di ricavare ben 521 dosi medie singole e l'imputato teneva una vera e propria contabilità dell'attività illecita. Inoltre, la presenza di precedenti penali specifici e recenti ha legittimato il diniego delle circostanze attenuanti generiche. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Lieve entità: quando lo spaccio non è un fatto minore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a carico di due soggetti, rigettando la richiesta di riqualificazione del reato come lieve entità. L'attività non è stata considerata occasionale a causa del sequestro di oltre 700 dosi tra eroina e derivati, della stabilità dei canali di approvvigionamento e della presenza di una clientela fissa. La Suprema Corte ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche, evidenziando come la negazione della responsabilità di fronte a prove schiaccianti e la mancanza di un reale ravvedimento precludano benefici sulla pena.
Continua »
Ingente quantità di stupefacenti: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la detenzione di oltre tre chilogrammi di eroina. La difesa aveva contestato la sussistenza dell'aggravante per ingente quantità di stupefacenti e la recidiva solo in sede di legittimità. I giudici hanno ribadito che non è possibile sollevare questioni nuove in Cassazione se queste non sono state oggetto di gravame in appello. Inoltre, la qualità della sostanza, con un elevato principio attivo capace di generare oltre duemila dosi, giustifica pienamente l'applicazione dell'aggravante prevista dall'articolo 80 del Testo Unico sugli stupefacenti, confermando la pericolosità sociale della condotta.
Continua »