Durante una violenta rivolta in un istituto penitenziario, un detenuto partecipava attivamente a gravi atti di devastazione, distruggendo arredi, appiccando incendi e favorendo l'evasione di massa. Successivamente, l'indagato veniva ammesso alla detenzione domiciliare per un'altra causa. Il Tribunale del Riesame disponeva comunque la custodia in carcere, ravvisando un concreto pericolo di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che il beneficio della detenzione domiciliare, concesso senza considerare i gravi fatti della rivolta, non esclude l'attualità delle esigenze cautelari. La condotta violenta e la totale mancanza di autocontrollo dimostrano la persistenza della pericolosità sociale del soggetto, rendendo necessaria la misura carceraria.
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