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Prelazione agraria società di capitali: la Cassazione

Una società agricola a responsabilità limitata, proprietaria di un terreno confinante, ha rivendicato il diritto di prelazione agraria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso improcedibile per motivi processuali. Tuttavia, ha colto l’occasione per ribadire un principio fondamentale: il diritto di prelazione agraria non si estende alle società di capitali, confermando l’interpretazione restrittiva della normativa che limita tale diritto a persone fisiche, società di persone e cooperative.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 32917 Anno 2023
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Prelazione agraria società di capitali: un diritto negato

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha riaffermato un principio cruciale in materia di diritto agrario: la prelazione agraria società di capitali non trova fondamento nel nostro ordinamento. Anche se una società agricola a responsabilità limitata possiede i requisiti sostanziali, la sua forma giuridica le preclude l’accesso a questo importante diritto. La decisione, sebbene basata su un vizio procedurale, delinea con chiarezza i confini di un istituto pensato per soggetti giuridici specifici.

I fatti del caso

Una società agricola a responsabilità limitata, proprietaria di terreni coltivati, citava in giudizio il venditore e l’acquirente di un fondo rustico confinante con i propri. La società lamentava di non aver ricevuto la cosiddetta denuntiatio, ovvero la comunicazione obbligatoria che le avrebbe permesso di esercitare il proprio diritto di prelazione. Chiedeva quindi di potersi sostituire all’acquirente nel contratto di compravendita, versando il prezzo pattuito di 38.000,00 euro. Sia il Tribunale di primo grado che la Corte d’Appello rigettavano la domanda, sostenendo che una società di capitali non rientra tra i soggetti beneficiari del diritto di prelazione agraria.

Il ricorso in Cassazione e l’improcedibilità

La società agricola ricorreva in Cassazione, basando le sue doglianze su due motivi principali:

  1. La violazione di legge, sostenendo che le recenti riforme avessero esteso il diritto anche alle società di capitali, qualora l’amministratore fosse un imprenditore agricolo professionale.
  2. L’omessa valutazione delle prove, poiché i giudici di merito non avevano ammesso l’istruttoria richiesta.

Prima ancora di analizzare il merito, la Suprema Corte ha rilevato un vizio procedurale insanabile. La società ricorrente, pur dichiarando che la sentenza d’appello le era stata notificata, non aveva depositato la copia autentica della relata di notificazione. Questo adempimento è fondamentale per permettere alla Corte di verificare la tempestività del ricorso. La sua mancanza, secondo l’art. 369 del codice di procedura civile e la consolidata giurisprudenza, rende il ricorso improcedibile, chiudendo di fatto la via a una decisione sul merito.

La questione di diritto: niente prelazione agraria per le società di capitali

Nonostante l’improcedibilità, la Cassazione ha voluto comunque esprimersi sulla questione di fondo, offrendo un’importante precisazione in obiter dictum. Ha ribadito che le norme sulla prelazione e sul riscatto agrario sono di stretta interpretazione, in quanto costituiscono un’eccezione al principio della libera circolazione dei beni e una limitazione del diritto di proprietà.

Il legislatore ha esteso questo diritto, originariamente previsto per i coltivatori diretti, anche agli imprenditori agricoli professionali (IAP) e a specifiche forme societarie, quali:

  • Le società di persone (S.s., S.n.c., S.a.s.) in cui almeno la metà dei soci sia coltivatore diretto.
  • Le società cooperative agricole.

La normativa, tuttavia, non menziona mai le società di capitali (S.r.l., S.p.A.). Di conseguenza, per il principio di tassatività, queste sono escluse dal beneficio. Non è sufficiente che l’amministratore o un socio di maggioranza possieda la qualifica di IAP; ciò che rileva è la forma giuridica della società stessa.

Le motivazioni

La Corte ha motivato la sua decisione su due piani distinti. Sul piano processuale, l’improcedibilità deriva dalla violazione di un onere di autoresponsabilità della parte ricorrente. Chi afferma che la sentenza è stata notificata deve provarlo depositando i documenti necessari entro i termini di legge, pena l’impossibilità per il giudice di verificare un presupposto essenziale dell’impugnazione. Sul piano sostanziale, la Corte ha sottolineato il carattere eccezionale e tassativo delle norme sulla prelazione agraria. Queste norme, limitando la proprietà privata, non possono essere applicate per analogia o in via estensiva a soggetti non espressamente previsti dalla legge. L’elenco dei beneficiari è un “numero chiuso” che non include le società di capitali. La decisione di non ammettere le prove testimoniali è stata inoltre ritenuta corretta, poiché la controversia si basava su una quaestio iuris (la natura giuridica della società) che rendeva superflua ogni altra indagine sui fatti.

Le conclusioni

L’ordinanza in esame consolida un orientamento giurisprudenziale chiaro: le società di capitali, anche se operanti nel settore agricolo e gestite da imprenditori agricoli qualificati, non hanno diritto alla prelazione agraria. La decisione funge da monito sia sul piano processuale, evidenziando l’importanza del rispetto rigoroso degli adempimenti formali nel ricorso per cassazione, sia su quello sostanziale, tracciando un confine netto tra le forme societarie che possono beneficiare di questo istituto e quelle che ne sono escluse. Per gli operatori del settore, ciò significa che la scelta della forma societaria ha implicazioni dirette e significative sull’accesso a determinati diritti e tutele previsti dalla legislazione speciale agraria.

Una società agricola a responsabilità limitata (S.r.l.) può esercitare il diritto di prelazione agraria?
No. Secondo la Corte di Cassazione, il diritto di prelazione agraria è riservato per legge solo a persone fisiche (coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali), società di persone e società cooperative. Le società di capitali, come le S.r.l., sono escluse.

Cosa succede se chi presenta un ricorso in Cassazione non deposita la prova della notifica della sentenza che sta impugnando?
Il ricorso viene dichiarato improcedibile. Il deposito della relata di notifica è un onere fondamentale per la parte ricorrente, in quanto consente alla Corte di verificare la tempestività dell’impugnazione. La sua mancanza è un vizio che non può essere sanato.

Perché il diritto di prelazione agraria non può essere interpretato in modo estensivo per includere anche le società di capitali?
Perché le norme che regolano la prelazione agraria costituiscono una limitazione al diritto di proprietà e al principio di libera circolazione dei beni. In quanto norme eccezionali, devono essere interpretate in modo restrittivo e tassativo, applicandosi solo ai soggetti e alle situazioni espressamente previste dal legislatore.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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