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Dolo (Contrattuale)

19 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Artificio o raggiro utilizzato da una parte per indurre l'altra a concludere un contratto che altrimenti non avrebbe stipulato (dolo determinante) o avrebbe stipulato a condizioni diverse (dolo incidente).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Interpretazione del contratto tra durata reale e testo firmato
Una società di servizi ha citato in giudizio la ditta fornitrice per far dichiarare la scadenza anticipata di un contratto di assistenza informatica e l'annullamento della clausola sulla durata per dolo o vizio del consenso. L'accordo, siglato il primo gennaio 2011, prevedeva una validità di tre anni oltre al periodo residuo dell'anno solare in corso. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società attrice. La corretta interpretazione del contratto formulata dai giudici di merito ha confermato la scadenza al 31 dicembre 2014, valorizzando il chiaro tenore letterale del testo e respingendo le censure di vessatorietà e inganno prive di riscontro probatorio.
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Nulla la fideiussione nell’informativa privacy se occulta
Un avvocato ha richiesto il pagamento di diverse parcelle all'amministratore di una società fallita, facendo valere una clausola di garanzia inserita a sorpresa all'interno del modulo per il trattamento dei dati personali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministratore, statuendo che una clausola di fideiussione nell'informativa privacy non può considerarsi automaticamente valida solo perché sottoscritta. L'inserimento occulto di un impegno economico personale all'interno di un testo destinato esclusivamente alla tutela della riservatezza vìola i canoni fondamentali di lealtà, correttezza e buona fede nell'interpretazione del contratto, oltre al requisito legale di una manifestazione di volontà espressa e inequivoca per la prestazione di garanzie.
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Danno Erariale: Quando la Condotta del Dirigente Porta alla Condanna
Un dirigente pubblico, già condannato dalla Corte dei Conti per danno erariale a causa di pagamenti illegittimi a membri di commissioni di gara, ha tentato di ottenere un risarcimento dall'Università e di contestare la richiesta di restituzione delle somme. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso. Ha chiarito che, sebbene il giudicato contabile non precluda sempre l'azione civile, il dirigente aveva comunque agito con dolo o colpa grave nel disporre i pagamenti. La sua responsabilità per il danno erariale è stata confermata, e le sue richieste di compensazione e risarcimento sono state respinte.
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Annullamento contratto per dolo tra raggiri e fatture gonfiate
La Corte di Cassazione si pronuncia in merito alla richiesta di un committente di ottenere l'annullamento contratto per dolo nei confronti dell'appaltatore incaricato della manutenzione del verde. Il committente contestava fatture gonfiate, lavorazioni mai eseguite ed errori nella contabilizzazione durante la fase esecutiva. I giudici hanno chiarito che le scorrettezze relative all'esecuzione delle prestazioni non invalidano l'accordo originario. L'annullamento per dolo richiede infatti raggiri capaci di viziare la volontà iniziale della parte nella stipula negoziale. Per contestazioni relative a importi sovrapprezzati durante la gestione del rapporto spetta eventualmente una richiesta risarcitoria o la rettifica dei compensi. La Suprema Corte ha pertanto rigettato il ricorso del committente, confermando le condanne al pagamento dei corrispettivi dovuti all'appaltatore e ponendo a suo carico le spese legali.
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Vizi del consenso: l’accordo sindacale regge senza prove di dolo
Il Lavoratore ha impugnato un accordo conciliativo firmato in sede sindacale con l'ex datore di lavoro, sostenendo la presenza di vizi del consenso. Secondo il ricorrente, la società lo avrebbe indotto a firmare la risoluzione del rapporto con l'inganno, rassicurandolo falsamente sulla solidità finanziaria della nuova azienda presso cui sarebbe stato assunto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. La Corte ha chiarito che spetta al lavoratore dimostrare il dolo determinante della controparte. Nel caso specifico, il lavoratore aveva valide alternative alla firma e tempo sufficiente per informarsi sulla reale situazione economica della nuova società, escludendo così qualsiasi inganno idoneo a invalidare il consenso.
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Restituzione delle prestazioni: stop alla compensazione d’ufficio
L'Acquirente compra un appartamento dalla Società Venditrice con la complicità del Notaio. Successivamente, si scopre che l'immobile è inabitabile a causa di gravi vizi strutturali nascosti. Il giudice dichiara la nullità del contratto per dolo della Società Venditrice. Tuttavia, la Corte d'Appello decide d'ufficio di compensare il diritto dell'Acquirente a riavere gli 80.000 euro pagati con l'obbligo di restituire l'immobile, nel frattempo perso all'asta. La Cassazione accoglie il ricorso dell'Acquirente: la restituzione delle prestazioni non è un effetto automatico della nullità e richiede una domanda specifica della parte interessata, che in questo caso mancava. Inoltre, non si può applicare la compensazione tra prestazioni non omogenee come denaro e immobili. L'Acquirente ottiene così la cassazione della sentenza con rinvio.
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Giudizio di rinvio: i limiti del giudice nel patto tra familiari
Un padre chiede il trasferimento di una quota di proprietà immobiliare promessa dalla figlia con scrittura privata, avviando un'azione per l'esecuzione del contratto preliminare. Dopo alterne vicende giudiziarie e una prima pronuncia della Cassazione sull'assenza di dolo, la Corte d'appello, in sede di giudizio di rinvio, riqualifica d'ufficio l'accordo come contratto definitivo, dichiarando la domanda inammissibile. Il padre ricorre nuovamente in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che il giudice del rinvio ha superato i propri limiti. La qualificazione del contratto come preliminare costituiva infatti un presupposto logico intangibile della precedente decisione di legittimità, ormai coperto da giudicato implicito. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Autonomia del giudizio civile: stop ai blocchi per cause penali
L'Acquirente di quote societarie impugna il lodo arbitrale che aveva limitato il risarcimento escludendo l'esame della truffa commessa dal Venditore, poiché i fatti erano oggetto di un processo penale pendente. La Corte d'appello respinge l'impugnazione, ritenendo insindacabile la scelta degli arbitri. La Cassazione accoglie il ricorso dell'Acquirente, sancendo il principio dell'autonomia del giudizio civile rispetto a quello penale. Gli arbitri non possono rifiutarsi di accertare i fatti di causa solo perché pendono indagini penali sugli stessi, poiché ciò altera la domanda e viola il dovere di decidere l'intera controversia. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Mente sul CV: Contratto Annullato, Perde Lavoro e Risarcimento
Un lavoratore impugna un licenziamento verbale. L'azienda si difende sostenendo che il dipendente aveva mentito sulle sue qualifiche e esperienze per ottenere il posto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici precedenti, stabilendo che la menzogna del lavoratore costituisce un 'dolo' che giustifica l'annullamento del contratto di lavoro. Poiché il lavoratore non ha mai negato le accuse di aver mentito, i fatti sono stati considerati provati. Di conseguenza, il contratto è stato ritenuto invalido fin dall'inizio e la richiesta di risarcimento del lavoratore è stata respinta. L'azienda ha vinto la causa.
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Annullamento contratto per dolo: compratore esperto inganna venditore
Un professionista, in qualità di acquirente, stipula un contratto preliminare per un immobile, tacendo deliberatamente al venditore alcune complessità giuridiche di cui era a conoscenza grazie alla sua professione. Tali difficoltà rendevano impossibile per il venditore rispettare i tempi stretti per la stipula del contratto definitivo. L'acquirente chiede quindi la restituzione del doppio della caparra per inadempimento. La Corte di Cassazione, tuttavia, conferma la decisione dei giudici di merito, sancendo l'annullamento del contratto per dolo. Il silenzio dell'acquirente su informazioni essenziali è stato considerato un raggiro determinante per viziare il consenso del venditore, che quindi vince la causa.
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Autrice paga per pubblicare: no all’annullamento contratto per dolo
Un'autrice ha chiesto l'annullamento del contratto per dolo contro la sua casa editrice, sostenendo di essere stata ingannata sulla natura 'a pagamento' dell'accordo e sulla mancata promozione dell'opera. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta. I giudici hanno stabilito che non c'era stato alcun inganno, poiché il contratto menzionava chiaramente un contributo economico dell'autrice e non prevedeva specifici obblighi di promozione. Inoltre, la presenza di un avvocato durante le trattative rendeva inverosimile la tesi del raggiro. L'autrice ha quindi perso la causa e il contratto è rimasto valido.
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Annullamento contratto per dolo: compra il terreno sbagliato ma perde
Un acquirente chiede l'annullamento del contratto per dolo, sostenendo di essere stato ingannato. Affermava di aver visionato un terreno ampio e adatto a costruire, ma di averne ricevuto uno diverso, più piccolo e gravato da servitù. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito che non c'era prova dell'inganno da parte dei venditori. Inoltre, l'acquirente non ha usato l'ordinaria diligenza: avrebbe potuto facilmente scoprire le reali caratteristiche del terreno e la presenza di servitù consultando le mappe catastali e i documenti allegati al rogito. L'errore, quindi, è stato attribuito alla sua negligenza e non a un raggiro, rendendo il contratto valido.
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Franchising: validità contratto e manuale operativo
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un contratto di Franchising, respingendo le pretese di un'affiliata che invocava la nullità per indeterminatezza dell'oggetto. La Corte ha stabilito che l'oggetto del contratto è valido se la formula commerciale e il know-how sono desumibili dal manuale operativo, anche se quest'ultimo viene consegnato dopo la stipula, purché l'affiliato ne abbia avuto conoscenza preventiva. La decisione chiarisce che il pagamento della fee d'ingresso non esonera l'affiliato dai propri oneri organizzativi e che l'eventuale mancata consapevolezza degli impegni assunti non configura dolo da parte del franchisor.
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Litisconsorzio necessario in polizze vita: il caso
Un erede impugna per dolo la rinuncia alla facoltà di revoca dei beneficiari di una polizza vita stipulata dal defunto. La Corte di Cassazione annulla le precedenti decisioni non entrando nel merito, ma rilevando un vizio procedurale fondamentale: la mancata partecipazione al giudizio della compagnia assicuratrice. Viene affermato il principio del litisconsorzio necessario, che impone di rifare il processo dal primo grado coinvolgendo l'assicuratore.
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Dolo contrattuale: negligenza non basta per annullare
Un acquirente cita in giudizio un venditore di auto per aver manomesso il contachilometri. Il Tribunale annulla il contratto per dolo contrattuale. La Corte d'Appello, però, ribalta la decisione, ritenendo che manchi la prova della volontà di ingannare, ravvisando solo una condotta negligente. La Corte di Cassazione conferma la sentenza d'appello, sottolineando la necessità di una prova rigorosa del comportamento doloso e rigettando il ricorso dell'acquirente.
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Dolo contrattuale: vendita di opere d’arte a prezzo gonfiato
Un acquirente ha comprato un dipinto per €6.900, convinto dalle false dichiarazioni del venditore sul suo valore (certificato per €8.900) e sulla sua convenienza come investimento. Il valore reale era nettamente inferiore. I tribunali di merito hanno annullato il contratto per dolo contrattuale, decisione confermata dalla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che creare una falsa rappresentazione della realtà per indurre al consenso, specialmente riguardo al valore di un bene presentato come investimento, supera la normale esaltazione commerciale (*dolus bonus*) e costituisce causa di annullamento.
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Collegamento negoziale: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che richiedeva il pagamento di 700.000 euro derivante da una transazione. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano annullato l'accordo per dolo, riconoscendo l'esistenza di un collegamento negoziale tra la transazione e un contratto di compravendita di materiale industriale. Il valore di tale materiale era stato fraudolentemente sovrastimato, invalidando così l'intera operazione economica voluta dalle parti.
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Efficacia probatoria quietanza: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato l'efficacia probatoria della quietanza di pagamento come prova piena dell'avvenuta transazione. In un caso di compravendita immobiliare, le venditrici sostenevano di non aver ricevuto il prezzo pattuito, nonostante avessero firmato delle quietanze. La Corte ha stabilito che tali documenti, se non disconosciuti tempestivamente o contestati con una querela di falso ammissibile, hanno valore di confessione stragiudiziale e sono sufficienti a dimostrare il pagamento, anche a fronte della mancata produzione di documentazione bancaria da parte dell'acquirente.
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Disconoscimento fideiussione: firma generica non basta
Il Tribunale di Sondrio ha rigettato l'opposizione a un decreto ingiuntivo basato su una fideiussione. La corte ha stabilito che il disconoscimento della firma da parte del garante era inammissibile perché formulato in modo generico. Inoltre, ha respinto le accuse di dolo e errore, attribuendo la mancata comprensione del contratto alla negligenza del firmatario. La sentenza ha confermato la validità della garanzia personale anche in presenza di un'altra garanzia pubblica.
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