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Diritto Alla Provvigione Del Mediatore

16 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Provvigione del Mediatore: Diritto anche con incarico unilaterale?
Un intermediario immobiliare ha chiesto il pagamento della provvigione del mediatore a un acquirente per aver facilitato l'acquisto di un complesso immobiliare. L'acquirente si è rifiutato, sostenendo che non vi fosse stata attività di mediazione e che l'intermediario non fosse imparziale, avendo ricevuto un incarico da un'altra parte. La Corte di Cassazione ha confermato che il diritto alla provvigione del mediatore sussiste anche se l'incarico proviene da una sola parte, purché l'altra parte abbia accettato e beneficiato dell'attività dell'intermediario, portando alla conclusione dell'affare. L'intermediario ha dimostrato di aver agito nell'interesse di tutte le parti coinvolte, garantendo la sua imparzialità. L'acquirente è stato condannato a pagare la provvigione e le spese legali.
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Diritto alla provvigione del mediatore: rinuncia dei venditori non annulla il compenso
Un'Agenzia Immobiliare ha agito in giudizio per ottenere il pagamento della provvigione dopo aver intermediato una proposta d'acquisto accettata per un immobile. I venditori, tuttavia, hanno successivamente rinunciato alla vendita. L'acquirente, condannata in appello a pagare la provvigione all'Agenzia, ha ottenuto dai venditori la manleva per tale somma. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei venditori, confermando il Diritto alla provvigione del mediatore anche se l'affare non si è perfezionato a causa della loro rinuncia. La provvigione è stata calcolata sul prezzo pattuito nella proposta accettata.
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Provvigione Mediatore: Cassazione Riconosce Diritto Anche con Differenze
Un'agenzia immobiliare ha chiesto il pagamento del suo **diritto alla provvigione del mediatore** per la vendita di un immobile. L'agenzia aveva mostrato l'appartamento a un acquirente, che poi lo ha comprato direttamente dal costruttore mesi dopo, a un prezzo diverso. I giudici di primo e secondo grado avevano negato la provvigione, ritenendo assente un nesso causale diretto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'agenzia. Ha stabilito che il diritto alla provvigione spetta se l'attività del mediatore ha messo in relazione le parti, anche se l'affare si conclude in seguito, a condizioni diverse, o con l'intervento di altri. L'importante è che l'attività iniziale sia stata indispensabile.
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Diritto alla provvigione del mediatore: l’acquirente perde nonostante l’annuncio impreciso
Un acquirente ha proposto ricorso contro il pagamento della provvigione a un'agenzia immobiliare. L'annuncio pubblicizzava un immobile con due camere, ma in realtà ne aveva una e un guardaroba. Nonostante l'imprecisione, l'acquirente aveva visitato l'immobile e esaminato la planimetria prima di firmare la proposta d'acquisto, poi risolta consensualmente. La Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che il diritto alla provvigione del mediatore sorge quando l'affare è concluso, anche se poi risolto, se l'acquirente ha avuto modo di verificare le reali condizioni dell'immobile. L'acquirente deve pagare la provvigione e le spese legali.
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Diritto alla provvigione del mediatore anche a contratto scaduto
L'Agenzia Immobiliare ha citato in giudizio Il Venditore per ottenere il pagamento del compenso dovuto. Un immobile era stato visionato da un potenziale acquirente durante l'incarico, ma la vendita è stata poi conclusa dal coniuge dopo la scadenza del mandato. Il Venditore eccepiva la scadenza del contratto e l'assenza di trattative dirette con il coniuge. La Corte di Cassazione ha riconosciuto la spettanza del diritto alla provvigione del mediatore, confermando la continuità dell'affare quando l'acquisto viene compiuto dal coniuge della persona che ha visionato il bene. Inoltre, la scadenza indicata non è stata ritenuta termine essenziale. Il Venditore è stato condannato al pagamento del compenso e delle spese legali.
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Diritto alla provvigione del mediatore: saltarla non paga
Un'agenzia immobiliare fa visitare un appartamento a due potenziali acquirenti, che presentano un'offerta rifiutata dal venditore. Pochi mesi dopo, gli acquirenti contattano direttamente la società venditrice e acquistano l'immobile a un prezzo inferiore. La Corte d'Appello nega il compenso all'agenzia, ritenendo interrotto il nesso causale. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che il diritto alla provvigione del mediatore sorge ogni volta che la messa in relazione delle parti costituisca l'antecedente indispensabile per la conclusione dell'affare. Non rileva che la trattativa sia stata conclusa direttamente o a un prezzo diverso, poiché l'attività dell'agenzia ha comunque avviato il processo. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Diritto alla provvigione del mediatore: la rinuncia non basta
Un acquirente e un venditore si incontrano grazie a un mediatore immobiliare e firmano un primo contratto preliminare, poi risolto consensualmente. In tale occasione, il mediatore rinuncia al compenso. Successivamente, le stesse parti firmano un nuovo preliminare per lo stesso immobile a condizioni diverse. Il mediatore chiede quindi il pagamento. La Corte di Cassazione conferma che il diritto alla provvigione del mediatore spetta comunque. La rinuncia precedente riguardava solo il primo affare, mentre il secondo contratto è stato concluso grazie alla messa in relazione iniziale operata dal professionista. L'acquirente perde la causa e deve pagare la provvigione del 3% oltre alle spese legali.
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Diritto alla provvigione: la parola non basta se il patto è scritto
La Corte di Cassazione ha negato il diritto alla provvigione del mediatore in un caso di compravendita immobiliare. Gli acquirenti avevano formulato una proposta irrevocabile che richiedeva una comunicazione scritta dell'accettazione entro un termine perentorio. L'agente immobiliare sosteneva di aver comunicato verbalmente l'accettazione entro la scadenza. I giudici hanno stabilito che, se le parti concordano una forma specifica per la comunicazione dell'accettazione (in questo caso, scritta), tale forma è vincolante. Una comunicazione verbale non è sufficiente per perfezionare il contratto. Di conseguenza, non essendo l'affare concluso, nessuna provvigione è dovuta.
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Contratto diverso? Il diritto alla provvigione del mediatore resta
La Corte di Cassazione ha affermato il diritto alla provvigione del mediatore anche quando le parti concludono l'affare con condizioni diverse da quelle iniziali. Il caso riguardava l'acquisto di una farmacia: dopo il fallimento di un primo accordo, l'acquirente aveva concluso la compravendita direttamente con il venditore, modificando prezzo e modalità di pagamento. La Corte ha stabilito che se l'intervento del mediatore è stato l'antecedente necessario per mettere in contatto le parti, il suo diritto al compenso sussiste. Le successive modifiche contrattuali non interrompono automaticamente il legame causale tra la sua attività e la conclusione dell'affare. La sentenza precedente è stata annullata con rinvio.
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Casa diversa, stessa provvigione? La Cassazione fissa i limiti
Un'agenzia immobiliare chiedeva il saldo della provvigione a un'acquirente che, dopo aver formulato una proposta per un immobile tramite l'agenzia, ne aveva acquistato un altro, diverso, ma situato nello stesso edificio e di proprietà della stessa società venditrice. La Corte di Cassazione ha stabilito che il semplice fatto di aver messo in contatto le parti non è sufficiente a garantire il diritto alla provvigione del mediatore. È necessario dimostrare che l'intervento dell'agente sia stato una causa determinante anche per la conclusione dell'affare diverso. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione, rinviando il caso a un nuovo giudice per verificare l'effettivo nesso causale tra l'attività del mediatore e la vendita dell'immobile poi effettivamente acquistato.
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Provvigione Mediatore: Affare Diverso ma Pagamento a Rischio
Una società si opponeva al pagamento della provvigione a un'agenzia immobiliare, sostenendo che l'affare concluso (cessione di quote societarie) fosse diverso da quello pattuito (vendita di un immobile) e che il mediatore non fosse regolarmente iscritto all'albo. La Cassazione ha stabilito due principi chiave. Primo: il diritto alla provvigione del mediatore sussiste anche se l'operazione economica finale è giuridicamente diversa, purché il risultato sia lo stesso. Secondo, e decisivo: la mancata iscrizione del mediatore nel registro delle imprese è un requisito fondamentale la cui assenza fa perdere il diritto al compenso e può essere contestata in qualsiasi momento del processo. La Corte ha quindi rinviato il caso al giudice d'appello per questa verifica.
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Provvigione Mediatore: Offerta Accettata ma Niente Preliminare
Una mediatrice immobiliare ha richiesto il pagamento della provvigione a un venditore dopo aver trovato un acquirente e aver ottenuto l'accettazione della sua offerta. Tuttavia, le parti non hanno mai firmato il contratto preliminare. I giudici dei gradi precedenti avevano negato il compenso, ritenendo l'affare non concluso. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha ritenuto il tema del 'diritto alla provvigione del mediatore' di particolare importanza. Ha quindi sospeso la decisione e rinviato la causa a una pubblica udienza per definire se l'accettazione di un'offerta, senza un successivo preliminare, sia sufficiente a far nascere l'obbligo di pagare il compenso all'agente.
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Provvigione Mediatore: Visita con un’agenzia, acquisto con un’altra
Un'agenzia immobiliare fa visitare un immobile a un potenziale acquirente, ma la trattativa si ferma. Oltre un anno dopo, l'acquirente compra la stessa casa tramite una seconda agenzia. La prima agenzia chiede comunque la provvigione. La Corte di Cassazione ha negato tale pretesa, stabilendo un principio chiave sul diritto alla provvigione del mediatore: non basta essere i primi a mostrare l'immobile. Se l'affare si conclude grazie all'intervento successivo e determinante di un altro mediatore, che riavvia e porta a termine la trattativa, il nesso causale con il primo si interrompe. Vince quindi l'acquirente, che deve pagare solo l'agenzia che ha concluso l'affare.
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Provvigione Mediatore: Contatto Iniziale Inutile se il Deal Cambia
Un mediatore mette in contatto due aziende per la successione in un contratto di locazione commerciale. La trattativa iniziale non va a buon fine. Successivamente, le stesse aziende concludono un accordo più complesso grazie all'intervento di un secondo mediatore. La Corte di Cassazione ha negato al primo professionista il diritto alla provvigione del mediatore. I giudici hanno stabilito che un semplice contatto iniziale, non seguito da una trattativa concreta, non è sufficiente. L'intervento del primo mediatore non costituiva l'antecedente indispensabile per la conclusione dell'affare, che è avvenuta grazie all'attività autonoma e determinante del secondo mediatore e a condizioni contrattuali nuove e diverse.
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Visita la casa ma non paga l’agenzia: negato il diritto alla provvigione
La Corte di Cassazione ha negato il diritto alla provvigione del mediatore a un'agenzia immobiliare che si era limitata a organizzare una singola visita dell'immobile. Successivamente, l'acquirente aveva concluso l'affare trattando direttamente con il proprietario. Secondo la Corte, una sola visita, se non seguita da una reale attività di mediazione che metta in relazione le parti e avvii una trattativa, non è sufficiente a creare il 'nesso causale' necessario per far sorgere il diritto al compenso. L'intervento del mediatore deve essere un anello fondamentale della catena che porta alla vendita, non un evento isolato e privo di sviluppi. L'agenzia ha quindi perso la causa e non ha ottenuto la provvigione.
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Nessun contratto? Il diritto alla provvigione del mediatore vale
La Cassazione conferma il diritto alla provvigione del mediatore anche senza un contratto scritto. Se un cliente accetta e utilizza l'operato di un'agenzia immobiliare, manifestando la sua volontà con 'fatti concludenti' (come visitare immobili o scambiare email), è tenuto a pagare la commissione. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso del cliente che chiedeva di rivalutare le prove (testimonianze e messaggi), attività preclusa al giudice di legittimità. Il cliente, avendo perso la causa, è stato condannato a pagare le spese legali all'agenzia immobiliare.
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