La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per aver violato ripetutamente le prescrizioni imposte. In particolare, il soggetto non aveva risposto al citofono durante i controlli notturni delle forze dell'ordine e, in un'altra occasione, si trovava a quattro chilometri da casa a ridosso dell'orario di rientro obbligatorio. La Suprema Corte ha respinto la tesi difensiva dell'assunzione di farmaci soporiferi, poiché priva di prove, e ha negato l'applicazione della continuazione tra i reati, evidenziando che le violazioni, distanziate nel tempo, rappresentavano autonome decisioni criminose e non un unico disegno programmato. Il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese.
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