Un amministratore locale, dopo essere stato assolto in numerosi procedimenti penali, aveva criticato pubblicamente l'operato del procuratore della Repubblica, denunciando un accanimento nei suoi confronti e segnalando vicende personali del magistrato. Condannato nei gradi di merito per diffamazione aggravata, l'imputato ha proposto ricorso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la condanna con rinvio. I giudici di legittimità hanno stabilito che la Corte d'Appello ha omesso di verificare la verità dei fatti e il contesto di scontro, applicando una illegittima presunzione di offensività. La sentenza ribadisce che il diritto di critica giudiziaria gode di uno spazio molto ampio in democrazia, quale strumento di controllo sull'operato dei magistrati, purché non scada in insulti gratuiti e si fondi su fatti reali.
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