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Dies A Quo

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2593 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Inoperatività della polizza assicurativa: l’azienda paga i danni
Alcuni acquirenti hanno citato in giudizio L'Azienda venditrice per gravi difetti di costruzione degli immobili acquistati. L'Azienda ha chiamato in causa l'impresa costruttrice e la Compagnia Assicurativa per essere sollevata da ogni responsabilità. La Corte d'Appello ha condannato L'Azienda, escludendo la copertura assicurativa poiché mancavano il collaudo e l'abitabilità dell'edificio. L'Azienda ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'inoperatività della polizza assicurativa fosse un'eccezione in senso stretto, non rilevabile d'ufficio dal giudice. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la contestazione sull'operatività della copertura costituisce una mera difesa e può essere rilevata d'ufficio dal giudice se risulta dai documenti di causa. Di conseguenza, L'Azienda è stata condannata a pagare le spese legali alla Compagnia Assicurativa.
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Prescrizione del reato: condanna annullata per l’amministratore
L'Amministratore di una società veniva condannato per violazioni ambientali commesse nel 2015, consistite nell'omessa comunicazione dei dati sulle emissioni e nel mancato campionamento annuale. L'imputato proponeva ricorso in Cassazione, lamentando l'errata individuazione della data di inizio del reato e l'omessa valutazione delle prove relative alla cessazione anticipata dell'attività. La Suprema Corte ha rilevato che, anche calcolando il termine a partire dalla data indicata dal Tribunale e considerando i periodi di sospensione, il termine massimo di cinque anni era ampiamente decorso. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna, dichiarando la prescrizione del reato.
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Prescrizione del risarcimento danni: alluvione o colpa dello Stato
Una società ha chiesto al Ministero il risarcimento per i danni causati dall'esondazione di un fiume nel 1992. I giudici di merito hanno rigettato la domanda ritenendo il diritto prescritto, sul presupposto che la società potesse percepire subito i vizi di manutenzione delle opere idrauliche. La Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che la prescrizione del risarcimento danni decorre solo dal momento in cui il danneggiato acquisisce una reale consapevolezza tecnico-scientifica del nesso causale tra le carenze delle opere pubbliche e l'evento dannoso. La semplice percezione visiva dell'alluvione non basta a far iniziare il decorso del tempo. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione del risarcimento danni: stop alle richieste tardive
Il Lavoratore, ex direttore generale di un policlinico universitario, ha chiesto il risarcimento dei danni derivanti dalla sua sospensione dal servizio avvenuta nel 2000. I giudici di merito hanno respinto la domanda ritenendo superato il termine di cinque anni. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che la prescrizione del risarcimento danni inizia a decorrere dal momento in cui si verifica l'atto ritenuto lesivo (la sospensione) e non dalla conclusione dei successivi giudizi civili o penali. Poiché il Lavoratore non ha contestato adeguatamente tutti i motivi della decisione precedente, il suo ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese processuali.
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Termine per il ricorso in Cassazione: conoscenza batte notifica
La compagnia assicurativa, come persona offesa, ha impugnato l'ordinanza di messa alla prova di un imputato per frode assicurativa, lamentando la mancata convocazione all'udienza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché tardivo. Il termine per il ricorso in Cassazione di quindici giorni decorre dall'effettiva conoscenza del provvedimento, dimostrata in questo caso dal precedente deposito di memorie difensive. La ricorrente è stata condannata alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Prescrizione contributi INPS: l’omesso quadro RR non salva l’ente
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009. Il professionista, iscritto all'Albo ma non alla Cassa Forense per via del reddito inferiore a 5.000 euro, si è opposto eccependo la prescrizione del credito. La Corte d'Appello ha accolto l'eccezione, individuando la scadenza del termine di pagamento come inizio del decorso quinquennale e ritenendo tardiva la richiesta dell'ente. L'INPS ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la mancata compilazione del quadro RR della dichiarazione dei redditi avesse sospeso il termine. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la mancata compilazione non equivale a un occultamento doloso del debito. Di conseguenza, la prescrizione contributi INPS è stata confermata e l'ente previdenziale ha perso la causa.
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Termine breve per impugnare: banca perde contro ex dipendente
Un'azienda bancaria ha promosso un giudizio contro un ex dipendente per accertare una condotta appropriativa. Il processo, sospeso in attesa del processo penale, è stato dichiarato estinto dal Tribunale per tardiva riassunzione. L'azienda ha prima proposto un reclamo inammissibile e, successivamente, un appello. La Corte d'Appello ha ritenuto tempestivo l'appello, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici di legittimità hanno stabilito che la proposizione del primo reclamo equivale alla conoscenza legale della decisione. Da quel momento decorre il termine breve per impugnare per qualsiasi successiva impugnazione. Di conseguenza, l'appello della banca è stato dichiarato inammissibile perché tardivo, confermando l'estinzione del giudizio.
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Responsabilità degli amministratori: concordato e fallimento
Il Curatore di un fallimento ha promosso un'azione di responsabilità contro gli ex amministratori e gli ex sindaci di una società. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna degli ex amministratori al risarcimento dei danni, respingendo la tesi secondo cui l'avvio del concordato preventivo escludesse la loro responsabilità degli amministratori. La Corte ha chiarito che la gestione dell'impresa prosegue anche durante il concordato, senza spossessamento dei beni. Inoltre, ha escluso la responsabilità dei sindaci di nuova nomina in assenza di specifici segnali d'allarme che imponessero una revisione immediata dei bilanci passati. Entrambi i ricorsi principali sono stati rigettati.
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Notifica del verbale di accertamento: i tempi dell’Ispettorato
L'Ispettorato del Lavoro ha sanzionato una Società Cooperativa per violazioni della normativa sul lavoro. L'Amministratore ha impugnato l'ordinanza ingiunzione, sostenendo che la notifica del verbale di accertamento fosse tardiva rispetto al termine di novanta giorni previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il termine per la notifica non decorre dal semplice reperimento dei documenti, ma dal momento in cui l'autorità completa la complessa valutazione di tutti i dati necessari per accertare l'illecito. Nel caso specifico, l'indagine si era estesa a numerosi lavoratori, giustificando il tempo impiegato per le verifiche. L'Amministratore perde definitivamente la causa e deve pagare la sanzione.
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Confisca di prevenzione: beni sottratti ai prestanome della mafia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro la misura della sorveglianza speciale e la confisca di prevenzione di due immobili a Palermo. I ricorrenti, ritenuti legati a un sodalizio mafioso, contestavano la pericolosità sociale attuale e la legittimità del sequestro dei beni intestati a una familiare ma ritenuti nella loro effettiva disponibilità. La Suprema Corte ha confermato che la confisca di prevenzione è legittima qualora vi sia una netta sproporzione tra i redditi dichiarati dal nucleo familiare e il valore dei beni acquistati, senza che la difesa sia riuscita a dimostrare la provenienza lecita del denaro. Inoltre, i giudici hanno chiarito che i termini di efficacia della misura non erano scaduti, essendo stati legittimamente sospesi a causa dei rinvii richiesti dalla difesa e dell'emergenza sanitaria. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: stop dell’INPS
Un professionista ha impugnato la richiesta dell'INPS di pagamento dei contributi omessi, eccependo l'avvenuta prescrizione. La Corte d'Appello aveva ritenuto tempestiva la richiesta dell'ente, calcolando la decorrenza della prescrizione dalla data di presentazione della dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del professionista, stabilendo che per la prescrizione contributi Gestione Separata il termine iniziale coincide con la scadenza del pagamento dei contributi stessi e non con il successivo termine di presentazione della dichiarazione dei redditi. Quest'ultima rappresenta una mera dichiarazione di scienza e non il presupposto del credito. Di conseguenza, la sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Prescrizione contributi previdenziali: omissione o dolo?
L'Ente Previdenziale ha richiesto il pagamento di somme a un Professionista per la gestione separata. Il Professionista ha eccepito la prescrizione del credito, accolta in appello. L'Ente Previdenziale ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che l'omessa compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi costituisse un doloso occultamento del debito, idoneo a sospendere il termine. La Corte di Cassazione, rilevando la necessità di approfondire la questione della rilevabilità d'ufficio della corretta decorrenza del termine e l'impatto delle proroghe dei versamenti sulla prescrizione contributi previdenziali, ha disposto la rimessione della causa alla Sezione Quarta Civile per una decisione nomofilattica.
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Prescrizione contributi previdenziali: il silenzio non è truffa
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per l'anno 2009, inviando la richiesta nel 2015. I giudici di merito hanno dichiarato la prescrizione contributi previdenziali, ritenendo superato il termine di cinque anni. L'INPS ha sostenuto che la prescrizione fosse sospesa perché il professionista non aveva compilato il quadro RR della dichiarazione dei redditi, configurando un doloso occultamento del debito. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione relativa alla decorrenza dei termini e alla possibilità per il giudice di rilevarla d'ufficio, ha rimesso la causa alla Sezione Quarta civile per una decisione definitiva.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: vince l’INPS
Un libero professionista ha contestato la richiesta dell'INPS di pagare i contributi previdenziali per l'anno 2008 alla Gestione Separata, sostenendo che il diritto dell'ente fosse ormai estinto per prescrizione quinquennale. Secondo il lavoratore, il termine di cinque anni andava calcolato dalla scadenza ordinaria del 16 giugno 2009, rendendo tardiva la richiesta dell'INPS notificata il 27 giugno 2014. La Corte di Cassazione ha invece rigettato il ricorso del professionista, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione Separata decorre dalla data di scadenza effettiva del pagamento, comprensiva delle proroghe disposte via decreto (D.P.C.M.) per i soggetti sottoposti agli studi di settore, fissata nel caso specifico al 6 luglio 2009. Di conseguenza, la richiesta dell'INPS è stata considerata tempestiva e il professionista è stato condannato a pagare i contributi e le spese legali.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: la proroga salva l’INPS
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un Professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009. Il Professionista riteneva il debito estinto per decorso del tempo, calcolando la scadenza dal 16 giugno 2010. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Ente, stabilendo che la prescrizione contributi Gestione Separata decorre dalla scadenza effettiva del pagamento. Nel caso specifico, un decreto governativo aveva prorogato il termine di versamento al 6 luglio 2010. Di conseguenza, la richiesta di pagamento inviata il 30 giugno 2015 è tempestiva, poiché avvenuta prima del compimento dei cinque anni. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio alla Corte d'appello per un nuovo giudizio.
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Gestione Separata INPS: partita IVA non basta per l’obbligo
Una professionista ha impugnato l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata INPS per l'anno 2009, eccependo un reddito annuo inferiore a cinquemila euro e contestando il carattere abituale della propria attività di avvocato. La Corte d'appello aveva ritenuto obbligatoria l'iscrizione basandosi esclusivamente sull'iscrizione all'albo e sulla partita IVA. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della professionista, chiarendo che l'iscrizione all'albo e la partita IVA costituiscono solo presunzioni semplici e non legali di abitualità. Di conseguenza, il giudice di merito deve valutare concretamente tutti gli elementi, compreso il basso reddito, per stabilire se l'attività sia davvero abituale o solo occasionale. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Ricalcolo della pensione: la Cassazione salva gli arretrati
Tre pensionati hanno chiesto all'INPS il ricalcolo della pensione per ottenere l'importo corretto basato sull'ottanta per cento della base pensionabile. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda ritenendola interamente decaduta per il decorso del termine di tre anni previsto dalla legge. I pensionati si sono rivolti alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno accolto parzialmente il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la decadenza triennale per la richiesta di ricalcolo della pensione non cancella l'intero diritto. Essa colpisce esclusivamente le differenze sui singoli ratei scaduti prima del triennio precedente alla causa. I ratei successivi restano pienamente esigibili. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi previdenziali: la proroga salva l’INPS
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi della Gestione separata dovuti da una professionista per l'anno 2010. La Corte d'Appello aveva calcolato il termine di prescrizione quinquennale dalla scadenza ordinaria di pagamento. La Cassazione ha invece stabilito che il rinvio dei termini di versamento disposto dal D.P.C.M. del 12 maggio 2011 sposta in avanti anche il giorno di inizio della prescrizione. Di conseguenza, la richiesta di pagamento dell'INPS, giunta prima della nuova scadenza quinquennale ricalcolata al 6 luglio 2011, è tempestiva. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Prescrizione contributi previdenziali: l’INPS perde per inerzia
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi per l'anno 2011, notificando la richiesta oltre il termine di cinque anni. L'ente previdenziale sosteneva che la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi avesse sospeso la prescrizione contributi previdenziali per via di un doloso occultamento del debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando che l'omessa compilazione del quadro RR non equivale a un occultamento intenzionale. Tale omissione rappresenta una semplice difficoltà di accertamento per l'ente, superabile con i normali controlli d'ufficio. Di conseguenza, i contributi sono stati dichiarati definitivamente prescritti e l'INPS è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: INPS perde la causa
L'INPS ha richiesto a un libero professionista il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2011. L'ente previdenziale ha notificato la richiesta oltre il termine di cinque anni, sostenendo che la prescrizione contributi Gestione Separata fosse sospesa. Secondo l'INPS, il professionista aveva nascosto dolosamente il debito omettendo di compilare il quadro RR nella dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS. I giudici hanno stabilito che la mancata compilazione del quadro RR non equivale a un occultamento doloso del debito, soprattutto se i redditi sono stati comunque dichiarati altrove. Di conseguenza, i contributi sono prescritti perché l'INPS avrebbe potuto accertare il credito con i normali controlli.
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