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Donazione Indiretta

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130 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Donazione indiretta: nessun rimborso del prezzo pagato
Un uomo ha pagato parte del prezzo per l'acquisto di un immobile intestato alla propria partner durante la loro relazione sentimentale. Terminato il rapporto, l'uomo ha citato in giudizio la donna per ottenere la restituzione del denaro versato, invocando l'ingiustificato arricchimento di lei. La donna ha sostenuto che l'esborso costituisse un regalo spontaneo legato al legame affettivo. I giudici di merito hanno qualificato l'atto come donazione indiretta, respingendo la richiesta di rimborso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che pagare anche solo una quota del prezzo per l'acquisto di una casa altrui configura una valida donazione indiretta, purché sussista il nesso causale tra denaro fornito e acquisto del bene.
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Azione revocatoria ordinaria: usufrutto al figlio
La Corte d'Appello ha confermato l'azione revocatoria ordinaria contro un atto di acquisto immobiliare in cui il debitore aveva riservato per sé la nuda proprietà e intestato l'usufrutto al figlio minore. La decisione sottolinea che anche un credito litigioso legittima la revoca e che l'impoverimento qualitativo del patrimonio del debitore integra il danno ai creditori.
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Donazione indiretta: quando il Fisco perde e non raddoppia le tasse
Un padre stipula un preliminare per l'acquisto di una quota immobiliare, riservandosi di nominare un terzo. Al rogito, nomina il figlio per la nuda proprietà, pagando l'intero prezzo tramite compensazione di crediti. L'Amministrazione Finanziaria riqualifica l'operazione come una donazione indiretta dal padre al figlio, applicando l'imposta di donazione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del figlio. I giudici chiariscono che l'imposta sulle donazioni non si applica alle liberalità collegate a trasferimenti immobiliari se l'atto sconta già l'imposta di registro proporzionale o l'IVA, ai sensi dell'art. 1, comma 4-bis, del D.Lgs. 346/1990. Di conseguenza, la donazione indiretta non è tassabile e l'avviso di liquidazione viene annullato sul punto.
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Donazione indiretta: l’appartamento del padre divide i figli
La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi relativi a una disputa ereditaria tra fratelli riguardante l'acquisto di quattro appartamenti. Il padre aveva stipulato una permuta di un terreno riservandosi di nominare la figlia come acquirente degli immobili realizzati dal costruttore. La Corte d'Appello ha qualificato l'operazione come donazione indiretta, ordinando agli eredi della figlia di conferire i beni all'eredità. La Cassazione ha confermato che la donazione indiretta non richiede la forma solenne dell'atto pubblico con testimoni. Inoltre, ha chiarito che l'obbligo di conferimento consente agli eredi di scegliere tra la restituzione fisica dei beni o l'imputazione del loro valore economico, rigettando ogni richiesta di nullità.
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Donazione indiretta: la testimonianza dei parenti è valida
Una complessa lite familiare tra quattro fratelli riguarda la divisione dell'eredità paterna e l'obbligo di rimettere nella massa comune alcuni immobili acquistati in vita. La Corte d'Appello aveva escluso che l'acquisto di due appartamenti da parte di uno dei fratelli costituisse una donazione indiretta del padre, ritenendo che il denaro provenisse da un prestito della madre e dichiarando inattendibili i testimoni solo perché parenti. La Cassazione ha accolto il ricorso principale, stabilendo che il legame di parentela non rende automaticamente inattendibile un testimone. Inoltre, ha sanzionato il giudice d'appello per aver introdotto d'ufficio la tesi del prestito materno, mai allegata dal diretto interessato. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Agevolazioni prima casa: l’1% di nuda proprietà blocca il bonus
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca delle agevolazioni prima casa a un contribuente che aveva acquistato un nuovo immobile nel 2019. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato il beneficio poiché l'acquirente possedeva già, dal 2005, una quota dell'1% della nuda proprietà di un altro appartamento, acquistato anch'esso usufruendo dei medesimi sconti fiscali. Il contribuente sosteneva che tale precedente acquisto fosse una donazione indiretta dei genitori e che la quota fosse troppo esigua per bloccare le nuove agevolazioni prima casa. I giudici hanno invece stabilito che, per la legge tributaria, anche il possesso di una quota minima (pari all'1%) di nuda proprietà, se acquistata in passato con i benefici fiscali, impedisce tassativamente di usufruire nuovamente dell'aliquota agevolata per un successivo acquisto, a meno che il vecchio immobile non venga venduto entro i termini di legge.
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Donazione obnuziale: la Cassazione esige la forma scritta
Nello scioglimento di una comunione ereditaria tra fratelli, sorge una controversia su due elargizioni in denaro effettuate in vita dal padre a favore di un figlio per l'acquisto di una casa in vista del matrimonio e di un'auto. La Corte d'Appello qualifica l'elargizione per la casa come donazione obnuziale e l'altra come donazione ordinaria, applicando il principio nominalistico senza rivalutazione. La Cassazione accoglie il ricorso dei coeredi rilevando che, in assenza della forma scritta richiesta ad substantiam (a pena di nullità), tali elargizioni non possono essere qualificate come donazioni dirette o obnuziali. La Suprema Corte cassa la sentenza con rinvio, imponendo di riconsiderare la natura delle elargizioni e le modalità di ricostruzione del patrimonio ereditario.
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Onere della prova nel mutuo: prestito o regalo in famiglia
Un uomo riceve dal padre un credito derivante da un presunto prestito fatto ai figli di quest'ultimo per acquistare un immobile. Il Cessionario chiede la restituzione della somma, ma I Figli sostengono che si trattasse di una donazione indiretta. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Cessionario. La Corte stabilisce che la semplice consegna di denaro non basta a pretendere la restituzione. Chi agisce in giudizio deve dimostrare l'onere della prova nel mutuo, provando non solo il passaggio di denaro, ma anche l'accordo di restituzione. La contestazione dei beneficiari non inverte questo onere.
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Rinuncia all’eredità: per la Cassazione è donazione indiretta
La vicenda nasce dal conflitto ereditario tra due fratellastri. Il Padre, escluso dal testamento della moglie che aveva nominato la Figlia erede universale, aveva rinunciato all'azione di riduzione. Alla morte del Padre, il Figlio Naturale ha impugnato questa scelta, sostenendo che la rinuncia del genitore costituisse una donazione indiretta a favore della Figlia, riducendo così il patrimonio ereditario spettante al Figlio Naturale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Figlio Naturale, stabilendo che la rinuncia consapevole all'azione di riduzione, mossa da spirito di liberalità, configura una donazione indiretta se arricchisce direttamente il beneficiario. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Conto cointestato: no alla donazione indiretta senza prove
Una madre ottiene un decreto ingiuntivo contro la figlia per la restituzione di quattro milioni di euro. Questa somma derivava dal disinvestimento di una polizza della madre, poi accreditata su un conto corrente cointestato a firma disgiunta. La figlia si oppone, sostenendo che il trasferimento costituisse una donazione indiretta. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della figlia, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Suprema Corte stabilisce che la semplice cointestazione di un conto corrente e il versamento di denaro proprio non bastano a dimostrare una donazione indiretta. È infatti indispensabile provare l'esistenza dell'animus donandi, ossia l'esclusivo intento di liberalità del proprietario del denaro. La figlia perde la causa e deve restituire la somma, oltre a pagare le spese legali.
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Donazione indiretta: l’atto notarile non salva il fratello erede
Una sorella ha chiesto la divisione dell'eredità del padre, contestando al fratello l'acquisto di un immobile intestato alla moglie di quest'ultimo ma pagato dal genitore. La Corte di Cassazione ha confermato che l'operazione costituisce una donazione indiretta dell'immobile e non del denaro. Di conseguenza, il fratello deve conferire nella massa ereditaria il valore dell'intero immobile al momento dell'apertura della successione. I giudici hanno chiarito che l'atto notarile non prova la provenienza del denaro e che il valore delle migliorie non può essere detratto senza prove precise. Il ricorso del fratello è stato rigettato, con condanna al pagamento delle spese legali calcolate sull'intero valore della massa ereditaria.
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Donazione indiretta: sì al calcolo ma via le spese del figlio
Una legittimaria agisce in giudizio contro i fratelli per ottenere la propria quota di riserva, contestando la simulazione di una compravendita e una donazione indiretta in favore di un fratello, al quale la madre aveva fornito denaro e suolo per costruire una casa. La Corte d'appello accerta la simulazione e calcola il valore della donazione indiretta considerando l'intero immobile costruito. La Cassazione accoglie parzialmente il ricorso del fratello donatario: pur confermando la simulazione della vendita, stabilisce che dal valore dell'immobile donato vanno detratti i costi sostenuti dal donatario per le rifiniture e la regolarizzazione urbanistica. La sentenza viene cassata con rinvio per ricalcolare l'esatto valore della donazione.
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Nullità della donazione: l’assegno è nullo senza il notaio
Gli eredi di un defunto hanno impugnato la vendita di due immobili a un conoscente, sostenendo che il prezzo fosse stato pagato con denaro regalato dallo stesso venditore tramite assegni. Hanno quindi chiesto la nullità della donazione per mancanza di atto pubblico. La Corte d'Appello ha dichiarato la nullità delle donazioni di denaro. La Cassazione ha confermato che il trasferimento di denaro tramite assegni costituisce una donazione diretta, soggetta a rigidi requisiti di forma, escludendo che si trattasse di donazione indiretta o remuneratoria. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del beneficiario limitatamente a una somma aggiuntiva, poiché la richiesta di restituzione di tale importo era stata avanzata dagli eredi tardivamente, violando il divieto di domande nuove nel processo. La causa è stata rinviata per una nuova decisione su questo specifico punto.
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Collazione di donazione indiretta: la casa cointestata va divisa
Il caso nasce dalla richiesta di un erede di determinare la propria quota di legittima. La madre e la sorella hanno eccepito che l'erede aveva acquistato un immobile e un garage con denaro fornito in vita dal padre, configurando una donazione indiretta. La Corte d'Appello ha stabilito l'obbligo di collazione di donazione indiretta limitatamente alla quota di metà dell'immobile intestata all'erede, escludendo la moglie in quanto estranea alla successione. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dell'erede. La Corte ha chiarito che l'acquisto di un bene con denaro del defunto costituisce donazione indiretta dell'immobile stesso e non del denaro. Di conseguenza, la collazione avviene per imputazione del valore della quota del bene al momento dell'apertura della successione, garantendo la parità tra i coeredi.
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Collazione ereditaria: i regali in vita non cancellano l’eredità
Alla morte della madre, l'asse ereditario era composto solo da un modesto conto corrente. Alcuni eredi hanno chiesto la divisione e la collazione ereditaria di un fondo d'investimento acquistato in vita dalla madre e poi intestato a due delle figlie. La Corte d'Appello ha qualificato l'operazione come donazione indiretta, ordinando il conguaglio a favore degli altri coeredi. Le due figlie hanno fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che non fosse stata proposta un'azione di riduzione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la collazione ereditaria opera automaticamente quando si chiede la divisione, purché vi sia un minimo patrimonio ereditario residuo (relictum), senza necessità di avviare un'azione di riduzione. Le ricorrenti sono state condannate a pagare le spese di giudizio.
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Donazione indiretta: conto cointestato senza notaio è valido
Una donna ha cointestato un conto corrente con un amico intimo, trasferendovi ingenti somme di denaro per consentirgli di ristrutturare un casale di sua proprietà. Successivamente, la donna ha richiesto la restituzione del denaro, sostenendo che i trasferimenti fossero donazioni nulle per mancanza di atto pubblico notarile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della donna, confermando che la cointestazione di un conto corrente con denaro proprio, effettuata con l'intenzione di arricchire l'altro per uno scopo specifico, costituisce una donazione indiretta. Questo tipo di operazione non richiede la forma solenne dell'atto pubblico, ma è valida se rispetta le forme del contratto bancario utilizzato. Di conseguenza, l'ex amico non deve restituire nulla e la donna è stata condannata a pagare le spese legali.
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Arricchimento senza causa: limiti al rimborso tra ex conviventi
Una coppia di conviventi acquista una casa in comproprietà al cinquanta per cento. L'ex convivente uomo paga l'intero prezzo e ristruttura l'immobile a proprie spese. Dopo la separazione, l'uomo occupa la casa in via esclusiva e la donna chiede la divisione e un'indennità di occupazione. L'uomo richiede indietro le somme spese per l'acquisto e i lavori. La Cassazione conferma che l'acquisto della casa è una donazione indiretta, ma accoglie il ricorso della donna sul calcolo dell'indennizzo per le ristrutturazioni. La Corte stabilisce che l'indennizzo per arricchimento senza causa deve essere calcolato confrontando la perdita subita da chi ha pagato con il reale arricchimento ottenuto dall'altro, senza superare quest'ultimo limite. La causa viene rinviata alla Corte d'Appello.
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Ricostruzione dell’asse ereditario: conti cointestati e calcoli errati
Alla morte del padre, si è aperta una disputa tra due fratelli per la ricostruzione dell'asse ereditario. Il secondo fratello ha contestato al primo di aver ricevuto ingenti somme dal genitore prima del decesso, attraverso prelievi e cointestazioni di conti correnti. I giudici di merito hanno qualificato tali operazioni come donazioni nulle per difetto di forma, addebitandole al primo fratello. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso di quest'ultimo, rilevando un errore di calcolo (duplicazione delle somme) commesso dalla Corte d'Appello nel conteggio dei passaggi di denaro tra i conti cointestati. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che andava ammesso il documento tardivo che provava la riscossione divisa di un credito d'imposta. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo calcolo dell'eredità.
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Patto fiduciario o regalo? La verità sull’intestazione all’ex
Un ex marito ha citato in giudizio l'ex moglie chiedendo il ritrasferimento di alcuni appartamenti a lei intestati, sostenendo l'esistenza di un patto fiduciario. A sostegno della sua tesi, ha presentato una dichiarazione scritta in cui la donna riconosceva che gli immobili erano stati acquistati con denaro dell'uomo e a lei intestati solo per motivi fiscali. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, qualificando l'operazione come donazione indiretta, poiché la scrittura non conteneva alcun obbligo di ritrasferimento dei beni. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dell'ex marito. La Suprema Corte ha chiarito che, in assenza di un impegno formale a restituire o ritrasferire l'immobile, la semplice ammissione di aver ricevuto il denaro per l'acquisto configura una liberalità e non un patto fiduciario.
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Donazione indiretta: la farmacia di famiglia tra regalo e debito
Una complessa disputa familiare sorge dopo la morte della Madre per la divisione dell'eredità. La Figlia chiede lo scioglimento della comunione e la collazione dei beni donati in vita, tra cui una farmacia ceduta al fratello. La Corte d'Appello esclude la farmacia ritenendo mancasse la prova dell'intenzione di donare. La Cassazione accoglie il ricorso della Figlia: i giudici di secondo grado hanno ignorato una confessione scritta del fratello che ammetteva di non aver pagato nulla. La Suprema Corte stabilisce che si può configurare una donazione indiretta anche se vi sono stati pagamenti parziali, e che la confessione stragiudiziale andava valutata. La sentenza viene cassata con rinvio alla Corte d'Appello di Venezia per un nuovo esame.
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