Una società immobiliare, proprietaria di un centro commerciale, presenta una dichiarazione di variazione catastale (Docfa) per frazionare internamente l'immobile. La nuova rendita, più bassa, viene concordata con l'Amministrazione Finanziaria solo due anni dopo. Il Comune pretende il pagamento dell'IMU sulla base della vecchia rendita, più alta, per gli anni intermedi. La Corte di Cassazione dà ragione alla società, stabilendo un importante principio sull'efficacia retroattiva rendita catastale. Se la variazione ha natura dichiarativa, cioè si limita a registrare una situazione di fatto già esistente (come il frazionamento interno), la nuova rendita si applica dalla data di presentazione del Docfa, non da quella successiva dell'accordo. La società vince e pagherà meno tasse per gli anni contestati.
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