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Domanda Riconvenzionale — Anno 2026

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214 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Domanda Riconvenzionale

Provvedimenti

Onere della prova: l’ammissione del debito supera il contratto verbale
Una proprietaria terriera si opponeva al decreto ingiuntivo di un'impresa agricola per il pagamento di lavori di trebbiatura, eccependo l'esistenza di un diverso accordo verbale e chiedendo i danni per cattiva esecuzione. Il Tribunale separava le cause, ma la proprietaria non riassumeva la causa sui danni, determinandone l'estinzione. Il Tribunale accoglieva quindi la domanda dell'impresa, ritenendo provato il credito grazie alle ammissioni della proprietaria stessa. La Cassazione rigetta il ricorso della donna: le questioni di competenza andavano impugnate con regolamento di competenza, mentre sul merito non vi è stata alcuna inversione dell'onere della prova. Avendo la proprietaria ammesso l'esecuzione dei lavori e non avendo provato il diverso accordo, il credito dell'impresa è pienamente valido.
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Arricchimento senza causa: professionista batte il Comune
Un professionista ha svolto attività di consulenza per un Comune, ma il contratto è stato dichiarato nullo per mancanza di forma scritta. Di fronte all'opposizione del Comune al pagamento, il professionista ha richiesto un indennizzo per arricchimento senza causa. La Corte d'Appello ha ritenuto tale domanda inammissibile. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la domanda di arricchimento senza causa è pienamente ammissibile se proposta tempestivamente nella comparsa di costituzione durante il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso del professionista, cassando la decisione precedente e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Responsabilità dei soci: debiti svaniti senza prove di incasso
Un creditore ha intimato il pagamento di un debito agli ex soci e al liquidatore di una società cancellata dal registro delle imprese. Gli ex soci si sono opposti, sostenendo di non aver ricevuto alcuna somma dal bilancio finale di liquidazione. Il creditore ha chiesto il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del creditore, confermando che la responsabilità dei soci dopo la cancellazione della società è limitata a quanto effettivamente riscosso. Spetta al creditore dimostrare che i soci hanno percepito somme o beni con il bilancio finale. Inoltre, per far valere la responsabilità del liquidatore, il creditore deve provare il danno specifico e il nesso di causa tra la condotta del liquidatore e il mancato pagamento.
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Iscrizione d’ufficio: vince la Cassa ma le spese sono illegittime
Un ingegnere ha contestato l'iscrizione d'ufficio effettuata da Inarcassa e la richiesta di pagamento dei contributi previdenziali arretrati. La Corte d'Appello ha confermato la legittimità dell'iscrizione, ma ha accolto parzialmente l'eccezione di prescrizione per l'anno 2000. Tuttavia, nel rideterminare le spese legali di primo grado, il giudice d'appello le ha aumentate a danno del professionista, nonostante questi fosse parzialmente vittorioso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore limitatamente alla statuizione sulle spese di lite. La Suprema Corte ha chiarito che l'aumento delle spese di primo grado in appello, senza una specifica impugnazione sul punto, costituisce una violazione del divieto di peggioramento della posizione dell'appellante. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova quantificazione delle spese.
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Distanze legali tra costruzioni: il seminterrato sul confine
Il proprietario di un terreno ha citato in giudizio la società confinante per la violazione delle distanze legali tra costruzioni, contestando la realizzazione di un piano seminterrato con un muro cieco sul confine alto oltre dodici metri. La Corte d'Appello aveva ritenuto legittima l'opera applicando una deroga locale per i piccoli lotti residui. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del proprietario, chiarendo che i regolamenti edilizi comunali integrano il codice civile e vanno applicati d'ufficio. I giudici di merito hanno errato nel non verificare se l'area costituisse davvero un piccolo lotto e nel non calcolare la distanza minima in base all'altezza effettiva del seminterrato. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Improcedibilità del ricorso per cassazione: errore formale fatale
Una società conduttrice si oppone allo sfratto per morosità richiesto dalle locatrici, pretendendo la restituzione di oltre trecentomila euro versati in eccedenza sulla base di un accordo verbale non registrato. La Corte d'Appello rigetta la richiesta per mancanza di prove dei pagamenti in nero. La società propone ricorso in Cassazione, ma omette di depositare tempestivamente la relata di notifica telematica della sentenza impugnata. La Suprema Corte dichiara l'improcedibilità del ricorso per cassazione, confermando che il deposito tardivo dei messaggi PEC non sana il vizio formale. Inoltre, avendo la ricorrente rifiutato la proposta di definizione accelerata insistendo infondatamente nel giudizio, viene condannata per abuso del processo al pagamento di pesanti sanzioni pecuniarie in favore delle controparti e dello Stato.
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Frazionamento del credito: lecito dividere le parcelle autonome
Un'azienda ha proposto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale che la condannava a pagare i compensi professionali al proprio ex avvocato. L'azienda lamentava l'illegittimo frazionamento del credito da parte del professionista, che aveva richiesto due distinti decreti ingiuntivi per prestazioni relative a cause diverse. Inoltre, l'azienda chiedeva il risarcimento dei danni per presunta responsabilità professionale del legale. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che non costituisce frazionamento del credito la richiesta di pagamenti distinti per incarichi professionali autonomi e non seriali. Ha inoltre dichiarato inammissibile la domanda di risarcimento, poiché andava impugnata con appello e non direttamente in Cassazione. L'azienda è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Eccezione di inadempimento: basta contestare i danni per non pagare
Un committente si oppone al decreto ingiuntivo di un geometra per prestazioni professionali, contestando l'incompetenza del professionista su alcune attività di progettazione, dichiarate poi nulle. Il committente solleva l'eccezione di inadempimento chiedendo il risarcimento dei danni per errori catastali e ritardi. La Corte d'Appello ritiene l'eccezione tardiva perché non formulata espressamente. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del committente, stabilendo che l'eccezione di inadempimento non richiede formule sacramentali o espresse, essendo sufficiente che la volontà di sollevarla emerga chiaramente dall'insieme delle difese presentate fin dal primo grado. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Accertamento negativo del credito: prova sempre al creditore
Un'azienda concessionaria per l'estrazione di idrocarburi in mare si è opposta alla richiesta della Pubblica Amministrazione di pagare un canone demaniale quasi sette volte superiore rispetto all'anno precedente, calcolato su una "superficie virtuale" anziché su quella reale. L'azienda ha promosso un'azione di accertamento negativo del credito. I giudici di merito hanno respinto la domanda ritenendo che spettasse all'azienda dimostrare l'inesistenza del debito. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che anche nei casi di accertamento negativo del credito l'onere della prova spetta sempre al creditore (in questo caso l'Amministrazione), che deve dimostrare i fatti costitutivi della propria maggiore pretesa economica. Di conseguenza, l'azienda ha vinto il ricorso e la causa dovrà essere riesaminata.
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Inadempimento contrattuale del professionista e domande tardive
Un ingegnere ha ottenuto un decreto ingiuntivo per il pagamento delle sue prestazioni professionali di progettazione e direzione dei lavori. L'erede della committente si è opposta contestando l'inadempimento contrattuale del professionista per vizi dell'opera, difformità urbanistiche e mancato deposito dei calcoli strutturali. La Corte d'Appello ha confermato il rigetto dell'opposizione, dichiarando inammissibili le contestazioni sulle difformità urbanistiche poiché sollevate tardivamente solo in appello. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso dell'erede, confermando che le nuove eccezioni e le domande risarcitorie collegate (come la perdita dell'Ecobonus 110%) non possono essere introdotte per la prima volta in secondo grado. L'erede perde la causa ed è condannata a pagare le spese processuali.
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Produzione tardiva documenti: pagare non basta se lo provi tardi
Una proprietaria ha citato in giudizio il direttore dei lavori per ricalcolare il compenso professionale dovuto per la ristrutturazione di alcuni immobili. Il professionista ha risposto chiedendo il pagamento del saldo residuo. Solo in appello, e poi in Cassazione, la donna ha cercato di dimostrare l'avvenuto pagamento presentando una fattura quietanzata direttamente al consulente tecnico d'ufficio (CTU) durante un sopralluogo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la produzione tardiva documenti non è ammessa. Anche se si tratta di una prova di pagamento, i documenti devono essere depositati entro i termini di legge stabiliti per le prove, e non possono essere consegnati direttamente al perito del giudice per aggirare le scadenze processuali.
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Risoluzione del contratto preliminare: da quando decorre?
La vicenda nasce da un accordo di compravendita immobiliare in cui il Promittente Venditore e il Promissario Acquirente si sono scambiati reciproche accuse di inadempimento, chiedendo entrambi la risoluzione del contratto. Poiché nessuna colpa specifica è stata accertata, i giudici hanno dichiarato lo scioglimento del vincolo per impossibilità di esecuzione. Il nodo centrale ha riguardato il calcolo dell'indennizzo dovuto al venditore per l'occupazione dell'immobile da parte dell'acquirente. La Corte di Cassazione ha stabilito che la risoluzione del contratto preliminare senza colpa decorre dal momento in cui si incrociano le volontà di sciogliere il vincolo, ossia dal deposito della domanda riconvenzionale in giudizio, e non dalla consegna originaria del bene. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare l'indennizzo.
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Prezzo chiuso negli appalti: sì al calcolo sull’intero ritardo
Un imprenditore si aggiudica l'appalto per costruire una base elicotteri, ma i lavori vengono consegnati ben sette anni dopo la presentazione dell'offerta. L'imprenditore chiede quindi l'adeguamento del corrispettivo tramite il meccanismo del prezzo chiuso negli appalti, previsto dalla legge regionale siciliana in caso di ritardi della Pubblica Amministrazione. La Corte d'Appello limita fortemente il calcolo dell'aumento basandosi solo sulla breve durata contrattuale dei lavori (sei mesi). La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'imprenditore, stabilendo che la maggiorazione del 5% annuo deve calcolarsi considerando l'intero periodo di ritardo accumulato prima della consegna dei lavori, e non solo la durata del cantiere. La sentenza viene cassata con rinvio per un nuovo calcolo.
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Eredità e debiti: difendere la donazione ti rende erede
Un creditore ha ottenuto la revoca di un contratto di assistenza e di una donazione fatti dal debitore a favore della figlia. Dopo la morte del debitore, l'altra figlia ha riassunto il giudizio di appello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della figlia, stabilendo che la riassunzione della causa non costituisce un semplice atto conservativo. Al contrario, tale condotta configura un'accettazione tacita dell'eredità, poiché volta a difendere la validità di atti di disposizione compiuti in vita dal defunto. La Corte ha inoltre escluso qualsiasi rapporto di pregiudizialità tra la domanda di risoluzione del contratto di assistenza e l'azione revocatoria dei creditori, confermando l'inefficacia dei trasferimenti patrimoniali.
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Responsabilità professionale dell’avvocato: parcella dovuta
Un cliente si oppone al pagamento delle parcelle dell'erede del suo defunto difensore, chiedendo anche il risarcimento dei danni per la perdita di una causa. Il cliente lamenta la violazione dei doveri di informazione e dissuasione da parte del legale. Il Tribunale accerta il credito del professionista e rigetta la richiesta di risarcimento per mancanza di prova del nesso causale tra l'omessa informazione e la perdita del giudizio. La Corte di Cassazione conferma questa decisione, rigettando il ricorso del cliente. La Suprema Corte ribadisce che la responsabilità professionale dell'avvocato richiede non solo la prova dell'inadempimento informativo, ma anche la dimostrazione che, se correttamente informato, il cliente avrebbe evitato il danno o ottenuto un esito diverso. Il cliente perde definitivamente e deve pagare le spese legali.
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Difetto di giurisdizione: l’estinzione del rito salva il recupero
Un Ente Pubblico revocava parzialmente un contributo a un Beneficiario, chiedendo la restituzione delle somme eccedenti. Il Beneficiario si opponeva eccependo il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, forte di una precedente sentenza che aveva dichiarato tale difetto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Beneficiario, stabilendo che la precedente dichiarazione di difetto di giurisdizione, emessa da un giudice di merito, perde efficacia se il processo si estingue per mancata tempestiva riassunzione. Di conseguenza, l'Ente Pubblico ha legittimamente riproposto la domanda di restituzione dinanzi allo stesso giudice ordinario, non essendosi formato un giudicato sostanziale esterno capace di precludere la nuova azione.
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Compensazione atecnica: vizi dei lavori azzerano il conto dell’appaltatore
Un committente contestava vizi negli impianti realizzati da un appaltatore, il quale chiedeva il pagamento dei lavori extra-contratto. Nonostante la rinuncia del committente alla domanda di risarcimento, i giudici hanno applicato la compensazione atecnica tra il credito dell'appaltatore e i costi di ripristino dei vizi accertati da una perizia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'appaltatore, confermando che la compensazione atecnica, derivando da un unico rapporto contrattuale, consiste in un semplice calcolo di dare e avere rilevabile d'ufficio dal giudice. L'appaltatore non può pretendere il pagamento se non dimostra di aver eseguito le opere a regola d'arte.
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Sgravi contributivi: Autocertificazione vs. Dovere di Verifica Aziendale
Un'Azienda ha usufruito di sgravi contributivi per un Lavoratore, ma l'INPS li ha recuperati perché il Lavoratore aveva precedenti rapporti di lavoro, rendendolo non idoneo al beneficio. L'Azienda ha contestato, sostenendo di essersi basata sull'autocertificazione del Lavoratore e che l'onere di verifica fosse eccessivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'Azienda inammissibile. Ha confermato che il datore di lavoro deve verificare diligentemente l'assenza di precedenti rapporti di lavoro, non potendosi limitare all'autocertificazione. Il ricorso non ha specificato adeguatamente i vizi motivazionali.
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Risarcimento Danni Bancari: Ricorso Inammissibile, Sanzioni per Abuso
Un Garante aveva garantito un debito bancario di una società. Dopo aver ricevuto un ordine di pagamento dalla Banca, il Garante ha chiesto l'annullamento della garanzia e un risarcimento danni bancari, sostenendo che un mancato accredito da parte della Banca avesse causato il fallimento della sua azienda. Il Tribunale ha revocato l'ordine di pagamento ma ha negato il risarcimento. La Corte d'Appello ha confermato il diniego di risarcimento. La Cassazione ha dichiarato il ricorso del Garante inammissibile per vizi procedurali e mancanza di legittimazione attiva sul risarcimento, condannandolo a pagare le spese processuali e sanzioni per abuso del processo.
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Ordine di liberazione immobile: merito salvo, ricorso inammissibile
Un'azienda (L'Inquilino) occupava una parte di un immobile di proprietà di un'altra azienda (L'Azienda Fallita), sottoposta a procedura fallimentare. L'Azienda Fallita emetteva un ordine di liberazione immobile. L'Inquilino contestava l'ordine, sostenendo che il proprio contratto di locazione non fosse transitorio e avesse una durata legale maggiore. Il Tribunale, pur riconoscendo la nullità della clausola di durata breve, confermava l'ordine di liberazione immobile accogliendo la domanda riconvenzionale dell'Azienda Fallita per inadempimento (mancato pagamento dei canoni) dell'Inquilino. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Inquilino, poiché la decisione del Tribunale sulla domanda riconvenzionale, pur formalmente un decreto, aveva la sostanza di una sentenza e andava impugnata con appello ordinario, non con ricorso straordinario.
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