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Domanda Riconvenzionale

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1729 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Azione revocatoria fondo patrimoniale: la Cassazione
Un debitore crea un fondo patrimoniale dopo un'ispezione fiscale sulla sua società. Un ex socio, divenuto creditore, contesta con successo il fondo tramite un'azione revocatoria fondo patrimoniale. La Cassazione conferma l'ammissibilità della domanda riconvenzionale del creditore e stabilisce che la consapevolezza del danno può essere provata per presunzioni, come la tempistica dell'atto rispetto all'accertamento fiscale.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: onere della prova
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso presentato da due debitori contro una sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato la validità di un precetto per un debito di 5.000 euro. Il caso origina da una fornitura di merce agricola e si è evoluto attraverso rinnovi di cambiali e pagamenti parziali. L'inammissibilità del ricorso in Cassazione è stata decisa per vizi formali nei motivi presentati: il primo motivo non specificava dove e come la questione sulla prova del pagamento fosse stata sollevata nei gradi precedenti, mentre il secondo non coglieva la reale motivazione (ratio decidendi) della sentenza d'appello.
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Onere della prova banca: la prova del credito bancario
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un istituto di credito, confermando che l'onere della prova banca impone di dimostrare l'esatto ammontare del credito attraverso una documentazione completa. In assenza di estratti conto di numerosi 'conti satellite' collegati a un conto principale, e data l'impossibilità di verificare le singole voci di addebito, la domanda di pagamento è stata respinta per carenza probatoria.
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Rinuncia alla domanda: quando si può riproporre l’azione
La Corte di Cassazione ha chiarito la distinzione tra la rinuncia alla domanda e la rinuncia all'azione. Nel caso esaminato, una banca aveva rinunciato a una domanda riconvenzionale in un primo giudizio, conclusosi con una declaratoria di cessazione della materia del contendere. Successivamente, la banca ha agito nuovamente per lo stesso credito tramite un decreto ingiuntivo. La Corte ha stabilito che la rinuncia alla domanda è un atto puramente processuale che non impedisce di riproporre la stessa pretesa in un nuovo giudizio, in quanto non incide sul diritto sostanziale e non forma giudicato sul merito.
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Aggiornamento ISTAT: richiesta anche per fatti concludenti
Un conduttore si opponeva al pagamento di canoni di locazione e di una penale, contestando la validità della richiesta di aggiornamento ISTAT. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la richiesta di aggiornamento ISTAT non necessita di una forma specifica e può essere validamente formulata anche per 'facta concludentia', come desunto dal pagamento costante del canone maggiorato da parte del conduttore stesso.
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Giudicato interno: l’errore della Corte d’Appello
Una società immobiliare e un architetto stipulano una transazione per compensi professionali. La società non paga, e il Tribunale dichiara la transazione 'risolta'. In appello, la Corte ignora questa statuizione, che non era stata impugnata, e la considera valida. La Cassazione interviene, affermando che la risoluzione era coperta da giudicato interno e non poteva essere ridiscussa. La sentenza d'appello è stata annullata perché, ignorando il giudicato interno, ha omesso di valutare le contestazioni sul contratto originale, che era tornato rilevante.
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Servitù di passaggio: l’interpretazione del contratto
Una proprietaria ha agito in giudizio per far dichiarare l'inesistenza di una servitù di passaggio sul suo cortile. I vicini si sono opposti, sostenendo di aver acquisito il diritto per contratto o per usucapione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei gradi precedenti, dichiarando inammissibile il ricorso. La Corte ha stabilito che l'interpretazione del contratto originario fatta dal giudice di merito era plausibile e non poteva essere contestata in sede di legittimità semplicemente proponendo una lettura alternativa. Di conseguenza, nessuna servitù di passaggio è stata riconosciuta.
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Appalto opera non ultimata: regole di risoluzione
La Corte di Cassazione chiarisce che in un contratto di appalto, se l'opera non è stata ultimata, si applicano le norme generali sulla risoluzione per inadempimento (art. 1453 c.c.) e non quelle speciali previste per i vizi e le difformità dell'opera completata (artt. 1667-1668 c.c.). Il caso riguardava la ristrutturazione di un immobile, non completata dall'impresa appaltatrice, che aveva portato i committenti a chiedere la risoluzione del contratto. La Corte d'Appello aveva erroneamente applicato la normativa speciale, ma la Cassazione ha cassato la sentenza, ribadendo che l'inadempimento derivante dalla mancata ultimazione dei lavori va valutato secondo i principi generali.
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Riconoscimento vizi appalto: la denuncia non serve
Una società di costruzioni ha richiesto il pagamento per lavori edili, ma l'azienda committente ha contestato la presenza di gravi vizi, come infiltrazioni d'acqua. Sebbene la Corte d'Appello avesse inizialmente respinto la richiesta per tardiva denuncia dei difetti, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. È stato stabilito che il riconoscimento vizi appalto da parte dell'impresa, anche se avvenuto tramite comportamenti concludenti come l'aver tentato di riparare il danno, rende superflua la denuncia formale, riaprendo i termini per l'azione legale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Incompatibilità consigliere: rinvio Sezioni Unite
Una controversia immobiliare, iniziata con una richiesta di rilascio e una domanda riconvenzionale di usucapione, giunge in Cassazione. La Corte, tuttavia, sospende la decisione per affrontare una questione preliminare di massima importanza: l'eventuale incompatibilità del consigliere relatore che, dopo aver redatto la proposta di decisione, è chiamato a far parte del collegio giudicante. In attesa di un pronunciamento delle Sezioni Unite su questo specifico punto procedurale, il ricorso è stato rinviato a nuovo ruolo.
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Interesse ad agire del terzo acquirente: la Cassazione
Un'impresa, terza acquirente di un immobile oggetto di azione revocatoria, chiedeva l'accertamento dell'aumento di valore del bene per le migliorie apportate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'interesse ad agire per tale accertamento non è attuale, ma sorge solo se e quando il creditore avvia l'esecuzione forzata. Un pregiudizio solo potenziale non è sufficiente per un'azione di mero accertamento.
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Demanio marittimo: impossibile l’usucapione
Una recente sentenza della Cassazione conferma che un bene del demanio marittimo non può essere acquisito da un privato tramite usucapione, anche in caso di occupazione prolungata. La Corte ha rigettato il ricorso di una cittadina che aveva costruito su un terreno demaniale, ribadendo che la natura pubblica del bene può essere rimossa solo con un atto amministrativo formale (sdemanializzazione) e non per effetto di un uso privato.
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Principio di non contestazione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva respinto un'eccezione di usucapione. L'errore del giudice di merito è stato non applicare il principio di non contestazione, non avendo considerato che la controparte si era limitata a contestare solo la tempestività dell'eccezione e non i fatti posti a suo fondamento, che avrebbero dovuto quindi essere considerati come provati.
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Conflitto di competenza per valore: la Cassazione decide
A seguito di una causa iniziata davanti al Giudice di Pace, quest'ultimo si dichiarava incompetente, trasferendo il caso al Tribunale. Il Tribunale, a sua volta, sollevava un conflitto di competenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato la richiesta inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: il conflitto di competenza per valore non può essere sollevato d'ufficio dal giudice che riceve la causa. La competenza del secondo giudice, una volta trasferita la causa, diventa definitiva e non più contestabile.
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Domanda riconvenzionale: la Cassazione fa chiarezza
In una causa per il pagamento di compensi professionali, la parte convenuta ha proposto una domanda riconvenzionale. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione per risolvere importanti questioni procedurali, tra cui la corretta via di impugnazione per un provvedimento che decide sia sulla parcella che sulla domanda riconvenzionale, rinviando il caso a una pubblica udienza per approfondimenti.
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Indennità di occupazione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30010/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di espropriazione. La domanda per ottenere l'indennità di occupazione legittima di un immobile è autonoma e distinta da quella per l'indennità di esproprio. Pertanto, può essere proposta in un giudizio separato e non è preclusa da una precedente decisione sull'esproprio. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile la richiesta, rinviando il caso per una nuova valutazione nel merito.
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Poteri istruttori del giudice: la prova nel rito lavoro
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui poteri istruttori del giudice nel rito del lavoro. In un caso riguardante la richiesta di risarcimento danni da parte di una compagnia assicurativa contro un ex dipendente, la Corte ha stabilito che il giudice può acquisire d'ufficio documenti indispensabili alla decisione, anche se non prodotti tempestivamente dalle parti. Questo potere serve a bilanciare il rigido sistema delle preclusioni con l'esigenza di accertare la verità materiale dei fatti, a condizione che esista già una traccia probatoria iniziale. L'appello del lavoratore, che lamentava la tardiva produzione documentale, è stato quindi respinto.
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Usucapione bene pubblico: quando è possibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Comune che rivendicava la proprietà di un immobile, confermando l'avvenuta usucapione da parte di privati cittadini. La sentenza ribadisce che per qualificare un bene come "patrimonio indisponibile", e quindi non usucapibile, non basta una generica previsione urbanistica, ma sono necessari un atto amministrativo formale di destinazione a un servizio pubblico e l'effettiva attuazione di tale destinazione. In assenza di questi requisiti, l'usucapione del bene pubblico è legittima.
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Effetti del giudicato: la Cassazione su nullità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29802/2023, ha chiarito gli effetti del giudicato che dichiara la nullità di un contratto di vendita immobiliare. La decisione stabilisce che tale nullità travolge tutti gli atti di trasferimento successivi, impedendo ai sub-acquirenti di invocare la buona fede o di maturare l'usucapione, soprattutto quando il possesso è stato interrotto da azioni giudiziarie volte al recupero del bene. Il caso analizza una complessa vicenda iniziata con una vendita fraudolenta nel 1958.
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Certificazione di qualità: quando è inadempimento?
Un fornitore omette di fornire la certificazione di qualità pattuita contrattualmente per un manufatto. Il committente contesta il pagamento, eccependo l'inadempimento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, stabilisce che la mancata consegna della certificazione di qualità non è un vizio puramente formale, ma un inadempimento contrattuale significativo, in quanto attiene a una qualità promessa del bene. Tale mancanza giustifica la richiesta di risoluzione del contratto da parte del committente, a prescindere dalla prova di difetti concreti del prodotto.
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