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Dolo — Anno 2026

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575 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Dolo

Provvedimenti

Interruzione di pubblico servizio e prova del dolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di trasporti contro l'assoluzione di un imputato dal reato di interruzione di pubblico servizio. I giudici di merito avevano stabilito che il fatto non costituisse reato per mancanza di prova del dolo. La Suprema Corte ha rilevato che il ricorso si limitava a contestazioni di fatto, non ammissibili in sede di legittimità, confermando la validità delle motivazioni espresse nei precedenti gradi di giudizio.
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Evasione arresti domiciliari: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto condannato per il delitto di evasione arresti domiciliari. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso erano meramente riproduttivi di quanto già esaminato e correttamente respinto nei precedenti gradi di giudizio. In particolare, è stata confermata la sussistenza del dolo e l'esclusione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p., portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Bancarotta fraudolenta e contabilità opaca: sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per Bancarotta fraudolenta documentale e impropria a carico degli amministratori di una società edile. La decisione si fonda sulla tenuta opaca delle scritture contabili, che impediva la ricostruzione del patrimonio tramite l'accorpamento di conti distinti. Sono state inoltre sanzionate operazioni dolose consistenti nella vendita sottocosto di attrezzature a società correlate e nell'erogazione di finanziamenti ingiustificati per oltre tre milioni di euro, privi di vantaggi compensativi per la società fallita.
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Legittima difesa: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza 5901/2026, ha chiarito i confini della Legittima difesa in un caso di intrusione domiciliare. La decisione sottolinea che la reazione deve cessare nel momento in cui l'aggressore interrompe l'azione o si dà alla fuga, poiché viene meno l'attualità del pericolo. La Corte ha confermato la condanna per eccesso colposo, ribadendo che la difesa non può trasformarsi in una ritorsione o in una punizione privata.
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Stato di latitanza: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti accusati di aver agevolato uno stato di latitanza. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili poiché basati su motivi generici e sulla mera riproposizione di tesi difensive già ampiamente smentite nei gradi precedenti. La Corte ha ribadito che la consapevolezza della condizione del ricercato e la volontà di fornirgli assistenza configurano pienamente il reato, escludendo inoltre l'applicabilità della particolare tenuità del fatto data la gravità della condotta.
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Reato di evasione: quando la condanna è inevitabile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto che si era allontanato dal luogo degli arresti domiciliari. La difesa aveva richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto e dell'attenuante per il rientro spontaneo. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto il ricorso inammissibile poiché i precedenti penali dell'imputato dimostravano un'abituale insofferenza alle regole. Inoltre, l'intensità del dolo e la gravità della condotta hanno reso irrilevante il ritorno volontario presso il domicilio, escludendo così ogni sconto di pena.
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Recidiva e oltraggio: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imputato accusato di oltraggio a pubblico ufficiale e sottrazione di beni sequestrati. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le doglianze relative alla Recidiva e al mancato riconoscimento delle attenuanti generiche non contestavano efficacemente le motivazioni della sentenza di appello. La Suprema Corte ha ribadito che la determinazione della pena e la valutazione della pericolosità sociale spettano al giudice di merito, purché adeguatamente motivate.
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Violazione DASPO: obbligo di firma e assoluzione.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per Violazione DASPO nei confronti di un soggetto che non aveva ottemperato all'obbligo di presentazione presso la Questura durante un incontro di calcio. Il ricorrente sosteneva che l'assoluzione nel procedimento penale presupposto avesse fatto decadere automaticamente l'obbligo amministrativo. La Suprema Corte ha rigettato tale tesi, precisando che il provvedimento del Questore mantiene la sua efficacia fino a revoca formale e che l'obbligo di firma sussiste indipendentemente dal fatto che la partita si svolga a porte chiuse.
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Proprietà industriale: limiti alla solidarietà
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due imprenditori agricoli condannati per la riproduzione abusiva di varietà vegetali protette, violando le norme sulla Proprietà industriale. Nonostante la prescrizione del reato, i giudici hanno confermato la responsabilità civile basata sulla consapevolezza della violazione del brevetto comunitario. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato la condanna al risarcimento in solido, stabilendo che, in assenza di un concorso diretto o di un evento dannoso unitario, le responsabilità risarcitorie devono essere valutate individualmente in base alle specifiche condotte e alla gravità dei fatti contestati a ciascun imputato.
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Non menzione della condanna: quando viene negata?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata che contestava il mancato riconoscimento del beneficio della **non menzione della condanna**. La Suprema Corte ha stabilito che la valutazione sulla concessione di tale beneficio, ai sensi dell'art. 175 c.p., appartiene esclusivamente al giudice di merito. Se la motivazione del diniego si fonda su elementi concreti come l'insidiosità della condotta e l'intensità del dolo, la decisione non è censurabile in sede di legittimità. Il ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato, comportando la condanna della ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Bancarotta fraudolenta: dolo e omessi tributi
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un amministratore condannato per bancarotta fraudolenta impropria e documentale. Il caso riguardava il sistematico omesso versamento di imposte e contributi per oltre due milioni di euro, utilizzato come forma di autofinanziamento illecito. Mentre la Corte ha confermato la responsabilità per il dissesto causato dall'accumulo di debiti fiscali, ha annullato la condanna per la parte documentale. I giudici hanno stabilito che, in caso di totale omissione delle scritture contabili, è necessario provare il dolo specifico, ovvero l'intento di recare pregiudizio ai creditori, non essendo sufficiente la mera consapevolezza dell'omissione.
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Truffa contrattuale: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione analizza i confini della truffa contrattuale, confermando che il reato si configura quando il dolo è iniziale e volto a trarre in inganno la controparte durante le trattative. La decisione chiarisce che il silenzio malizioso su elementi essenziali del contratto, se finalizzato a ottenere un ingiusto profitto con altrui danno, integra pienamente la fattispecie penale, distinguendosi dal semplice inadempimento civile.
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Determinazione della pena: criteri e carichi pendenti
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della decisione di merito riguardante la determinazione della pena per un reato di spaccio di lieve entità. L'imputato contestava l'eccessività della sanzione e l'utilizzo dei carichi pendenti come parametro di valutazione della sua personalità. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice può fondare il proprio convincimento sugli elementi dell'art. 133 c.p. ritenuti prevalenti, inclusi i procedimenti penali in corso, senza che ciò costituisca un vizio di motivazione censurabile in sede di legittimità.
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Particolare tenuità del fatto e reddito falso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto accusato di false dichiarazioni reddituali finalizzate all'ottenimento del patrocinio a spese dello Stato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi presentati erano generici e riproduttivi di quanto già discusso in appello. La Corte ha negato l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della forte discrepanza tra il reddito dichiarato e quello effettivamente percepito dal nucleo familiare. Inoltre, è stata confermata la legittimità della recidiva, valutata sulla base della pericolosità sociale del reo e della natura dei precedenti penali.
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Patrocinio a spese dello Stato: false dichiarazioni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto che ha presentato dichiarazioni mendaci per ottenere il Patrocinio a spese dello Stato. L'imputato aveva omesso di indicare i redditi di un familiare convivente, sostenendo falsamente che quest'ultimo si fosse allontanato dal nucleo. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, sottolineando che l'intensità del dolo e i precedenti penali del ricorrente precludono sia il riconoscimento della particolare tenuità del fatto sia la concessione delle attenuanti generiche.
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Patrocinio a spese dello Stato: false dichiarazioni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un cittadino che aveva fornito dichiarazioni mendaci riguardo al proprio reddito per ottenere il Patrocinio a spese dello Stato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché contestava valutazioni di merito già correttamente espresse dai giudici precedenti. La Corte ha ribadito che la discrepanza tra reddito dichiarato ed effettivo configura il reato anche in presenza di dolo eventuale, escludendo inoltre l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della natura reiterata dell'illecito.
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Patrocinio a spese dello Stato: rischi per falso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un cittadino per il reato di falso legato al Patrocinio a spese dello Stato. L'imputato aveva omesso di indicare nella dichiarazione sostitutiva una parte del reddito percepito, sebbene esente ai fini IRPEF. La Suprema Corte ha stabilito che l'errore sulla nozione di reddito non esclude la responsabilità penale e che l'entità del dolo impedisce l'applicazione della particolare tenuità del fatto.
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Patrocinio a spese dello Stato: i rischi del falso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un soggetto che aveva falsificato la propria dichiarazione reddituale per ottenere il Patrocinio a spese dello Stato. L imputato aveva dichiarato un reddito familiare di soli 546 euro, a fronte di un guadagno reale accertato di oltre 13.000 euro. La difesa ha tentato di invocare un errore materiale nell indicazione dell annualità di riferimento, ma i giudici hanno ritenuto tale tesi infondata. La macroscopica differenza tra le somme e l omissione di proprietà immobiliari dimostrano l intenzionalità della condotta, rendendo il ricorso inammissibile.
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Polizze fideiussorie: guida all’escussione sicura
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una compagnia assicurativa al pagamento di somme derivanti da polizze fideiussorie emesse a garanzia di un contratto di appalto. La controversia riguardava lo svincolo anticipato delle ritenute a garanzia del 10% sui pagamenti in corso d'opera. L'assicuratore sosteneva di essere caduto in errore, ritenendo che la propria garanzia fosse solo suppletiva rispetto a una primaria inesistente. I giudici hanno stabilito che l'interpretazione del contratto operata nei gradi di merito è corretta e che non sussistono i presupposti per l'annullamento del contratto per errore o dolo, mancando la prova della riconoscibilità dell'errore da parte della committente.
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Omessa dichiarazione: dolo e soglie di punibilità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di **omessa dichiarazione** a carico di un contribuente che non aveva presentato le dichiarazioni fiscali per due annualità consecutive. La difesa ha tentato di giustificare l'omissione citando gravi difficoltà economiche e l'assenza di condotte fraudolente attive. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che il superamento sistematico delle soglie di punibilità e la reiterazione del comportamento per più anni dimostrano chiaramente il dolo specifico di evasione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile anche in merito alla richiesta di sospensione condizionale della pena, negata a causa di precedenti condanne definitive che rendevano il cumulo delle pene ostativo al beneficio.
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