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Detenzione Domiciliare Speciale

33 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un'altra misura alternativa che consente al condannato di scontare la pena a casa, ma con condizioni più stringenti rispetto alla detenzione domiciliare ordinaria, spesso per motivi di salute o familiari.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Revoca detenzione domiciliare: Collaboratore di Giustizia perde il beneficio
Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto la revoca detenzione domiciliare speciale per un Collaboratore di Giustizia. L'uomo aveva violato le prescrizioni: si era allontanato senza permesso, aveva usato documenti falsi, aveva avuto contatti non autorizzati e aveva rivelato il suo domicilio protetto. Il Collaboratore ha presentato ricorso, chiedendo una misura meno afflittiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che il Tribunale aveva correttamente valutato la gravità delle violazioni, ritenendole incompatibili con la prosecuzione della misura alternativa.
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Misure alternative alla detenzione: ricorso inammissibile per il Condannato
Un Condannato ha cercato di ottenere misure alternative alla detenzione, come l'affidamento in prova al servizio sociale o la detenzione domiciliare speciale. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato queste richieste, evidenziando i suoi collegamenti con la criminalità organizzata e l'impossibilità di una prognosi favorevole. Il Condannato ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, ma questa lo ha dichiarato inammissibile. La Cassazione ha ritenuto che il ricorso mirasse a una non consentita rivalutazione del merito della decisione del Tribunale, che era già adeguatamente motivata. Il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Detenzione domiciliare speciale negata al padre pericoloso
Un padre detenuto per gravi reati, rimasto vedovo, ha richiesto l'accesso alla detenzione domiciliare speciale per accudire i tre figli minori. I bambini risiedono attualmente con la nonna paterna, la quale garantisce loro un ambiente stabile, sereno e idoneo. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta ravvisando sia la permanente pericolosità sociale del condannato sia l'interesse dei minori a mantenere l'attuale equilibrio di vita senza subire ulteriori traumi o trasferimenti. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della misura alternativa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici di legittimità hanno confermato che la detenzione domiciliare speciale richiede l'assenza di rischio di reiterazione del reato e la reale rispondenza all'interesse dei figli, il quale in questo caso risulta tutelato dalla stabilità dell'affidamento alla nonna.
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Differimento della pena: ansia e stress non fermano il carcere
Un collaboratore di giustizia, condannato per associazione mafiosa e reati in materia di armi, ha richiesto il differimento della pena e l'ammissione alla detenzione domiciliare speciale. Il detenuto ha sostenuto che la carcerazione gli provocasse gravi disturbi dell'umore e rischio di autolesionismo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno stabilito che lo stress e le difficoltà psicologiche legate all'adattamento alla vita carceraria non giustificano il differimento della pena, poiché non costituiscono un'infermità grave e non curabile in carcere. Inoltre, lo status di collaboratore di giustizia non garantisce benefici automatici in mancanza di un effettivo ravvedimento interiore, smentito nel caso specifico dalla commissione di recenti reati e da precedenti violazioni dei domiciliari. Il condannato resta pertanto in carcere.
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Detenzione domiciliare speciale negata al padre violento
Un condannato per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale contro la ex compagna ha richiesto la detenzione domiciliare speciale e l'affidamento in prova al servizio sociale per accudire il figlio minore di sei anni. Il condannato ha valorizzato la presenza di un impiego lavorativo e il positivo attaccamento affettivo verso il figlio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza. I giudici hanno evidenziato che l'uomo ha usato in passato il minore come strumento di violenza e intimidazione verso la madre. Il condannato mostra inoltre una tendenza a minimizzare le proprie colpe e non ha avviato un serio ravvedimento. La tutela dell'interesse del minore e la sicurezza sociale precludono la concessione della detenzione domiciliare speciale.
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Detenzione domiciliare speciale: no al ricorso generico
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato da una condannata che chiedeva l'accesso alla detenzione domiciliare speciale e il riconoscimento delle attenuanti generiche. Il giudice di secondo grado aveva già escluso la misura per la mancanza dei requisiti di legge a tutela della prole. L'interessata non ha confutato le motivazioni della sentenza di merito nei motivi di impugnazione. Gli Ermellini hanno dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza e genericità delle argomentazioni. Di conseguenza, l'imputata ha perso il ricorso e deve pagare le spese di giudizio oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione domiciliare speciale negata se la madre accudisce
Un detenuto, padre di quattro figli di cui tre piccoli e uno con grave invalidità, ha richiesto la detenzione domiciliare speciale sostenendo l'incapacità della madre di gestire da sola l'intero nucleo familiare. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. I giudici hanno chiarito che la misura alternativa può essere concessa al padre solo in caso di effettiva e comprovata impossibilità della madre di accudire i minori. Dalle relazioni dei servizi sociali è emerso che la donna garantisce una cura adeguata e un equilibrato sviluppo educativo della prole, escludendo così qualsiasi rischio di abbandono o deficit assistenziale. Il ricorso è stato quindi respinto con condanna alle spese per il condannato.
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Detenzione domiciliare speciale: no al padre se la madre lavora
Un padre detenuto ha chiesto la concessione della detenzione domiciliare speciale per accudire il figlio di tre anni, vittima di un recente incidente domestico. Il genitore ha sostenuto che la madre fosse impossibilitata ad assistere il piccolo a causa degli impegni lavorativi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza. I giudici hanno chiarito che il lavoro della madre non costituisce un'impossibilità assoluta tale da giustificare la misura speciale, in mancanza di un concreto e provato rischio di compromissione dello sviluppo del bambino. Inoltre, la persistente pericolosità sociale del padre e i suoi precedenti disciplinari impediscono la scarcerazione. Il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese processuali.
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Detenzione domiciliare collaboratori di giustizia: i limiti
Un detenuto collaboratore di giustizia ha richiesto la concessione della misura alternativa della detenzione domiciliare speciale. Il Tribunale di sorveglianza ha respinto l'istanza evidenziando la gravità dei trascorsi criminali, la recente inflizione di una nuova condanna per omicidio a quattordici anni di reclusione e la necessità di rispettare il principio di gradualità trattamentale. L'interessato ha proposto ricorso per cassazione lamentando l'omessa valorizzazione dei progressi rieducativi e dei pareri favorevoli. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. La concessione della detenzione domiciliare collaboratori di giustizia non scatta automaticamente con la collaborazione, ma richiede un pieno e consolidato ravvedimento unito a una progressiva sperimentazione dei benefici.
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Detenzione domiciliare per collaboratori: conta il ravvedimento
Un collaboratore di giustizia ha richiesto la misura alternativa della detenzione domiciliare speciale. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta ritenendo la misura prematura, a causa di una recente condanna in primo grado per fatti gravi e della necessità di verificare nel tempo il reale ripudio delle logiche criminali attraverso una progressiva concessione di benefici. Il condannato ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando la mancata valorizzazione della condotta positiva e dei pareri favorevoli degli organi inquirenti. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto: la concessione della detenzione domiciliare per collaboratori non è automatica e richiede una prova rigorosa del completo ravvedimento e del superamento della pericolosità sociale, confermando il principio di gradualità del percorso rieducativo.
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Ricorso per cassazione personale: il grave errore che costa caro
Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta del Condannato di accedere alla detenzione domiciliare speciale. Il Condannato ha quindi presentato un ricorso per cassazione personale, firmando l'atto di proprio pugno senza l'assistenza di un difensore abilitato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La riforma Orlando del 2017 ha infatti eliminato la possibilità per i privati di presentare direttamente impugnazioni davanti alla Suprema Corte. Di conseguenza, il ricorso deve essere firmato, a pena di inammissibilità, da un avvocato cassazionista. Il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione domiciliare speciale: negata alla madre che spacciava
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una madre che chiedeva la detenzione domiciliare speciale per accudire il figlio minore di dieci anni. Il Tribunale di sorveglianza aveva negato il beneficio a causa dell'elevato rischio di recidiva della donna. Quest'ultima, infatti, aveva subito la revoca di una precedente misura domiciliare perché sorpresa a spacciare droga in casa davanti ai figli, oltre a ricevere sanzioni disciplinari in carcere. La Suprema Corte ha confermato che l'interesse del minore deve essere bilanciato con la sicurezza pubblica. Di conseguenza, la richiesta di detenzione domiciliare speciale è stata respinta e la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione domiciliare speciale: il nuovo cumulo riapre il carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la revoca della detenzione domiciliare speciale, concessa in via eccezionale per l'emergenza sanitaria. Durante la misura, un nuovo cumulo di pene ha innalzato la pena residua oltre il limite di diciotto mesi previsto dalla legge. Il ricorrente sosteneva l'applicabilità delle regole della detenzione ordinaria, ma la Suprema Corte ha chiarito che la misura emergenziale ha natura eccezionale e requisiti rigidi. Di conseguenza, il superamento del limite temporale comporta l'immediata cessazione del beneficio e il rientro in carcere. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione domiciliare speciale: ricorso chiuso senza spese
Il Tribunale di sorveglianza aveva inizialmente negato a una condannata la detenzione domiciliare speciale. La donna ha proposto ricorso in Cassazione ma, nelle more del giudizio, ha ottenuto la detenzione domiciliare ordinaria da un altro provvedimento del giudice di sorveglianza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza d'interesse, poich! l'obiettivo di evitare il carcere era gi stato raggiunto. Di conseguenza, non ! stata applicata alcuna condanna alle spese processuali o alla Cassa delle ammende, non essendoci una reale soccombenza della parte.
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Detenzione Domiciliare Speciale: Padre Detenuto, Madre Malata, Richiesta Negata
Un Lavoratore, condannato per reati di stampo mafioso, ha chiesto la detenzione domiciliare speciale per accudire il figlio minore, poiché la madre era affetta da grave patologia. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, ribadendo che la detenzione domiciliare speciale per il padre è possibile solo se la madre è impossibilitata a prendersi cura del figlio e il padre non è socialmente pericoloso. Nel caso specifico, la madre, pur malata, poteva ancora svolgere il ruolo genitoriale, e il Lavoratore non aveva mostrato un effettivo distacco dal contesto criminale.
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Madre omicida: negata la detenzione domiciliare speciale
Una madre, condannata per l'omicidio della suocera e affetta da un disturbo psichiatrico, ha richiesto la detenzione domiciliare speciale per assistere i figli, di cui uno con grave disabilità. La sua richiesta si basava sulla necessità di cure materne e sui progressi nel suo percorso terapeutico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la decisione dei giudici precedenti. Ha stabilito che la sua persistente e grave pericolosità sociale, unita al rischio di commettere nuovi reati anche verso i familiari, rende prioritaria la tutela della collettività. L'interesse del minore, seppur fondamentale, non può prevalere quando la sicurezza pubblica, inclusa quella dei figli stessi, è a rischio.
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Differimento Pena Madre Negato: Pericolosità Vince su Malattia
Una madre detenuta, con un figlio neonato e affetta da una grave patologia, ha richiesto il differimento della pena. La richiesta è stata respinta a causa della sua eccezionale pericolosità sociale e del concreto rischio di fuga. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: anche quando si dovrebbe applicare una legge precedente più favorevole, l'altissimo profilo criminale della persona può giustificare la detenzione in un istituto a custodia attenuata per madri (ICAM). Questa soluzione bilancia il diritto del bambino a stare con la madre con l'imprescindibile esigenza di proteggere la società. La detenuta, quindi, non ottiene la libertà ma sconta la pena in una struttura protetta con il figlio.
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Detenzione domiciliare speciale: vince il diritto del figlio disabile
Un padre, condannato per un reato grave, si è visto negare la detenzione domiciliare speciale richiesta per assistere il figlio affetto da un grave handicap. Il diniego si basava sulla natura del reato, considerato 'ostativo' alla concessione di benefici. La Corte di Cassazione ha però annullato questa decisione. I giudici hanno stabilito che il preminente interesse del minore, specialmente se disabile, deve prevalere sugli automatismi legati al tipo di reato. Non è possibile negare a priori la misura senza una valutazione concreta del caso. La vicenda torna quindi al Tribunale di Sorveglianza per una nuova decisione che tenga conto dei diritti del figlio. In questo grado di giudizio, il padre vince.
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Collabora ma resta pericoloso: no alla detenzione domiciliare speciale
Un ex esponente di spicco di un'organizzazione criminale, divenuto collaboratore di giustizia, si è visto negare la detenzione domiciliare speciale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che la sola collaborazione non basta. La commissione di nuovi reati (evasione, minacce) e una revisione del passato solo superficiale dimostrano una persistente pericolosità sociale. Secondo i giudici, l'affidabilità del soggetto e un reale cambiamento interiore sono presupposti indispensabili per ottenere il beneficio, requisiti che in questo caso mancavano del tutto. La pericolosità attuale prevale sulla collaborazione passata.
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Liberazione Condizionale Ostativa: Pericolo Sociale Blocca la Pena
Un detenuto condannato all'ergastolo per reati di criminalità organizzata si è visto negare la libertà. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso contro il diniego della liberazione condizionale ostativa. Nonostante il suo percorso in carcere, i giudici hanno ritenuto ancora presente e concreto il pericolo di un suo riavvicinamento all'ambiente criminale di origine. La valutazione si è basata su pareri negativi delle autorità antimafia, che hanno prevalso sulla presunta buona condotta. È stata negata anche la detenzione domiciliare speciale per accudire il figlio, poiché la madre, seppur con difficoltà, era in grado di provvedere.
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