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Dosi Medie Singole

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28 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenzione di stupefacenti e connivenza: quando scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un'imputata trovata in possesso di ingenti quantitativi di marijuana e cocaina nella propria abitazione. La difesa ha tentato di derubricare la condotta a **detenzione di stupefacenti e connivenza** passiva, sostenendo che la droga appartenesse esclusivamente al convivente, il quale se ne era assunto la responsabilità. I giudici di merito e di legittimità hanno però respinto tale tesi, evidenziando come la varietà delle sostanze, le modalità di occultamento e i precedenti penali della donna indicassero una partecipazione attiva nella gestione dell'illecito. La sentenza ribadisce che la determinazione della pena, se contenuta entro i limiti medi edittali, non richiede una motivazione analitica eccessiva, confermando la legittimità del trattamento sanzionatorio applicato.
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Detenzione ai fini di spaccio: 227 dosi confermano la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo trovato in possesso di sostanze stupefacenti, rigettando il ricorso per detenzione ai fini di spaccio. La difesa sosteneva l'uso personale, ma i giudici hanno valorizzato elementi oggettivi insuperabili. In particolare, il sequestro ha riguardato un quantitativo pari a 227 dosi medie singole, già suddivise e pronte per la distribuzione. La mancanza di redditi leciti dell'imputato e le modalità di conservazione della sostanza in luoghi pubblici hanno rafforzato il convincimento della finalità di cessione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché privo di specificità, limitandosi a riproporre questioni di merito già risolte nei precedenti gradi di giudizio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione ai fini di spaccio: il confine tra uso e cessione.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione ai fini di spaccio. L'imputato era stato trovato in possesso di oltre 600 dosi medie singole di hashish e marijuana. Durante il controllo, il soggetto aveva tentato di disfarsi di un panetto da 100 grammi gettandolo dalla finestra. La difesa sosteneva l'uso personale, citando il percorso di recupero presso il SERT. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che la dipendenza dichiarata riguardava la cocaina, sostanza diversa da quella sequestrata. La quantità elevata, la varietà delle droghe e la condotta elusiva hanno confermato la finalità di cessione a terzi.
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Recidiva: quando l’aggravante è illegittima
La Corte di Cassazione ha analizzato il ricorso di un soggetto condannato per la coltivazione di 80 piante di marijuana, da cui erano ricavabili oltre 8000 dosi. Sebbene la qualificazione del reato come spaccio ordinario sia stata confermata a causa dell'organizzazione del sistema di irrigazione e dell'entità del raccolto, la Suprema Corte ha accolto il motivo relativo alla recidiva. I giudici hanno stabilito che l'applicazione di tale aggravante richiede una motivazione specifica e individualizzata, non potendo basarsi su formule stereotipate, specialmente quando i precedenti penali sono remoti nel tempo e di natura diversa rispetto al nuovo reato contestato.
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Inutilizzabilità consulenza tecnica e stupefacenti
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un soggetto condannato per detenzione di ingenti quantitativi di marijuana. La difesa lamentava l'inutilizzabilità consulenza tecnica a causa del mancato avviso al difensore durante le operazioni di campionatura. La Suprema Corte ha stabilito che la violazione delle norme sulla campionatura finalizzata alla distruzione non inficia la validità dell'accertamento tecnico principale, specialmente in assenza di una specifica previsione di nullità e data la scelta del rito abbreviato. Inoltre, è stata respinta la richiesta di riqualificazione del reato in 'lieve entità' dato il possesso di oltre 100 kg di sostanza.
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Lieve entità e spaccio: quando viene esclusa?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio, rigettando la richiesta di applicazione della lieve entità. Il ricorrente era stato trovato in possesso di hashish e marijuana sufficienti per 2600 dosi medie singole, oltre a strumenti per il taglio e il confezionamento. La Suprema Corte ha stabilito che l'elevato numero di dosi e la disponibilità di attrezzature specifiche indicano un inserimento stabile nel circuito dello spaccio, rendendo il fatto incompatibile con la nozione giuridica di lieve entità.
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Lieve entità e spaccio: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione illecita di stupefacenti, negando l'applicazione della lieve entità per un sequestro di 100 grammi di marijuana. I giudici hanno rilevato che il numero di dosi ricavabili (530) e l'inserimento dell'imputato in una rete di spaccio strutturata escludono la natura occasionale della condotta. La decisione ribadisce che la valutazione sulla gravità del fatto deve essere globale, includendo mezzi, modalità e capacità diffusiva della sostanza.
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Lieve entità: quando lo spaccio non è attenuato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti, rigettando la richiesta di riconoscimento della **lieve entità**. Il ricorrente era stato trovato in possesso di 11 grammi di crack e 256 grammi di hashish, quantitativi giudicati non trascurabili per numero di dosi ricavabili (oltre 4.200). La Corte ha inoltre negato la prevalenza delle attenuanti generiche a causa dei numerosi precedenti penali del soggetto, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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