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Domanda Ultratardiva

27 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

È la domanda di ammissione al passivo di un fallimento presentata oltre il termine di un anno dalla dichiarazione di fallimento. Può essere ammessa solo se il creditore dimostra che il ritardo non è a lui imputabile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ammissione al passivo ultratardiva: il ritardo del creditore è fatale
Una società ha acquisito un credito da una banca in liquidazione coatta amministrativa. La società debitrice è fallita. Il creditore ha presentato una domanda ultratardiva per l'ammissione al passivo del fallimento. Il Tribunale ha respinto la richiesta, poiché il creditore non ha dimostrato una causa giustificata per il ritardo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della società creditrice. Il ritardo nella presentazione della domanda ultratardiva non era imputabile a cause esterne, specialmente considerando la natura professionale del creditore e l'invio della comunicazione di fallimento alla banca originaria prima della cessione del credito.
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Insinuazione tardiva al passivo: TFR negato per inerzia
Un lavoratore dipendente ha subito il licenziamento da parte del curatore fallimentare. Dopo circa due anni dalla risoluzione del rapporto lavorativo, il dipendente ha presentato la domanda di insinuazione tardiva al passivo per ottenere il trattamento di fine rapporto. Il tribunale ha dichiarato la richiesta inammissibile a causa del ritardo non giustificato. Il dipendente ha impugnato la decisione sostenendo che i crediti maturati dopo l'apertura del fallimento non fossero soggetti a limiti temporali. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità della richiesta. Il lavoratore conosceva la procedura concorsuale e non ha fornito alcuna prova che giustificasse la prolungata inerzia nell'attivare la tutela del proprio credito.
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Domanda ultratardiva al passivo: conta il ritardo incolpevole
Un istituto di credito ha presentato una domanda ultratardiva al passivo per recuperare un credito derivante da mutuo ipotecario. Il creditore non aveva ricevuto l'avviso formale della procedura, ma era a conoscenza del fallimento da quasi un anno prima di depositare l'istanza. Il Tribunale ha inizialmente accolto la richiesta della banca ritenendo giustificato il ritardo per la mancanza di notifica iniziale. La Curatela fallimentare ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata valutazione del tempo trascorso dopo l'effettiva notizia del fallimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice deve verificare in concreto se il ritardo della domanda ultratardiva al passivo sia dipeso da causa non imputabile al creditore, valutando la ragionevolezza del tempo impiegato per agire.
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Insinuazione ultratardiva al passivo: onere prova
Una società creditrice ha presentato una domanda di insinuazione ultratardiva al passivo fallimentare per recuperare un credito derivante da un contratto di locazione finanziaria. Il Tribunale ha accolto la richiesta ritenendo non provata la conoscenza tempestiva del fallimento da parte della creditrice, dato il mancato invio dell'avviso da parte della curatela. La Curatela fallimentare ha impugnato il provvedimento in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Fallimento, precisando che il creditore ha un rigoroso onere di provare non solo l'impedimento iniziale, ma anche l'assenza di colpa per tutta la durata dell'inerzia successiva fino al deposito dell'istanza.
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Insinuazione tardiva al passivo: stop ai ritardi degli enti
L'Ente Previdenziale ha presentato una domanda di insinuazione tardiva al passivo per recuperare oltre settecentomila euro di contributi omessi da una società fallita. L'istanza è giunta oltre il termine di un anno dal decreto di esecutività dello stato passivo. L'Ente ha giustificato il ritardo sostenendo di aver appreso l'omissione contributiva solo dopo un verbale ispettivo tardivo e invocando la complessità della propria struttura amministrativa. I giudici hanno respinto la richiesta. L'Ente conosceva già il fallimento avendo depositato precedenti richieste tempestive. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità della domanda: la disorganizzazione interna o i tempi lunghi di accertamento non giustificano il mancato rispetto dei termini di legge.
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Domanda ultratardiva: la conoscenza di fatto cancella il credito
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo del fallimento di una società per un credito di 50.000 euro relativo all'attività di attestatore. Il giudice ha rigettato l'istanza definendola come domanda ultratardiva. Il professionista ha eccepito la mancata ricezione dell'avviso ufficiale ai creditori. Tuttavia, la curatela ha dimostrato che il creditore era a conoscenza del fallimento da molti mesi prima del deposito del ricorso. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità della richiesta. Il principio stabilito prevede che, sebbene il mancato avviso esoneri inizialmente il creditore, la prova della conoscenza effettiva del fallimento fa decorrere l'onere di attivarsi tempestivamente. Un ritardo ingiustificato di nove mesi esclude la non imputabilità del ritardo.
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Insinuazione tardiva al passivo: il ritardo costa caro
Una società creditrice, parte di un'associazione di imprese, ha presentato una domanda di insinuazione tardiva al passivo ben sette anni dopo la dichiarazione di fallimento della capogruppo mandataria. La richiesta riguardava somme incassate dalla curatela tramite l'escussione di una fideiussione. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la domanda perché proposta oltre un anno e mezzo dopo che la creditrice era venuta a conoscenza dell'incasso. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che per l'insinuazione tardiva al passivo dei crediti sorti durante la procedura il creditore deve attivarsi tempestivamente non appena cessa l'impedimento. La Suprema Corte ha inoltre condannato la ricorrente per lite temeraria a causa dell'infondatezza del ricorso.
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Domanda di insinuazione ultratardiva: conoscenza di fatto batte avviso
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una banca che aveva presentato una domanda di insinuazione ultratardiva in un fallimento. La banca sosteneva che il ritardo fosse giustificato dalla mancata ricezione dell'avviso formale di apertura della procedura. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che la banca aveva avuto conoscenza effettiva del fallimento anni prima, essendo intervenuta in un'altra procedura esecutiva sullo stesso immobile in cui era già presente il curatore fallimentare. Questa consapevolezza di fatto rende il ritardo colpevole e la domanda inammissibile. La conoscenza effettiva prevale sulla notifica formale.
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Domanda ultratardiva: sequestro penale non salva il creditore
Una società creditrice ha presentato una domanda ultratardiva per recuperare un proprio impianto industriale dal fallimento di un'altra azienda. La società ha giustificato il ritardo di anni con la scusa che l'impianto era sotto sequestro penale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Secondo i giudici, il sequestro non costituiva una 'causa non imputabile' che impedisse di agire. La società era a conoscenza del fallimento da tempo e avrebbe dovuto presentare la domanda tempestivamente, anche con riserva, per tutelare i propri diritti. Il ritardo è stato quindi considerato colpevole, con la conseguente perdita del diritto a riavere il bene.
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Domanda ultratardiva: banca perde il credito per un ritardo di 8 mesi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la domanda ultratardiva di ammissione al passivo presentata da una Banca. L'istituto di credito aveva atteso otto mesi prima di insinuare un credito ipotecario, dopo la rimozione dell'ostacolo che glielo impediva. Secondo la Corte, il creditore che presenta una domanda con grande ritardo ha l'onere di provare non solo la causa esterna che ha generato l'impedimento iniziale, ma anche di aver agito con 'immediata reazione' una volta cessato tale impedimento. Un ritardo di otto mesi è stato giudicato irragionevole e non giustificato, comportando la perdita della possibilità per la Banca di recuperare il suo credito con privilegio nella procedura fallimentare.
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Domanda Ultratardiva: Credito Post-Fallimento non Salva dal Ritardo
Un'azienda presenta una domanda ultratardiva per recuperare crediti sorti dopo la dichiarazione di fallimento di un'altra società con cui aveva un contratto. La Cassazione respinge il ricorso, affermando un principio cruciale: anche per i crediti sorti dopo il fallimento, la domanda ultratardiva è ammissibile solo se il creditore dimostra che il ritardo è dovuto a una causa a lui non imputabile. Il creditore deve agire in un 'termine ragionevole' da quando il credito sorge. In questo caso, l'eccessivo tempo trascorso tra la conoscenza del fallimento e la presentazione della domanda ha reso il ritardo colpevole, determinando l'inammissibilità della richiesta di pagamento.
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TFR e fallimento: la domanda ultratardiva blocca il pagamento
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di alcuni ex lavoratori che avevano presentato una domanda ultratardiva di ammissione al passivo per il loro TFR. Sebbene il credito fosse sorto durante la procedura fallimentare, i lavoratori hanno agito con quasi tre anni di ritardo ingiustificato. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: anche i crediti sorti in funzione della procedura devono rispettare i termini previsti. Il ritardo è scusabile solo in caso di impossibilità assoluta e non per mera inerzia. La richiesta dei lavoratori è stata quindi rigettata per tutelare la certezza e la rapidità delle procedure concorsuali.
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Domanda ultratardiva: fornitura non pagata diventa danno risarcibile
Un'azienda fornitrice consegna merce a un cliente che fallisce subito dopo. La prima richiesta di pagamento viene respinta. Successivamente, l'azienda presenta una domanda ultratardiva non più per il pagamento, ma per il risarcimento del danno, poiché la merce è sparita e non può essere restituita. Il Tribunale la considera una duplicazione della prima e la dichiara inammissibile. La Cassazione ribalta la decisione, chiarendo che la seconda domanda è diversa dalla prima sia nell'oggetto (petitum) sia nella causa giuridica (causa petendi). Pertanto, la domanda ultratardiva è ammissibile e deve essere esaminata nel merito.
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Domanda ultratardiva: quando il ritardo è imputabile
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una domanda ultratardiva presentata da un'associazione di tutela. Sebbene il curatore non avesse inviato l'avviso formale di fallimento, è stato provato che i creditori avevano avuto conoscenza effettiva della procedura durante un precedente processo penale. La Corte ha stabilito che la prova della conoscenza reale del fallimento rende il ritardo imputabile al creditore, precludendo l'ammissione tardiva al passivo.
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Domanda ultratardiva: la conoscenza del fallimento
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di una domanda ultratardiva per la rivendicazione di un immobile presentata da due fratelli nei confronti del fallimento di una società da loro stessi gestita. I ricorrenti sostenevano di aver appreso del fallimento solo tardivamente. La Corte ha respinto la loro tesi, stabilendo che la conoscenza effettiva della dichiarazione di fallimento, dimostrata dalla notifica di un precedente atto di precetto, è sufficiente a far decorrere i termini. Di conseguenza, il ritardo nella presentazione della domanda non era giustificato e la richiesta è stata dichiarata inammissibile.
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Domanda ultratardiva: quando è inammissibile?
Una società di gestione crediti ha presentato una domanda ultratardiva di ammissione al passivo fallimentare per un'indennità di occupazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del tribunale. La motivazione si basa sul fatto che il ricorrente non ha contestato una delle due autonome ragioni della decisione di merito, la quale riteneva la domanda inammissibile perché presentata quasi un anno dopo la cessazione della causa impeditiva, senza una valida giustificazione per tale ritardo.
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Azione revocatoria: effetti sulla cessione d’azienda
Un ente sanitario locale ha erroneamente richiesto la restituzione di un pagamento indebito al fallimento di una società, dopo che la cessione d'azienda a un terzo era stata colpita da azione revocatoria. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che l'azione revocatoria non comporta la 'retrocessione' del bene e che il diritto alla restituzione sorge verso chi ha materialmente ricevuto il pagamento.
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Crediti prededucibili: il termine per l’insinuazione
Un Comune ha presentato con 11 mesi di ritardo una domanda di insinuazione per crediti prededucibili (sanzioni e interessi IMU) verso una società in amministrazione straordinaria. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, stabilendo che, sebbene non esista un termine fisso, il creditore deve agire in un tempo ragionevole. Un ritardo ingiustificato viene considerato 'colpevole' e comporta l'inammissibilità della richiesta, la cui valutazione spetta al giudice di merito.
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Domanda ultratardiva: negligenza del cedente ricade sul cessionario
Una società di gestione crediti presentava una domanda ultratardiva di ammissione al passivo fallimentare, sostenendo che il ritardo non fosse a lei imputabile. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo che il cessionario di un credito subentra nella stessa posizione del cedente, ereditandone anche la negligenza pregressa e le conseguenti preclusioni processuali. La domanda è stata quindi ritenuta inammissibile.
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Domanda ultratardiva: quando è troppo tardi?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti per la presentazione di una domanda ultratardiva di ammissione al passivo fallimentare. Un creditore, dopo un primo rigetto, aveva tentato di giustificare il ritardo con una nuova motivazione in sede di opposizione. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che le cause di non imputabilità del ritardo devono essere allegate sin dall'inizio e non possono essere modificate nel corso del procedimento, poiché ciò altererebbe l'oggetto del giudizio.
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