L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento contro una società di abbigliamento, disconoscendo la deducibilità dei costi e la detraibilità dell'IVA per beni usati in un'attività illecita. La Guardia di Finanza aveva infatti scoperto una frode: capi importati dalla Cina venivano etichettati falsamente come "Made in Italy". La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando l'indeducibilità costi da reato. I giudici hanno chiarito che, se viene avviata l'azione penale per delitti dolosi (come la contraffazione), i costi direttamente connessi all'attività criminale non sono deducibili. Inoltre, il giudice tributario non deve accertare autonomamente il reato, ma solo verificare il collegamento tra i costi e l'illecito penale contestato. Poiché la società non ha fornito prove idonee per l'anno d'imposta in discussione, l'accertamento è legittimo.
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