La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per gravi reati, tra cui i maltrattamenti in famiglia ai danni della compagna. Il punto centrale della decisione riguarda la nozione di convivenza. I giudici hanno stabilito che per configurare il reato di maltrattamenti in famiglia non è necessaria una coabitazione continua e tradizionale. Anche una frequentazione assidua, come dormire a casa della vittima fino a cinque notti a settimana, è sufficiente se basata su un progetto di vita comune, seppur anomalo. La Corte ha inoltre ritenuto irrilevante la successiva ritrattazione della vittima, attribuendola alla paura, e ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, rendendo la condanna definitiva.
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