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Delitto Tentato

218 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Si verifica quando un soggetto compie atti idonei a commettere un reato, ma l'azione non si conclude o l'evento non si verifica per cause indipendenti dalla sua volontà.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Furto in abitazione indizi decisivi e condanna confermata
Tre individui sono stati condannati per episodi di furto consumato e tentato in abitazione. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'insufficienza delle prove e lamentando l'omessa motivazione su alcune discrepanze orarie. La Corte di Cassazione ha confermato le condanne e rigettato i ricorsi. La decisione si fonda sul principio della doppia conforme, valevole quando le motivazioni dei primi due gradi di giudizio si integrano perfettamente. I giudici hanno stabilito che l'aggancio alle celle telefoniche, i servizi di osservazione e l'uso dell'espressione in codice 'essere al lavoro' costituiscono una solida struttura probatoria. Nel reato di furto in abitazione indizi precisi e concordanti risultano pienamente sufficienti a confermare la responsabilità penale dei colpevoli.
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Illecita concorrenza con minaccia: condanna per il venditore
Un commerciante ha minacciato pesantemente un coltivatore diretto per costringerlo a cessare la vendita di prodotti ortofrutticoli su strada e per imporre i prezzi delle ciliegie. L'autore delle intimidazioni ha sostenuto la legittimità del proprio intervento, affermando che la vittima non possedeva le autorizzazioni commerciali necessarie. I giudici di merito hanno condannato l'imputato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di illecita concorrenza con minaccia, sia consumata che tentata. I giudici supremi hanno chiarito che nessun presunto abuso amministrativo giustifica l'intimidazione violenta per alterare il mercato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Furto consumato: anche una breve fuga esclude il tentativo
Un uomo ha rubato uno smartphone dalla borsa di una cliente all'interno di un bar e si è dato alla fuga. L'impianto di videosorveglianza lo ha immortalato e alcuni clienti lo hanno riconosciuto prima che le forze dell'ordine lo fermassero con la refurtiva. L'imputato ha proposto ricorso chiedendo di considerare l'azione un mero tentativo di furto e invocando il valore economico lievissimo del bene sottratto. La Corte di Cassazione ha confermato che si tratta di furto consumato, poiché l'autore della sottrazione ha acquisito, anche solo per breve tempo, la piena e autonoma disponibilità del telefono uscendo dal locale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e condannato l'imputato al pagamento delle spese.
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Furto consumato o tentato: quando basta spostare la barca a mare
Un uomo ha forzato la catena e il lucchetto di una barca ormeggiata sulla spiaggia, spingendola in mare per sottrarla al proprietario. La difesa ha sostenuto che la condotta integrasse un semplice tentativo, non avendo l'agente acquisito un dominio duraturo sul bene. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e ha confermato la condanna per furto consumato con l'aggravante della violenza sulle cose. I giudici hanno chiarito che il delitto di furto consumato si perfeziona nell'istante in cui la cosa viene rimossa dal luogo originario ed esce dalla sfera di disponibilità della persona offesa. La durata del possesso e il successivo recupero della refurtiva da parte delle forze dell'ordine non trasformano l'illecito in tentato.
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Ricorso contro il patteggiamento: l’accordo chiude le contestazioni
Tre imputati, accusati di molteplici furti in abitazione, hanno concordato la pena con il Tribunale mediante patteggiamento. Successivamente, i soggetti hanno proposto ricorso contro il patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione. I condannati hanno contestato la qualificazione giuridica dei reati tra furto consumato e tentato, il difetto di motivazione e la mancata estensione delle circostanze attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. La legge limita rigorosamente i motivi di impugnazione successivi all'accordo sulla pena, ammettendoli solo per errori palesi e immediati o per sanzioni illegali. I giudici hanno confermato la piena validità della sentenza impugnata, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di quattromila euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.
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Tentato furto in abitazione: la fuga non è desistenza
Un uomo e i suoi complici hanno suonato ripetutamente al citofono di una villa per accertarsi che fosse disabitata, provando subito dopo a forzare il cancello d'ingresso. L'arrivo imprevisto di una pattuglia della polizia locale a sirene spiegate ha interrotto l'azione, scatenando una fuga precipitosa. Gli agenti hanno bloccato uno dei fuggitivi, rinvenendo strumenti professionali da scasso. La difesa ha sostenuto l'impunibilità dell'azione, qualificandola come mero atto preparatorio interrotto da una presunta desistenza volontaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la sequenza delle azioni integra pienamente il tentato furto in abitazione e che la fuga provocata dall'arrivo delle forze dell'ordine esclude qualsiasi spontaneità nell'interruzione del reato.
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Falsità materiale: copie fasulle punite come originali
Un professionista creava atti giudiziari e ricevute di pagamento inesistenti tramite fotomontaggi e collage rinvenuti nel proprio studio. La difesa sosteneva l'impossibilità di punire semplici copie di atti mai esistiti e mai esibiti a terzi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che sussiste il reato di falsità materiale quando la copia assume l'apparenza visiva di un originale o attesta falsamente l'esistenza di un provvedimento ufficiale. Anche gli atti preparatori non ultimati configurano un tentativo punibile se possiedono idoneità ingannatoria.
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Tentato Furto Aggravato: L’intento conta anche senza bottino
Il Tribunale aveva parzialmente accolto l'appello di un Lavoratore, escludendo una circostanza aggravante per alcuni furti, ma la manteneva per un caso di Tentato Furto Aggravato da autovetture. Il Lavoratore ha presentato ricorso, sostenendo che l'assenza di beni nelle auto avrebbe dovuto escludere l'aggravante. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che l'aggravante può applicarsi al delitto tentato. La valutazione si basa sull'intento criminoso dell'agente, anche se non trova beni di valore. L'esito è la conferma della condanna e il pagamento delle spese processuali per il Lavoratore.
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Reato di evasione e breve allontanamento: confermata la condanna
Un uomo sottoposto a una misura di restrizione presso la propria abitazione si è allontanato dal luogo stabilito senza autorizzazione. La difesa ha sostenuto che l'episodio dovesse essere considerato un semplice tentativo o un fatto di particolare tenuità, vista la presunta intenzione dell'imputato di compiere un'assenza brevissima per poi rientrare subito. I giudici di merito hanno invece ritenuto integrato il reato di evasione consumato a tutti gli effetti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal condannato, poiché ha riproposto questioni di fatto già ampiamente smentite e motivate nei gradi precedenti. Il ricorrente è stato quindi condannato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto tentato: la Cassazione chiarisce la motivazione sulla pena
La Corte d'Appello aveva condannato un individuo per furto tentato, confermando la recidiva ma escludendo l'aggravante. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'eccessività della pena base e la mancanza di motivazione sulla sua determinazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la determinazione pena furto tentato, se rientra nella media edittale, non richiede una motivazione specifica ed estesa. Basta un richiamo al criterio di adeguatezza della pena, considerando i fatti e la personalità del condannato. L'individuo ha perso il ricorso e dovrà pagare le spese processuali.
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Furto con violenza sulle cose: scatta anche se forzi le protezioni
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per tentato furto aggravato. L'imputato ha contestato l'applicazione dell'aggravante per la violenza esercitata, sostenendo di aver forzato soltanto il sistema di protezione esterno e non l'oggetto da sottrarre. Inoltre, il ricorrente ha lamentato il mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena, negata a causa dei suoi numerosi precedenti per reati patrimoniali. I giudici supremi hanno chiarito che il furto con violenza sulle cose si configura pienamente anche quando l'energia fisica colpisce i ripari o i dispositivi posti a difesa del bene. La presenza di precedenti penali specifici giustifica inoltre la prognosi negativa del giudice di merito. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese.
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Furto aggravato: Cassazione conferma destrezza e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Lavoratore condannato per tre episodi di furto aggravato. Il Lavoratore contestava la sussistenza dell'aggravante della destrezza, la mancata riqualificazione dei fatti come tentato furto e il mancato riconoscimento della tenuità del danno. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'aggravante della destrezza era presente, i furti si erano consumati e il valore dei beni non giustificava l'attenuante. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto tentato: ammessa la particolare tenuità del fatto
Due imputati hanno subito una condanna per il reato di tentato furto monoaggravato. La Corte di Appello ha negato la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, calcolando erroneamente la pena massima oltre la soglia legale consentita. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa. I giudici supremi hanno chiarito che, nel tentativo, la pena massima si riduce di un terzo rispetto al reato consumato. Per il tentato furto aggravato la pena scende quindi a quattro anni di reclusione, valore pienamente compatibile con il limite di cinque anni previsto dalla norma. La Suprema Corte ha annullato la sentenza con rinvio a un'altra sezione per verificare i requisiti concreti del beneficio.
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Prodotti con segni mendaci: la Cassazione annulla la condanna
La dogana marittima ha bloccato milleottocento chili di frutta candita lavorata all'estero ma etichettata con la bandiera italiana. I giudici di merito hanno condannato i legali rappresentanti delle società coinvolte per il tentativo di commercializzare prodotti con segni mendaci. La difesa ha contestato la qualificazione del fatto e l'effettiva messa in commercio del bene. I difensori hanno inoltre sollevato questioni procedurali e rilevato il decorso del tempo. La Corte di Cassazione ha esaminato i motivi di ricorso, escludendone la manifesta infondatezza. I giudici di legittimità hanno accertato il superamento dei termini massimi di legge e hanno annullato la condanna senza rinvio per intervenuta prescrizione.
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Furto Aggravato: Consumazione del Furto o Tentativo? La Cassazione Decide
Due persone sono state condannate per furto aggravato. Hanno presentato ricorso, sostenendo che il reato dovesse essere considerato solo un delitto tentato. La Corte di Cassazione ha respinto il loro ricorso, dichiarandolo inammissibile. Ha ribadito che il furto si considera consumato (cioè completato) quando i ladri ottengono l'autonoma disponibilità dei beni rubati, anche per un breve periodo, prima di essere fermati. Non è necessario che si allontanino dal luogo del furto. La decisione conferma la condanna per furto aggravato e impone ai ricorrenti il pagamento delle spese processuali.
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Furto Consumato: Carburante Rubato, Condanna Confermata Nonostante l’Interruzione
Un individuo è stato condannato per furto consumato di gasolio da un camion. Sorpreso dal proprietario mentre siphonavava carburante e lo trasferiva in una tanica, l'uomo ha tentato di fuggire. Le forze dell'ordine hanno trovato tre litri di gasolio nella tanica. La difesa ha sostenuto si trattasse di furto tentato, ma la Corte di Cassazione ha confermato la condanna. Ha stabilito che il furto è consumato quando il ladro ottiene la disponibilità della refurtiva, anche per poco tempo, come avvenuto con il trasferimento del carburante nella tanica.
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Furto Aggravato: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per furto aggravato di un motorino. L'imputato contestava la mancata riqualificazione del fatto come tentato furto e il mancato riconoscimento di un'attenuante, oltre all'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha confermato che il furto era consumato, poiché l'individuo aveva già preso possesso del mezzo. Ha inoltre ribadito che il valore del bene non giustificava l'attenuante e che la recidiva era correttamente applicata. Il ricorso è stato ritenuto privo di specificità, riproducendo censure già esaminate.
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Furto in privata dimora: consumato anche senza fuga
Due individui hanno fatto irruzione nel garage condominiale di una vittima. I soggetti hanno sottratto vini pregiati, un baule per auto e attrezzi da lavoro dal box privato, spostando gli oggetti negli spazi comuni dello stabile. Le forze dell'ordine hanno bloccato gli autori prima che potessero allontanarsi dall'edificio, grazie all'allarme scattato in una banca vicina. La difesa ha sostenuto l'ipotesi del solo tentativo, poiché la refurtiva non era mai uscita dall'area condominiale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per furto in privata dimora consumato. Per la consumazione del reato basta acquisire la piena e autonoma disponibilità della refurtiva, anche solo per breve tempo e restando all'interno del perimetro condominiale.
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Ricorso inammissibile: L’appello contro la pena per delitto tentato
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un individuo contro una sentenza della Corte d'Appello. Il ricorrente contestava la motivazione sul trattamento sanzionatorio ricevuto per un delitto tentato (furto aggravato). La Cassazione ha ritenuto che la Corte territoriale avesse già fornito ampie e logiche spiegazioni per la riduzione minima della pena. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto senza entrare nel merito, e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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Divieto di bis in idem: no al doppio processo per la stessa frase
Un uomo minacciava il cognato intimandogli di lasciare un immobile per una somma irrisoria. L'autorità giudiziaria condannava l'imputato in via definitiva per il reato di minaccia. Successivamente, la magistratura avviava un secondo processo per lo stesso episodio, qualificandolo come tentata violenza privata, e i giudici di merito pronunciavano una nuova condanna. L'imputato ricorreva in Cassazione lamentando la violazione del divieto di bis in idem. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e annullato la condanna senza rinvio. La Corte ha stabilito che la tentata violenza privata e la minaccia condividono la medesima condotta materiale senza produrre eventi ulteriori distinti. Di conseguenza, l'esistenza di una precedente sentenza irrevocabile per la stessa frase intimidatoria impedisce un secondo giudizio penale a carico del medesimo soggetto.
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