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Destinazione Del Padre Di Famiglia

76 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La destinazione del padre di famiglia è un modo di acquisto a titolo originario, proprio delle servitù apparenti. È il rapporto di servizio stabilito fra due fondi appartenenti allo stesso proprietario. Ad esempio: su uno dei due fondi c'è una sorgente d'acqua, e il loro proprietario ha costruito un acquedotto per portare l'acqua all'altro fondo. Esso ha luogo quando due fondi attualmente divisi sono stati posseduti in passato da un medesimo proprietario, il quale abbia lasciato le cose nello stato dal quale risulta la servitù (codice civile italiano, art. 1062). Categoria:Diritti reali di godimento Categoria:Diritto civile italiano

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Confini Contesi e Parcheggio Abusivo: Aggravamento Servitù di Passaggio
Un Proprietario ha citato in giudizio i Vicini per il regolamento dei confini e per un'azione negatoria di servitù. I Vicini avevano demolito un muro di confine e allargato un cancello per creare un parcheggio, utilizzando una stradella. I giudici di primo e secondo grado avevano rigettato l'azione negatoria, ritenendo esistente una servitù di passaggio per destinazione del padre di famiglia o per uso pubblico, e avevano omesso di pronunciarsi sui confini. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Proprietario. Ha stabilito che i giudici inferiori hanno sbagliato nel non pronunciarsi sui confini e nel valutare l'esistenza della servitù basandosi su un periodo errato. Inoltre, hanno omesso di verificare se la creazione del parcheggio costituisse un aggravamento servitù di passaggio. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Destinazione del padre di famiglia: eredità e servitù
Due sorelle ereditano dal padre un terreno insieme ad altri familiari. Nel 1992 le eredi dividono il bene e una porzione viene poi venduta ad un vicino. Questo realizza un nuovo fabbricato non rispettando le distanze legali rispetto alle finestre delle sorelle. Le proprietarie chiedono il rispetto della servitù, ma i giudici d'appello negano il diritto sostenendo che la precedente comunione ereditaria impedisse il sorgere del vincolo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso delle sorelle. I giudici chiariscono che la destinazione del padre di famiglia opera proprio al momento della divisione dei fondi tra gli eredi, se lo stato dei luoghi è stato mantenuto inalterato. Inoltre, la deroga alle distanze per la presenza di strade pubbliche richiede presupposti specifici che la sentenza impugnata non ha motivato. Le sorelle ottengono così l'annullamento della decisione e il rinvio della causa.
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Servitù di passaggio: senza opere visibili il diritto decade
I proprietari di un fondo hanno citato in giudizio i vicini per ottenere il riconoscimento di una servitù di passaggio carrabile e l'abbattimento di un manufatto che ne ostacolava il transito verso la via pubblica. I convenuti hanno negato l'esistenza del diritto per totale assenza di opere visibili sul terreno. Dopo alterne decisioni nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei richiedenti. I giudici supremi hanno ribadito che la costituzione del diritto per destinazione del padre di famiglia esige la presenza manifesta di elementi visibili e permanenti destinati al passaggio. La prova dell'apparenza del vincolo costituisce un accertamento di fatto che compete solo ai giudici di merito. I ricorrenti hanno perso definitivamente il giudizio e devono pagare le spese legali alla parte resistente.
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Servitù di Passo Carrabile: Diritto Negato, Spese Legali Dovute
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di contestazione sulla sussistenza di una servitù di passo carrabile. Un'azienda rivendicava il diritto di transito veicolare su una rampa e un'area di distacco di proprietà di un'altra società, sostenendo che tale diritto fosse stato trasferito tramite atti di compravendita o si fosse costituito per destinazione del padre di famiglia. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che i titoli di acquisto non prevedevano il trasferimento della servitù e che mancavano le condizioni necessarie, come opere visibili e permanenti, per la costituzione della servitù di passo carrabile per destinazione del padre di famiglia. L'azienda ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Servitù di Passaggio: Proprietario Contro Condominio, Cassazione Rigetta
Un proprietario di immobili ha chiesto il riconoscimento della comproprietà o di una servitù di passaggio su un'area di distacco tra edifici, contro il Condominio. La Corte d'Appello aveva riconosciuto una servitù di passaggio per destinazione del padre di famiglia. Il proprietario ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la decisione. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, confermando che l'area non era in comproprietà e che le richieste del proprietario non erano fondate, in quanto il 'distacco' serviva funzionalmente il Condominio. Il proprietario ha dovuto pagare ulteriori spese processuali.
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Servitù di Passaggio Apparente: Rinuncia in Cassazione e Spese Legali
Un proprietario ha chiesto il riconoscimento di una servitù di passaggio apparente sul terreno dei vicini. I giudici di primo e secondo grado hanno negato la servitù, poiché mancavano opere visibili e permanenti che ne dimostrassero l'esistenza, requisito fondamentale per la servitù di passaggio apparente. Il proprietario ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il processo, il ricorrente ha rinunciato al ricorso. La Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia, condannando il ricorrente a pagare le spese legali solo a una delle parti che non aveva accettato la rinuncia.
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Servitù di Passaggio: Quando il diritto non è un passaggio
Un'Azienda Agricola ha chiesto il riconoscimento di una servitù di passaggio per destinazione del padre di famiglia su un terreno confinante. Il Tribunale aveva inizialmente accolto la richiesta, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione. La Corte d'Appello ha ritenuto che il passaggio non servisse a collegare il fondo dell'Azienda Agricola alla via pubblica attraverso il fondo vicino, ma fosse solo un accesso interno alla proprietà stessa. La Corte di Cassazione ha confermato questa interpretazione. Ha stabilito che una servitù per destinazione del padre di famiglia non si costituisce se il passaggio non collega una parte del fondo diviso alla via pubblica attraverso l'altra parte. L'Azienda Agricola ha perso la causa e dovrà pagare le spese legali.
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Distanze legali veduta condominio: la nuova opera va demolita
Un condomino demolisce un vecchio manufatto situato sulla propria terrazza e ne edifica uno nuovo più alto e volumetrico, posizionandolo a soli 1,5 metri dal balcone sovrastante. Il proprietario dell'appartamento superiore chiede la demolizione della nuova struttura per violazione delle distanze legali veduta condominio. Il costruttore si difende sostenendo che il vicino non possiede un titolo formale che certifichi il diritto di veduta. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del costruttore. I giudici chiariscono che i balconi e le finestre realizzati dall'originario costruttore prima della vendita dei singoli appartamenti ottengono il diritto di veduta automaticamente per destinazione del padre di famiglia. Di conseguenza, ogni nuova costruzione successiva deve rispettare la distanza minima di tre metri prevista dalla legge.
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Scioglimento del condominio: la divisione vince sui vincoli
L'Erede di un condomino ha impugnato la decisione assembleare relativa allo scioglimento del condominio in due realtà distinte. L'Erede sosteneva che la presenza di elementi di interferenza, come una canna fumaria e un terrazzo comune, impedisse la divisione senza l'unanimità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno confermato la piena autonomia strutturale dei due fabbricati, edificati in epoche diverse e privi di impianti o ingressi comuni. La Suprema Corte ha precisato che la presenza di servitù preesistenti, nate per destinazione del padre di famiglia quando l'immobile apparteneva a un unico proprietario, non blocca la separazione. L'assemblea può quindi deliberare a maggioranza lo scioglimento del condominio. L'Erede è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Usucapione della servitù di passaggio tra vicini e opere visibili
La proprietaria di un immobile cita in giudizio i vicini confinanti per ottenere il riconoscimento dell'usucapione della servitù di passaggio su corridoio, cortile e scale, oltre alla tutela di tubature fognarie e idriche. I giudici di merito respingono le richieste: il transito serviva solo per comodità personale e non per un'utilità oggettiva dell'immobile, mentre gli impianti fognari e idrici erano interrati o posti su proprietà esclusiva. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della proprietaria. La Suprema Corte stabilisce che l'usucapione richiede opere visibili e un reale asservimento tra fondi, vietando ogni rivalutazione dei fatti già accertati dai giudici territoriali.
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Apertura di vedute su cortile: illegittime le nuove finestre
La vicenda nasce dalla contestazione sollevata dalla venditrice originaria di un appartamento contro i nuovi proprietari per l'abusiva apertura di vedute affacciate sul cortile esclusivo sottostante e la lesione del decoro dell'edificio. Gli acquirenti hanno sostenuto di aver acquistato il diritto al mantenimento delle finestre per usucapione o per destinazione del padre di famiglia, eccependo inoltre la mancata citazione di tutti i condomini. I giudici hanno respinto le tesi dei nuovi proprietari poiché le perizie tecniche e le planimetrie catastali d'acquisto hanno smentito la preesistenza delle aperture al momento della vendita. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna alla chiusura delle finestre: il singolo condomino può agire a tutela delle parti comuni senza coinvolgere l'intera compagine, e l'onere probatorio sull'usucapione ricade interamente su chi realizza l'opera illegittima.
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Servitù per destinazione del padre di famiglia e contratti
Un proprietario terreno ha venduto a un familiare una striscia di terra specificando nel contratto la piena proprietà senza pesi o vincoli. Il venditore ha però continuato a usare il passaggio per accedere alla propria abitazione, pur avendo previsto un ingresso alternativo nel progetto edilizio. Anni dopo, la nuova proprietaria della casa ha preteso di mantenere il passaggio per servitù per destinazione del padre di famiglia. Il proprietario del terreno ha promosso causa per escludere il passaggio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'acquirente del terreno, chiarendo che la clausola di vendita senza pesi e la presenza di un accesso alternativo impediscono la nascita automatica della servitù. La causa è stata rinviata per verificare se sussistano invece i requisiti dell'usucapione.
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Servitù di passaggio: senza unico proprietario non c’è diritto
Una proprietaria immobiliare agisce in giudizio per negare al vicino il diritto di attraversare il proprio terreno. Il vicino contesta la richiesta affermando di aver acquisito una servitù di passaggio per usucapione o, in subordine, per destinazione del padre di famiglia. I giudici di merito rigettano le pretese del vicino, evidenziando che i terreni in origine appartenevano a soggetti distinti e non a un unico proprietario. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: per far valere la servitù di passaggio occorre dimostrare che i fondi fossero inizialmente di un unico titolare al momento della loro separazione. Il vicino viene condannato al pagamento di tutte le spese legali.
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Servitù di veduta: perché la proprietà non basta contro la tettoia
Una comproprietaria ha agito in giudizio per accertare la natura condominiale di un locale cisterna. Il convenuto, un altro condomino, ha eccepito l'usucapione del locale e ha chiesto in via riconvenzionale l'arretramento di una veranda con tettoia realizzata dalla donna, ritenendola lesiva delle distanze legali rispetto al proprio terrazzo sovrastante. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del condomino. I giudici hanno chiarito che la semplice proprietà di un appartamento non attribuisce automaticamente una servitù di veduta sul fondo vicino. Per pretendere il rispetto delle distanze minime di tre metri previste dalla legge per le nuove costruzioni, è indispensabile dimostrare di aver acquistato specificamente tale diritto di veduta tramite un titolo negoziale o per usucapione. Di conseguenza, la richiesta di demolizione della tettoia è stata respinta.
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Regolamento di confini: perde il terreno ma dimezza le spese
Un proprietario ha citato in giudizio il vicino chiedendo il regolamento di confini e il rilascio di una porzione di terreno occupata. Il vicino ha risposto rivendicando una servitù di passaggio e l'usucapione di un'area, sostenendo di averla recintata. I giudici di merito hanno accolto solo la domanda principale, respingendo le richieste del vicino poiché l'uso del terreno derivava da un contratto d'affitto e da tolleranza familiare, escludendo l'usucapione per mancanza di interversione del possesso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione sui confini e sulla servitù, ma ha accolto il ricorso del vicino limitatamente al calcolo delle spese legali del secondo grado, riducendole drasticamente poiché calcolate erroneamente senza applicare i parametri sul valore catastale dell'immobile.
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Sentenza a sorpresa: il giudice non può decidere senza le parti
Il Proprietario Confinante ha citato in giudizio i Proprietari del Lastrico per ottenere il riconoscimento del diritto di uso esclusivo del lastrico solare o, in subordine, di una servitù per sciorinare i panni. La Corte d'Appello ha rigettato le domande sollevando d'ufficio la questione dell'incompatibilità tra uso esclusivo e diritto di proprietà, senza stimolare il dibattito tra le parti. La Cassazione ha accolto il ricorso del Proprietario Confinante, stabilendo che la decisione d'appello costituisce una sentenza a sorpresa, vietata dall'ordinamento. Il giudice non può decidere basandosi su questioni sollevate autonomamente senza garantire il contraddittorio. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame che rispetti il diritto di difesa delle parti.
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Servitù di passaggio: il diritto che il giudice non può ignorare
I Proprietari del Fondo hanno chiesto la rimozione di una baracca abusiva e la cessazione del transito sul loro terreno da parte dei Proprietari Confinanti. Questi ultimi hanno rivendicato una servitù di passaggio, sostenendo di averla acquistata per usucapione o per destinazione del padre di famiglia, dato che i fondi originariamente appartenevano a un unico proprietario. La Corte d'Appello ha confermato la rimozione della baracca e ha escluso l'usucapione, poiché i terreni erano stati a lungo affittati ai genitori dei Proprietari Confinanti, configurando una semplice detenzione. Tuttavia, i giudici d'appello hanno omesso di pronunciarsi sulla richiesta di servitù di passaggio per destinazione del padre di famiglia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei Proprietari Confinanti su questo specifico punto, cassando la sentenza e rinviando la causa per un nuovo esame di questa domanda.
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Servitù di passaggio: la strada è privata se manca l’uso comune
Due società agricole pretendevano di esercitare una servitù di passaggio su una strada situata interamente nella tenuta di un'azienda confinante, sostenendo l'esistenza di una comunione agraria nata dal conferimento di terreni o, in alternativa, l'acquisto per usucapione o destinazione del padre di famiglia. La Corte d'Appello ha respinto le loro pretese, accertando che la strada ricadeva interamente nella proprietà altrui e che mancava la prova dell'uso comune. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione dichiarando inammissibile il ricorso delle due società, poiché volto a richiedere una inammissibile rivalutazione delle prove di fatto, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, l'azienda proprietaria del terreno ha vinto definitivamente la causa, vedendo riconosciuta la piena libertà del proprio fondo.
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Distanze legali tra costruzioni: nullo l’accordo tra privati
I Proprietari Confinanti hanno citato in giudizio i Costruttori lamentando la violazione delle distanze minime dal confine e l'apertura illegittima di vedute. I Costruttori si sono difesi sostenendo di aver acquistato il diritto per usucapione e che l'originaria proprietaria avesse acconsentito alle opere. La Corte d'Appello ha ordinato l'arretramento del fabbricato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei Costruttori, confermando che le norme comunali sulle distanze legali tra costruzioni non possono essere derogate da accordi privati tra confinanti, in quanto poste a tutela dell'interesse generale del territorio. Di conseguenza, i Costruttori hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese di giudizio.
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Servitù di luce: no alla trasformazione abusiva in presa d’aria
La Società Proprietaria di un'autorimessa sotterranea ha citato in giudizio il Condominio per poter trasformare il locale in box auto e modificare i lucernai posti sul cortile comune, trasformandoli da vetrocemento in griglie per l'aria. Il Condominio si è opposto. I giudici di merito hanno stabilito che la Società ha solo una servitù di luce e non può trasformare i lucernai in prese d'aria, poiché ciò altererebbe la cosa comune e arrecherebbe disturbo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Società, confermando che la trasformazione abusiva viola i limiti della servitù di luce. La Società è stata condannata al ripristino dei luoghi e al pagamento delle spese legali, oltre a una pesante sanzione per abuso del processo.
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