Durante la rivolta carceraria del marzo 2020, un detenuto partecipava alle devastazioni, agevolava la fuga di altri reclusi, evadeva e compiva una rapina. Il Tribunale del Riesame disponeva la custodia in carcere, ma la difesa ricorreva in Cassazione contestando l'assenza di un pericolo di reiterazione del reato attuale e concreto, data la distanza di tre anni dai fatti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'attualità del pericolo non coincide con l'imminenza di un nuovo reato, bensì con la persistenza nel tempo della pericolosità del soggetto. Nel caso specifico, la gravità delle condotte, i precedenti penali e la fuga violenta dimostrano un rischio concreto e costante, rendendo legittima la misura cautelare massima nonostante il tempo trascorso.
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