LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Domanda Riconvenzionale

Pagina 44 di 40

1729 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Compensazione giudiziale: quando la chiede il cliente
Un correntista cita in giudizio la propria banca per interessi illegittimi, chiedendo la compensazione giudiziale con il debito vantato dalla banca. La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso del cliente, confermando che i giudici di merito hanno correttamente disposto la compensazione, proprio perché richiesta dall'attore sin dal primo grado, anche in assenza di una domanda riconvenzionale della controparte.
Continua »
Successione del socio: prova tardiva in appello
La Corte d'Appello di Napoli ha respinto l'appello di un creditore, socio unico di una società cancellata, per non aver provato in primo grado la sua successione del socio nel credito. La Corte ha ritenuto inammissibile la documentazione prodotta per la prima volta in appello, confermando la mancanza di legittimazione ad agire dell'appellante. La decisione sottolinea il rigoroso divieto di presentare nuove prove nel secondo grado di giudizio.
Continua »
Notifica ricorso Cassazione: prova e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a causa della mancata produzione della prova della notifica via PEC. Il caso, originato da una controversia su un contratto preliminare di vendita immobiliare, evidenzia il rigore formale richiesto per gli atti telematici. La Suprema Corte sottolinea che l'omesso deposito dei file .eml o .msg, attestanti l'invio e la ricezione della notifica, equivale a una notificazione inesistente, non sanabile, determinando la chiusura del processo e una sanzione pecuniaria per il ricorrente.
Continua »
Ricognizione di debito: onere della prova sull’agente
Un agente di commercio aveva sottoscritto una dichiarazione in cui si assumeva la responsabilità per ordini non andati a buon fine. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale atto non costituisce un patto di 'star del credere' vietato, ma una valida ricognizione di debito. Di conseguenza, spetta all'agente, e non all'azienda preponente, l'onere di provare l'inesistenza del debito sottostante, invertendo così il principio probatorio ordinario.
Continua »
Domanda riconvenzionale: limiti di ammissibilità
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una domanda riconvenzionale (nella forma di 'reconventio reconventionis') presentata da un ex agente. La domanda, relativa a crediti derivanti dal rapporto di agenzia, è stata ritenuta priva di connessione sia con la pretesa iniziale basata su un accordo conciliativo, sia con la domanda riconvenzionale della controparte per concorrenza sleale, stabilendo un importante principio sui limiti di nuove domande nel processo.
Continua »
Delibera condominiale: impugnazione e termini
La Corte di Cassazione chiarisce che una delibera condominiale successiva, che si limita ad attuare una decisione precedente non impugnata, non può essere contestata per vizi che avrebbero dovuto essere sollevati contro la prima. Nel caso di specie, alcuni condomini avevano impugnato la delibera di ripartizione delle spese per la riparazione dell'impianto di riscaldamento centralizzato, sostenendo che una decisione ancora precedente ne avesse deliberato la dismissione. La Corte ha respinto il ricorso, evidenziando che i condomini avrebbero dovuto impugnare la delibera intermedia che, di fatto, aveva revocato la dismissione e approvato la riparazione. Non avendolo fatto nei termini di legge, tale decisione era divenuta definitiva e vincolante.
Continua »
Appello inammissibile: quando manca l’interesse ad agire
Una società immobiliare ha impugnato una sentenza che, pur respingendo una domanda riconvenzionale della banca avversaria, lo faceva per motivi procedurali e non di merito. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'appello inammissibile, ribadendo che non si può impugnare una decisione favorevole. La parte che vince, anche se per ragioni diverse da quelle sperate, non ha interesse ad agire e quindi non può presentare un appello inammissibile.
Continua »
Pegno di titoli: doveri del custode e buona fede
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un investitore contro una banca per la svalutazione di azioni date in pegno di titoli. La Corte ha ritenuto che la domanda, incentrata sulla violazione dei doveri di custodia e buona fede, fosse nuova rispetto a quelle presentate nei gradi di merito, che contestavano l'esistenza stessa del pegno.
Continua »
Domanda nuova in opposizione a decreto: la Cassazione
Una società finanziaria, dopo aver ottenuto un decreto ingiuntivo contro un ente pubblico, si vede opporre il decreto per insussistenza del credito. In risposta, la società propone una domanda subordinata di risarcimento danni. La Corte di Cassazione, riformando le precedenti decisioni, stabilisce l'ammissibilità della domanda nuova in opposizione a decreto ingiuntivo, anche senza una riconvenzionale dell'opponente, purché la nuova domanda sia connessa alla stessa vicenda sostanziale del ricorso monitorio.
Continua »
Storno provvigioni: quando è legittimo richiederle?
Il Tribunale di Milano ha confermato la legittimità della richiesta di restituzione di somme da parte di una società preponente nei confronti del suo agente. La sentenza chiarisce che lo storno provvigioni è valido se previsto contrattualmente e se l'affare per cui erano state anticipate non va a buon fine per cause non imputabili al preponente. L'agente, che non ha fornito prove specifiche sull'illegittimità degli storni, ha visto respinte la sua opposizione e le domande riconvenzionali, inclusa quella per l'indennità di fine rapporto, giudicata tardiva.
Continua »
Comodato precario: figlio deve lasciare la casa?
La Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito: il figlio adulto deve restituire la casa concessa in comodato precario dai genitori. Non rileva il suo stato di bisogno, poiché l'uso gratuito dell'immobile era un atto di generosità volontaria, non l'adempimento di un obbligo di mantenimento.
Continua »
Garanzia fideiussoria preliminare: la decisione
L'appello di una società costruttrice è stato respinto perché la garanzia fideiussoria preliminare offerta è stata ritenuta inadeguata. La Corte di Cassazione ha confermato che sia l'importo che l'affidabilità della fideiussione sono essenziali per adempiere agli obblighi contrattuali in un accordo di permuta immobiliare, giustificando la risoluzione del contratto per inadempimento della società.
Continua »
Principio di non contestazione: la difesa del condominio
Una società di traslochi subisce danni ai propri furgoni a causa di calcinacci caduti da un edificio. Poiché il condominio convenuto non ha mai negato la proprietà dei frontalini da cui sono caduti i detriti, la Corte di Cassazione, applicando il principio di non contestazione, ha stabilito che la titolarità del bene doveva considerarsi provata. La sentenza di merito, che aveva richiesto all'attore tale prova, è stata annullata.
Continua »
Garanzia vizi subappalto: quando agire contro di lui
Una società subappaltatrice ottiene un'ingiunzione di pagamento per lavori di tinteggiatura. La società appaltatrice si oppone, lamentando gravi difetti nell'opera. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, chiarisce i principi della garanzia vizi subappalto, affermando che l'appaltatore ha il diritto di agire contro il subappaltatore non appena il committente principale contesta i lavori, senza dover attendere un'azione legale. La Corte sottolinea inoltre che la fattura non è prova sufficiente del credito e che le eccezioni respinte in primo grado devono essere riproposte con appello incidentale.
Continua »
Revoca affidamenti bancari: la giusta causa va detta
La Cassazione ha stabilito che nella revoca affidamenti bancari per giusta causa, la banca deve comunicare esplicitamente la motivazione. Un recesso immotivato, anche se fondato su ragioni note al cliente (come un procedimento penale), viola i principi di buona fede e correttezza, rendendo la revoca illegittima. La sentenza annulla la decisione d'appello che aveva dato ragione all'istituto di credito.
Continua »
Legittimazione passiva nel concordato e usucapione
Una società in concordato preventivo agiva per ottenere la restituzione di alcuni immobili occupati senza titolo. La convenuta proponeva domanda riconvenzionale di usucapione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo la carenza di legittimazione passiva del concordato preventivo rispetto all'azione di usucapione, che andava proposta contro la società proprietaria. Ha inoltre ribadito che il danno da occupazione abusiva è un danno presunto, liquidabile in via equitativa.
Continua »
Interruzione usucapione: la difesa non basta
Un soggetto cita in giudizio gli eredi del proprietario catastale per ottenere il riconoscimento dell'usucapione su un magazzino. Anni dopo, avvia una seconda causa per l'usucapione dello stesso magazzino e del cortile annesso. Le corti di merito rigettano le domande, ritenendo che la costituzione in giudizio degli eredi nel primo procedimento avesse interrotto il decorso del tempo. La Corte di Cassazione cassa la sentenza, chiarendo che per l'interruzione usucapione non è sufficiente una mera difesa, ma è necessaria un'azione giudiziale volta al recupero materiale del bene. Inoltre, la riunione di più cause non ne comporta la fusione, dovendo il giudice pronunciarsi distintamente su ogni domanda.
Continua »
Contratto transitorio: quando è valido? Analisi
Un inquilino ha contestato un contratto di locazione transitorio, sostenendo fosse una simulazione per eludere la normativa sui contratti 4+4 e si è opposto a un'ingiunzione di pagamento. Il Tribunale di Milano ha respinto le sue richieste, confermando la validità del contratto transitorio data la comprovata esigenza del locatore e la consapevolezza dell'inquilino. L'ingiunzione di pagamento è stata confermata e l'inquilino condannato al rilascio dell'immobile e al pagamento delle spese legali.
Continua »
Risoluzione contratto di distribuzione: il caso
Una sentenza del Tribunale di Milano analizza un caso di risoluzione del contratto di distribuzione. La corte ha dichiarato illegittima la comunicazione di recesso proveniente da un soggetto che aveva ceduto il contratto, stabilendo che tale atto, unito alla successiva interruzione delle forniture, costituisce un grave inadempimento. La sentenza chiarisce i criteri per la quantificazione del danno in base alle clausole contrattuali e accoglie la domanda riconvenzionale per il pagamento di fatture insolute.
Continua »
Caparra e penale: non cumulabili in caso di recesso
In un caso riguardante un contratto preliminare immobiliare, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sul rapporto tra caparra e penale. Un promissario acquirente non aveva completato il pagamento e la società venditrice, dopo aver esercitato il recesso e trattenuto la caparra versata, aveva ottenuto anche la condanna dell'acquirente al pagamento di una penale. La Suprema Corte ha annullato quest'ultima condanna, chiarendo che la parte adempiente che sceglie la via del recesso, con ritenzione della caparra, non può cumulare tale rimedio con la richiesta della penale, prevista invece per l'ipotesi di domanda di risoluzione del contratto.
Continua »