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Denuntiatio

51 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La notifica formale con cui un coerede comunica agli altri la sua intenzione di vendere la propria quota di eredità a un estraneo, indicando le condizioni precise della vendita. È un atto necessario per consentire agli altri coeredi di esercitare il loro diritto di prelazione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Diritto di prelazione: offerta al ribasso e vendita a terzi
La società proprietaria di un immobile inviava al conduttore la comunicazione di vendita dell'appartamento a un prezzo determinato. L'inquilino dichiarava di voler acquistare il bene, ma pretendeva una consistente riduzione del prezzo invocando accordi sindacali e la disciplina speciale sugli enti previdenziali privatizzati. Di fronte alla mancata accettazione delle condizioni originarie, la società vendeva l'immobile a terzi. L'inquilino agiva quindi in giudizio per ottenere il risarcimento del danno derivante dalla presunta violazione del diritto di prelazione. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda risarcitoria. I giudici hanno chiarito che le tutele speciali per gli enti pubblici non erano applicabili alla fattispecie e che l'eventuale danno da mancato acquisto non è mai automatico, imponendo al richiedente la prova rigorosa della perdita patrimoniale subita e della reale disponibilità economica all'acquisto.
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Prelazione statutaria e conferimento quote: delibere annullate
I soci di una società a responsabilità limitata hanno conferito le proprie quote in una diversa società commerciale per aumentarne il capitale. La società partecipata non ha convocato la nuova socia all'assemblea di bilancio, ritenendo l'operazione inefficace per violazione della clausola di prelazione statutaria e omessa notifica. Il tribunale arbitrale ha dato inizialmente ragione alla società partecipata. La Corte d'Appello ha ribaltato l'esito: la clausola statutaria riguardava solo cessioni a titolo oneroso con prezzo determinato e non i conferimenti a capitale. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento delle delibere assembleari per omessa convocazione del socio, rigettando il ricorso della società partecipata.
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Retratto agrario: acquisto nullo senza la rituale notifica
Una coltivatrice diretta e proprietaria di un terreno agricolo ha agito in giudizio per ottenere il riscatto del fondo confinante, alienato a un terzo senza la formale notifica di vendita e del relativo prezzo. L'acquirente ha impugnato la decisione favorevole alla confinante sostenendo l'invalidità della comunicazione e una presunta rinuncia tacita dovuta alla costruzione di un muro di confine. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando l'efficacia del retratto agrario esercitato dalla confinante. La Corte ha stabilito che non esiste rinuncia tacita alla prelazione senza una preventiva e rituale notifica contenente il prezzo di vendita, dichiarando inammissibile ogni riesame probatorio in sede di legittimità.
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Prelazione agraria: fondo offerto a 96mila euro e venduto a 37mila
Una proprietaria terriera proponeva la vendita di un terreno agricolo al confinante per novantaseimila euro. L'agricoltore rifiutava l'offerta ritenendola eccessiva. Successivamente, la donna alienava l'immobile a terzi acquirenti per soli trentasettemila euro. Venuto a conoscenza del prezzo reale, il confinante agiva in giudizio esercitando il riscatto per far valere la prelazione agraria. Gli acquirenti e la venditrice contestavano i requisiti dell'attore, negando la prova della proprietà confinante e della forza lavoro adeguata. La Corte di Cassazione ha confermato l'accoglimento del riscatto in favore dell'agricoltore confinante: la prova della proprietà ai fini della prelazione non richiede il rigore dell'azione di rivendica e può desumersi dalla mancata specifica contestazione o da presunzioni. I ricorsi dei terzi acquirenti e della venditrice sono stati integralmente respinti.
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Prelazione agraria: perso il riscatto del fondo confinante
Un proprietario confinante ha agito in giudizio per riscattare alcuni terreni agricoli venduti a un terzo acquirente. L'attore sosteneva la violazione del proprio diritto di prelazione agraria e l'irregolarità della notifica di vendita ricevuta. I giudici di merito hanno respinto la domanda perché l'uomo non ha provato la qualifica di coltivatore diretto e non ha rispettato il termine di trenta giorni dalla notifica per esercitare il riscatto. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso del confinante, confermando la piena validità dell'acquisto effettuato dal nuovo proprietario.
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Diritto di prelazione: quando contestare la vendita all’asta
Un'affittuaria di un ramo d'azienda contesta la vendita all'asta di un immobile avvenuta all'interno di un concordato preventivo, lamentando la violazione del proprio diritto di prelazione. Il Tribunale dichiara il reclamo inammissibile, ritenendo che la società avrebbe dovuto impugnare la precedente ordinanza di vendita e non il decreto di trasferimento finale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'affittuaria. I giudici chiariscono che il pregiudizio al diritto di preferenza si realizza solo con il trasferimento effettivo del bene al terzo. Di conseguenza, il reclamo contro il decreto di trasferimento è pienamente ammissibile e il Tribunale dovrà ora valutare l'effettiva esistenza e validità della prelazione.
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Prelazione agraria: il prezzo simulato premia il confinante
Un proprietario vende alcuni terreni agricoli a terzi acquirenti dichiarando nell'atto pubblico un prezzo di 3.150 euro, a fronte di un prezzo reale di 21.170 euro concordato privatamente. I fratelli del venditore, coltivatori diretti e proprietari dei fondi confinanti, non ricevono alcuna notifica della vendita. Essi agiscono in giudizio per esercitare il riscatto agrario tramite la prelazione agraria. La Corte di Cassazione conferma il diritto dei confinanti di riscattare i terreni al prezzo apparente indicato nel contratto pubblico di 3.150 euro. La simulazione del prezzo non è infatti opponibile ai terzi che esercitano la prelazione. Il ricorso degli acquirenti viene rigettato, confermando il loro obbligo di cedere il terreno e di rivalersi sul venditore per la differenza di prezzo pagata in nero.
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Risarcimento danni per mancata prelazione: no se c’è silenzio
Un inquilino di un immobile commerciale ha chiesto il risarcimento danni per mancata prelazione dopo che i proprietari hanno venduto il locale a un terzo senza informarlo. L'inquilino, avendo scoperto la vendita oltre il termine di sei mesi per riscattare il bene, ha accusato i venditori di averlo tenuto intenzionalmente all'oscuro. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta. I giudici hanno stabilito che il semplice silenzio del proprietario dopo la vendita non costituisce un comportamento fraudolento. Per ottenere il risarcimento, l'inquilino deve dimostrare un vero e proprio inganno attivo volto a impedirgli di consultare i registri immobiliari pubblici. Di conseguenza, l'inquilino perde la causa e non ottiene alcun indennizzo.
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Patto di prelazione: la finta vendita costa cara al terzo
Una società petrolifera aveva stipulato un contratto di fornitura esclusiva con un distributore, contenente un patto di prelazione in caso di vendita dell'impianto. Il proprietario ha comunicato una finta offerta di acquisto da parte di terzi per 400.000 euro. Dopo il rifiuto della società petrolifera, che ha ritenuto il prezzo eccessivo, il proprietario ha venduto l'impianto a un terzo acquirente per soli 120.000 euro. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità solidale del terzo acquirente, consapevole dell'accordo e partecipe della frode. La violazione del patto di prelazione comporta l'obbligo di risarcire il danno in solido tra venditore e acquirente in malafede, oltre all'applicazione della penale per la risoluzione anticipata del contratto.
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Diritto di prelazione: l’inquilino compra e il preliminare decade
Una società stipula un contratto preliminare per acquistare un immobile commerciale, subordinato al mancato esercizio del **diritto di prelazione** da parte dell'inquilino. L'inquilino decide invece di esercitare la prelazione, dichiarando di voler acquistare l'immobile. Di conseguenza, il contratto preliminare perde efficacia. La società acquirente promuove un giudizio contestando le successive modalità di vendita dell'immobile, ma la Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso per revocazione. I giudici chiariscono che, una volta esercitato il **diritto di prelazione**, il promittente acquirente perde qualsiasi titolo o interesse a interloquire sulle vicende successive della vendita. La società ricorrente viene condannata al pagamento delle spese processuali.
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Diritto di prelazione: inquilini sconfitti da vendita in blocco
Un gruppo di inquilini ha richiesto il riconoscimento del proprio diritto di prelazione sull'acquisto degli appartamenti condotti in locazione, dopo che l'Ente Previdenziale proprietario aveva venduto l'intero edificio in blocco a una società terza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli inquilini. La Corte ha confermato che la vendita in blocco dell'intero stabile, considerato come un complesso unitario e non come somma di singole unità, esclude il diritto di prelazione dei singoli conduttori. Inoltre, per la maggior parte dei ricorrenti esisteva già un precedente giudicato che negava tale diritto. Di conseguenza, gli inquilini hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
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Diritto di prelazione: l’inquilino vince contro il terzo acquirente
Una società venditrice stipula un contratto preliminare per la vendita di un hotel con un promissario acquirente. L'accordo è sottoposto alla condizione sospensiva del mancato esercizio del diritto di prelazione da parte dell'inquilino. L'inquilino dichiara tempestivamente di voler acquistare l'immobile, ma l'acquisto effettivo avviene tramite una società di leasing. Il promissario acquirente chiede la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni, sostenendo che la prelazione non si sia perfezionata correttamente. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società venditrice. I giudici chiariscono che il diritto di prelazione si perfeziona con la sola dichiarazione dell'inquilino di voler acquistare il bene alle condizioni offerte. Il successivo pagamento e il rogito appartengono a una fase esecutiva successiva, rendendo il contratto preliminare con il terzo definitivamente inefficace sin dal momento della dichiarazione.
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Prelazione agraria: quando un errore formale cancella il diritto
Un gruppo di coltivatori diretti, affittuari di vari terreni agricoli, ha cercato di esercitare il diritto di prelazione agraria dopo aver ricevuto la notifica di vendita dell'intero complesso immobiliare a una società terza. I giudici di merito hanno respinto la domanda per mancanza dei requisiti soggettivi e oggettivi, evidenziando che lo scorporo dei singoli lotti avrebbe danneggiato l'unità del fondo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso improcedibile poiché i ricorrenti non hanno depositato tempestivamente la copia autentica della sentenza impugnata completa della relata di notifica telematica. Di conseguenza, i coltivatori hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese legali e a pesanti sanzioni pecuniarie per abuso del processo, avendo insistito nel giudizio nonostante la palese irregolarità formale segnalata dal giudice.
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Prelazione su bene culturale: il Comune compra cinema e accessori
Una società acquista un complesso immobiliare, comprendente un cinema, un'agenzia ippica e un posto auto, ma il Comune esercita il suo diritto di prelazione. La società acquirente sostiene che la prelazione su bene culturale dovesse limitarsi alla sola sala cinematografica. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo che la prelazione si estende all'intero compendio immobiliare identificato nella nota di trascrizione. Poiché la nota menzionava l'intera particella catastale, il Comune ha legittimamente acquistato l'intero blocco, incluse le unità accessorie. La società acquirente ha quindi perso la causa e la proprietà dell'intero immobile.
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Prelazione agraria: come provare l’accordo fittizio
Una società agricola ha impugnato l'esercizio del riscatto agrario da parte di due coltivatori, sostenendo che questi fossero semplici prestanomi di un terzo finanziatore. Secondo la ricorrente, l'operazione costituiva una frode alla legge per eludere le norme sulla **prelazione agraria**. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la semplice fornitura della provvista economica da parte di un terzo non prova univocamente un accordo simulatorio. La decisione ribadisce l'insindacabilità delle valutazioni di merito basate su presunzioni semplici in presenza di una doppia conforme.
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Prelazione agraria: onere della prova e decadenza
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di una domanda di riscatto basata sulla presunta violazione della prelazione agraria. I ricorrenti, coltivatori diretti, lamentavano la mancata notifica della vendita di un fondo confinante. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato due criticità insuperabili: la mancata riproposizione delle istanze istruttorie in sede di precisazione delle conclusioni, che ne ha determinato la rinuncia implicita, e il mancato assolvimento dell'onere della prova riguardo alla condizione negativa di non aver venduto fondi nel biennio precedente. Inoltre, è emersa la natura edificatoria del terreno, fattore che esclude per legge il diritto di prelazione agraria.
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Prelazione agraria: prova della coltivazione effettiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un proprietario confinante che intendeva esercitare il diritto di riscatto su terreni venduti a terzi. Il cuore della controversia riguarda la prova della prelazione agraria: la Suprema Corte ha confermato che non è sufficiente possedere la qualifica formale di coltivatore diretto, ma è indispensabile dimostrare l'effettiva e attuale coltivazione del fondo confinante. I documenti amministrativi, come il fascicolo aziendale, non sono stati ritenuti prove sufficienti dell'attività agricola reale sul terreno specifico.
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Riscatto agrario: la contiguità dei fondi
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di una domanda di riscatto agrario basata sulla mancanza di contiguità fisica tra i fondi. Il cuore della controversia riguardava la presenza di un tratturo che separava il terreno alienato da quello dei confinanti. Nonostante una bozza iniziale della consulenza tecnica sembrasse favorevole ai ricorrenti, la relazione finale ha accertato che il tratturo costituiva una striscia di terreno autonoma tale da interrompere il contatto tra le proprietà. La Suprema Corte ha stabilito che il mutamento di opinione del perito tra bozza e relazione definitiva è legittimo e che le contestazioni procedurali sulla perizia devono essere sollevate tempestivamente per non essere sanate.
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Riscatto agrario: prove e testimoni in Cassazione
La Corte di Cassazione ha affrontato una complessa controversia relativa al riscatto agrario esercitato da un coltivatore confinante. Il ricorrente principale contestava la decisione d'appello che aveva riconosciuto il diritto al riscatto senza accertare rigorosamente la coltivazione nel biennio antecedente e aveva escluso testimoni solo perché parenti. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che l'attendibilità dei testimoni non può essere negata a priori per vincoli familiari e che il requisito della coltivazione biennale deve essere oggetto di specifica verifica temporale. Inoltre, ha chiarito che i documenti possono essere prodotti come prova contraria nell'ultimo termine istruttorio per smentire nuove allegazioni della controparte.
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Prelazione agraria società di capitali: la Cassazione
Una società agricola a responsabilità limitata, proprietaria di un terreno confinante, ha rivendicato il diritto di prelazione agraria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso improcedibile per motivi processuali. Tuttavia, ha colto l'occasione per ribadire un principio fondamentale: il diritto di prelazione agraria non si estende alle società di capitali, confermando l'interpretazione restrittiva della normativa che limita tale diritto a persone fisiche, società di persone e cooperative.
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