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Domanda Riconvenzionale — Anno 2024

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391 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Domanda Riconvenzionale

Provvedimenti

Onere della prova nel contratto di agenzia: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12941/2024, ha stabilito un principio fondamentale sull'onere della prova nei rapporti di agenzia. Il caso riguarda una società di assicurazioni che, dopo la risoluzione del contratto, si è vista opporre in compensazione dalla compagnia preponente una serie di controcrediti. La Corte ha chiarito che spetta alla compagnia, che agisce in via riconvenzionale, fornire la prova piena dei crediti vantati. Una contestazione generica da parte dell'agente è sufficiente a far sorgere tale onere, specialmente quando le poste debitorie non sono state determinate in modo concorde. La sentenza di secondo grado, che aveva invertito l'onere probatorio, è stata cassata con rinvio.
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Intervento in appello: quando è inammissibile?
Analisi di un'ordinanza della Cassazione su un caso di locazione. Una società bancaria, creditrice di una delle parti, ha visto il suo intervento in appello dichiarato inammissibile. La Corte d'Appello aveva confermato la sentenza di primo grado, che ordinava la restituzione di un deposito cauzionale. Ora entrambe le parti originarie ricorrono in Cassazione.
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Foro convenzionale: estensione a contratti collegati
La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola di foro convenzionale inserita in un contratto di locazione si estende a tutte le controversie relative a un'operazione economica complessa, anche se articolata in più contratti collegati (come compravendita e convenzioni integrative). La Corte ha chiarito che, se la clausola è formulata in modo ampio (es. "qualsiasi controversia"), essa include non solo le pretese contrattuali ma anche quelle extracontrattuali (aquiliane) nate nell'ambito della stessa operazione. Pertanto, il foro scelto dalle parti ha competenza esclusiva, prevalendo sui criteri legali. Il ricorso è stato rigettato, confermando la competenza del tribunale indicato nel contratto.
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Giurisdizione internazionale: decide il luogo di consegna
In una disputa tra un venditore italiano e un acquirente egiziano per la fornitura di un impianto industriale, la Corte di Cassazione ha stabilito il difetto di giurisdizione del giudice italiano. La decisione si fonda sul principio che, nei contratti di vendita internazionale, la competenza spetta al giudice del luogo in cui i beni dovevano essere consegnati. Nel caso specifico, essendo la consegna e l'installazione previste in Egitto, la giurisdizione internazionale appartiene all'autorità giudiziaria egiziana.
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Domanda riconvenzionale avvocato: la Cassazione decide
Un cliente si oppone al pagamento degli onorari e presenta una domanda riconvenzionale avvocato per malpractice. La Cassazione, di fronte alla complessa questione sull'ammissibilità di tale domanda nel rito speciale ex d.lgs. 150/2011, non decide ma rimette gli atti al Primo Presidente per una possibile assegnazione alla Sezione specializzata, vista la pendenza di un caso analogo.
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Competenza territoriale: domicilio e residenza
Una società e un collaboratore disputano su quale sia il tribunale competente. Il collaboratore, residente in provincia di Mantova ma attivo in tutto il Nord Italia, sostiene che il suo rapporto di lavoro fosse di agenzia. La Corte di Cassazione stabilisce che per tali controversie la competenza territoriale è determinata dal domicilio del lavoratore. Data la forte presunzione di coincidenza tra domicilio e residenza, e in assenza di prove contrarie, il Tribunale di Mantova viene dichiarato competente.
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Comunione di godimento: quando si ha diritto di passo
Una proprietaria agiva in giudizio per negare al vicino il diritto di passare su un marciapiede di sua esclusiva proprietà. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano riconosciuto una 'comunione di godimento'. Secondo la Corte, sebbene il terreno fosse di proprietà esclusiva, la realizzazione del marciapiede per servire l'accesso all'intero edificio, incluso l'appartamento del vicino, ha creato un diritto di passaggio basato sulla destinazione funzionale dell'opera.
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Uso parziale servitù: si perde il diritto completo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'esercizio di una servitù di passaggio in misura ridotta rispetto a quanto previsto dal titolo non comporta l'estinzione parziale del diritto per non uso. Nel caso specifico, un proprietario aveva ristretto la fascia di terreno soggetta a servitù, ma i titolari del fondo dominante avevano continuato a utilizzarla per accedere alla loro proprietà. La Corte ha applicato il principio secondo cui l'uso parziale servitù ne conserva l'interezza, ordinando la rimozione degli ostacoli e ripristinando la piena ampiezza del passaggio come da atto notarile.
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Clausola penale: cumulo con risarcimento del danno
Due costruttori non completano un edificio pattuito come compenso per un professionista. La Corte di Cassazione conferma la loro condanna a pagare sia la clausola penale per il ritardo, sia il risarcimento per il definitivo inadempimento, chiarendo i criteri di prevalenza della colpa e di cumulo dei rimedi risarcitori.
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Servitù padre di famiglia: Cassazione chiarisce
Una controversia tra parenti su un diritto di passaggio porta la Cassazione a confermare importanti principi. La Corte rigetta il ricorso, stabilendo che la servitù per destinazione del padre di famiglia nasce dallo stato di fatto preesistente alla divisione, senza che sia necessaria l'interclusione del fondo dominante. Inoltre, vengono dichiarate inammissibili le questioni sollevate per la prima volta in sede di legittimità, come quella sull'uso civico dei terreni.
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Onere prova modifica contratto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8979/2024, ha stabilito principi chiari sull'onere della prova in caso di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali. In una controversia tra una società di servizi e una compagnia telefonica, la Corte ha affermato che la semplice emissione di fatture con un nuovo piano tariffario non è sufficiente a dimostrare l'accettazione della modifica da parte del cliente. Spetta al fornitore, in base al principio di vicinanza della prova, dimostrare l'effettivo consenso alla variazione, specialmente se il contratto originale prevedeva la forma scritta per qualsiasi modifica. L'ordinanza ribadisce che l'onere della prova modifica contratto grava sulla parte che la afferma.
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Obbligo di pagamento: la Cassazione fa chiarezza
Una società di gestione eventi contestava un obbligo di pagamento per servizi di viabilità forniti da un Comune, basandosi sull'interpretazione di una convenzione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8934/2024, ha accolto uno dei motivi di ricorso della società, rilevando un errore procedurale della Corte d'Appello nel qualificare come 'domanda nuova' una semplice riduzione della richiesta originaria. La sentenza è stata cassata con rinvio, stabilendo importanti principi sull'interpretazione contrattuale e sui limiti delle domande in appello.
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Demanio marittimo: nullo il processo senza lo Stato
Una società immobiliare ha rivendicato la proprietà di una fascia di terreno costiero, citando in giudizio diverse società titolari di concessioni balneari. Queste ultime hanno sostenuto che l'area fosse diventata parte del demanio marittimo a causa dell'erosione. La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha annullato le precedenti decisioni e ha rinviato la causa al Tribunale di primo grado. La ragione fondamentale è la mancata partecipazione al processo delle amministrazioni pubbliche competenti (Comune e Agenzia del Demanio), la cui presenza è obbligatoria (litisconsorzio necessario) quando si deve accertare la natura demaniale di un bene, trattandosi di una questione preliminare e decisiva.
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Clausola solve et repete: pagare prima di contestare
Una società ha citato in giudizio il suo fornitore di energia per fatturazione illegittima. Tuttavia, il contratto conteneva una clausola solve et repete, che obbliga a pagare prima di poter sollevare contestazioni. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8713/2024, ha confermato che, in virtù di tale clausola, l'azione legale della società era improcedibile perché non aveva saldato le fatture contestate prima di avviare la causa. La Corte ha ribadito che il pagamento è un prerequisito per l'esame nel merito delle eccezioni relative all'inadempimento del creditore.
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Risarcimento del danno da occupazione senza titolo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento del danno per occupazione senza titolo di un immobile. L'ordinanza rigetta il ricorso di un occupante che contestava la valutazione delle prove, ribadendo che la quantificazione del danno può basarsi su una consulenza tecnica (C.T.U.) e che le decisioni procedurali, come la riunione delle cause, rientrano nel potere discrezionale del giudice di merito.
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Vendita aliud pro alio: quando si applica?
Una società costruttrice acquista un terreno per un progetto turistico, ma scopre che la sua edificabilità è parziale e le concessioni sono irregolari. La Corte di Cassazione ha stabilito che non si tratta di vendita aliud pro alio, ma di mancanza di qualità essenziali, applicando quindi il breve termine di prescrizione di un anno dalla consegna. La domanda dell'acquirente è stata respinta. È stata invece accolta la domanda riconvenzionale dei venditori per l'inadempimento della società costruttrice a un collegato contratto di appalto.
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Anatocismo bancario e vecchi contratti: parla la Corte
Una società contesta l'applicazione di anatocismo bancario e commissioni di massimo scoperto su un conto corrente anteriore al 2000. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, non decide il caso ma lo rimette a pubblica udienza. L'obiettivo è risolvere un contrasto giurisprudenziale sulla validità dell'adeguamento dei vecchi contratti alle nuove regole sull'anatocismo: è sufficiente la comunicazione della banca o serve una nuova pattuizione scritta? La decisione futura avrà un impatto significativo su numerosi rapporti bancari.
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Difetto di titolarità passiva: la Cassazione chiarisce
Una società immobiliare citava in giudizio un gruppo di eredi per ottenere la cancellazione di una trascrizione pregiudizievole su un immobile acquistato e il risarcimento dei danni. Gli eredi rispondevano con una domanda riconvenzionale per occupazione illegittima. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8549/2024, ha cassato la sentenza d'appello, stabilendo che il difetto di titolarità passiva, sollevato dalla società riguardo a una pretesa risarcitoria, costituisce una mera difesa e non un'eccezione nuova, potendo quindi essere sollevata per la prima volta anche in appello.
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Ricorso inammissibile: i requisiti in Cassazione
Un gestore di una delegazione di un club automobilistico ha impugnato in Cassazione la sentenza che lo condannava a pagare un debito. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per motivi procedurali, in particolare per non aver specificato e allegato i documenti cruciali e per non aver contestato una delle rationes decidendi della sentenza d'appello, che si basava su un riconoscimento di debito. Questa decisione sottolinea l'importanza del rigore formale nella redazione degli atti di impugnazione.
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Ratio decidendi: appello inammissibile se non censurata
Un'impresa edile ha citato in giudizio una subappaltatrice per danni dovuti a un ritardo, sostenendo di averla scelta per la sua promessa rapidità nonostante un costo maggiore. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta di risarcimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché l'impresa ricorrente non ha contestato una delle due autonome ragioni legali (ratio decidendi) su cui si fondava la decisione d'appello, ovvero la mancata prova che la tempistica fosse il fattore veramente decisivo nella scelta.
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