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Detenzione Domiciliare Speciale

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33 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenzione domiciliare speciale: no senza ordine di esecuzione
Una madre condannata a cinque anni di reclusione per reati legati agli stupefacenti ha richiesto la detenzione domiciliare speciale mentre si trovava agli arresti domiciliari. Il Magistrato di Sorveglianza ha dichiarato l'istanza inammissibile poiché il Pubblico Ministero non aveva ancora emesso l'ordine di esecuzione della pena definitiva. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, stabilendo che l'accesso alle misure alternative presuppone necessariamente l'avvio formale della fase esecutiva. Nonostante la presenza di un figlio minore e il periodo già scontato in custodia cautelare, la procedura richiede il titolo esecutivo per attivare la competenza della magistratura di sorveglianza. La sentenza chiarisce che l'intervento cautelare del magistrato non può prescindere dall'inizio ufficiale dell'espiazione della pena, garantendo la corretta sequenza procedurale prevista dal codice di rito.
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Ravvedimento e liberazione condizionale: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della liberazione condizionale per un collaboratore di giustizia, evidenziando la mancanza del requisito del ravvedimento. Nonostante le deroghe previste per i collaboratori, la Corte ha stabilito che l'assenza di iniziative riparatorie verso le vittime e la mancanza di un effettivo pentimento interiore impediscono di ritenere concluso il percorso di rieducazione.
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Detenzione domiciliare speciale: quando viene negata?
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della detenzione domiciliare speciale per una madre detenuta con figli minori. Nonostante la finalità di tutela della prole, il provvedimento evidenzia come il beneficio debba essere negato qualora emerga un concreto pericolo di recidiva, desunto da numerosi precedenti penali e da un contesto familiare privo di redditi leciti e frequentato da soggetti pregiudicati.
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Onere della prova: evasione e presunzione d’innocenza
Una persona sotto detenzione domiciliare speciale veniva accusata di evasione. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna perché la pubblica accusa non ha dimostrato che l'assenza ingiustificata si sia protratta per più di dodici ore. Questa sentenza riafferma un principio cardine: l'onere della prova grava sempre sull'accusa, in piena attuazione del principio di presunzione di innocenza. La durata dell'assenza è un elemento costitutivo del reato e, in mancanza di prova, il fatto non sussiste.
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Detenzione domiciliare speciale: valutazione completa
Una madre condannata per un grave reato chiede la detenzione domiciliare speciale per accudire il figlio minore. Il Tribunale di Sorveglianza nega la misura basandosi su un astratto rischio di recidiva. La Corte di Cassazione annulla la decisione, stabilendo che la valutazione deve essere concreta, completa e bilanciata. Non può fondarsi solo sulla mancata ammissione di colpa, ma deve considerare tutti gli elementi, inclusa la buona condotta e l'interesse del minore.
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Detenzione domiciliare speciale: no se il padre è pericoloso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un padre detenuto a cui era stata negata la detenzione domiciliare speciale. Nonostante una recente sentenza della Corte Costituzionale abbia facilitato l'accesso alla misura per i padri, la Cassazione ha ribadito che il requisito imprescindibile rimane l'assenza di pericolosità sociale. Nel caso specifico, la storia criminale e i comportamenti recenti del detenuto hanno dimostrato un concreto pericolo di commissione di nuovi reati, rendendo corretta la decisione del Tribunale di Sorveglianza di negare il beneficio per tutelare la sicurezza pubblica.
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Detenzione domiciliare speciale e pericolosità sociale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un padre condannato per rapina aggravata che richiedeva la detenzione domiciliare speciale per accudire il figlio minore. La decisione si fonda sulla valutazione della sua elevata e attuale pericolosità sociale, desunta dalla gravità del reato, dalla pendenza di altri procedimenti e da un passato periodo di latitanza. La Corte ha ritenuto logica la valutazione del Tribunale di Sorveglianza, che aveva negato il beneficio.
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Detenzione domiciliare speciale: nullità del de plano
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di inammissibilità emesso `de plano` dal Tribunale di Sorveglianza riguardo a un'istanza di detenzione domiciliare speciale presentata da una madre di un figlio minore di dieci anni. La Corte ha stabilito che, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale n. 76/2017, il beneficio non è precluso per reati ostativi. L'emissione di un provvedimento `de plano` al di fuori dei casi previsti dalla legge costituisce nullità assoluta.
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Detenzione domiciliare padre: quando viene negata?
Un padre detenuto per reati gravi ha richiesto la detenzione domiciliare speciale per assistere i figli minori, sostenendo l'impossibilità della madre lavoratrice. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta, decisione confermata dalla Corte di Cassazione. L'ordinanza sottolinea che la detenzione domiciliare padre non è un diritto automatico, ma una misura discrezionale. La Corte ha ritenuto che non fosse stata provata la reale impossibilità della madre e ha dato peso alla pericolosità sociale del detenuto, al suo recente ingresso in carcere e alla presenza di altri procedimenti a suo carico, dichiarando il ricorso inammissibile.
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Sostituzione pena detentiva: quando è negata
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della sostituzione pena detentiva per una condannata, ritenendo corretta la valutazione della Corte d'Appello. La decisione si fonda sulla prognosi negativa circa la capacità della persona di rispettare le prescrizioni e sull'alto rischio di recidiva, fattori che rendevano le pene sostitutive inadeguate a garantire la finalità rieducativa e di prevenzione.
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Reati ostativi: Cassazione sui benefici senza collaborazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto ultrasettantenne, condannato per reati ostativi tra cui associazione mafiosa, che chiedeva la detenzione domiciliare speciale. La Corte ha confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza, specificando che, anche secondo la nuova disciplina dell'art. 4-bis Ord. pen., per ottenere benefici penitenziari in assenza di collaborazione con la giustizia, il condannato deve fornire prove concrete che escludano l'attualità di collegamenti con la criminalità organizzata. Il semplice trascorrere del tempo o l'assoluzione di coimputati in altri processi non sono sufficienti a soddisfare tale onere probatorio.
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Detenzione domiciliare anziani: no per reati gravi
La Corte di Cassazione ha negato la detenzione domiciliare anziani a un uomo condannato per omicidio volontario commesso a 80 anni. La sentenza conferma che i 'reati ostativi' precludono l'accesso a questo beneficio, anche in età avanzata, e che la pericolosità sociale deve essere valutata concretamente, non potendo l'età da sola giustificare la concessione di benefici penitenziari.
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Detenzione domiciliare speciale e interesse del minore
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della detenzione domiciliare speciale a una madre, condannata per l'omicidio della suocera, nonostante la presenza di due figli minori, di cui uno con grave disabilità. La decisione si fonda sulla prevalenza della pericolosità sociale della donna, affetta da un vizio parziale di mente, sull'interesse dei figli a crescere con lei. La Corte ha stabilito che l'interesse del minore, sebbene prioritario, non è assoluto e deve essere bilanciato con le esigenze di difesa sociale.
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