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Delitto Di Truffa

17 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Reato previsto dall'art. 640 del codice penale, commesso da chi, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Truffa: Inammissibilità Ricorso Penale per Reinterpretazione dei Fatti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il delitto di truffa inflitta a un imputato. Quest'ultimo aveva presentato ricorso, contestando la valutazione dei fatti e la logicità delle motivazioni della sua colpevolezza. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, ribadendo che il suo ruolo non è riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge e la logicità delle motivazioni dei giudici precedenti. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: l’errore procedurale che costa caro
Un'Accusata, condannata per il delitto di truffa, ha presentato personalmente un ricorso in Cassazione contro la sentenza. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questo è avvenuto perché la legge richiede che tali ricorsi siano firmati da un difensore iscritto nell'albo speciale della Corte di Cassazione, non dall'imputato stesso. Di conseguenza, l'Accusata deve pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende per aver presentato un ricorso inammissibile.
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Errore materiale sentenza penale: il nome sbagliato non ferma la giustizia
La Corte di Cassazione ha corretto un `errore materiale sentenza penale` relativo al nome di un imputato. In precedenza, la Corte aveva annullato una condanna per `delitto di truffa` di 500 euro, a seguito della `remissione della querela` da parte della persona offesa. Il ricorso era stato rigettato per il resto, e gli atti erano stati trasmessi per la rideterminazione della pena per un residuo reato (art. 346-bis c.p.). L'ordinanza attuale ha specificato che il nome corretto del ricorrente è "Eric" e non "Ivan", trattandosi di un mero errore di trascrizione che non influenza la sostanza della decisione o l'identificazione dell'imputato.
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Truffa online e Postepay: la Cassazione risolve il conflitto di competenza
Due tribunali si sono scontrati sulla competenza territoriale per un caso di truffa online con ricarica Postepay. Il Tribunale di Savona riteneva competente il luogo di apertura del conto Postepay (Torre del Greco), mentre il Tribunale di Torre Annunziata indicava il luogo dove la vittima aveva effettuato il versamento. La Corte di Cassazione ha risolto il conflitto di competenza, stabilendo che per la truffa online e competenza territoriale, il reato si consuma dove la vittima versa il denaro sulla carta ricaricabile. Questo è il momento in cui l'autore ottiene la disponibilità immediata del profitto e la vittima subisce la perdita definitiva. Il Tribunale di Savona è stato dichiarato competente.
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Truffa con banconote alterate: quando i reati non si assorbono
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una ricorrente condannata per truffa e per aver utilizzato banconote alterate. La condanna si basava sul riconoscimento della persona offesa. La difesa della ricorrente sosteneva che il reato di truffa dovesse essere 'assorbito' (inglobato) in quello di circolazione di monete falsificate. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la Truffa con banconote alterate costituisce un reato autonomo e non viene assorbita nel reato di uso di monete falsificate. La ricorrente ha dovuto pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Truffa e Ricorso: L’Inammissibilità per Difetto di Specificità
Un Imputato, condannato per truffa, ha visto il suo appello dichiarato inammissibile dalla Corte d'Appello per mancanza di specificità. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, ribadendo che un ricorso deve contenere critiche precise e non generiche alle motivazioni della sentenza impugnata. L'inammissibilità ricorso per difetto di specificità è stata quindi confermata, con la condanna dell'Imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa: Ricorso in Cassazione Inammissibile, Condanna Confermata
La Corte d'Appello aveva confermato la condanna di due individui per il delitto di truffa, consumata o tentata, in relazione a diversi episodi. I condannati hanno presentato un ricorso in Cassazione, contestando violazioni di legge e vizi di motivazione, sostenendo che le prove fossero insufficienti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le contestazioni generiche e smentite dalla sentenza d'appello. I giudici hanno confermato che la responsabilità per truffa era stata correttamente accertata, basandosi su elementi probatori ben ponderati. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende per l'inammissibilità del ricorso per truffa.
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Delitto di truffa: la promessa risarcitoria non cancella la colpa
L'Imputato è stato condannato per il delitto di truffa commesso ai danni della Persona Offesa. L'autore dell'inganno ha presentato ricorso per cassazione, contestando la presenza degli elementi del reato e lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche per aver inviato una proposta risarcitoria. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'eventuale dubbio nutrito dalla vittima non cancella l'efficacia del raggiro posto in essere dal colpevole. Inoltre, una semplice lettera di intenti inviata dopo molto tempo dal fatto non dimostra un pentimento reale e concreto. La condanna originaria diventa definitiva. L'Imputato perde la causa ed è condannato a pagare le spese del giudizio e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Delitto di truffa: basta la testimonianza della vittima
Un uomo ha promesso falsamente a una persona la restituzione di 2.500 euro in cambio della consegna immediata di 500 euro. Ottenuta la somma, l'individuo è fuggito a bordo dell'auto della vittima. I giudici hanno accertato la responsabilità per il delitto di truffa. Il colpevole ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'inattendibilità della vittima e l'invalidità del riconoscimento fotografico eseguito durante le indagini. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I magistrati hanno chiarito che le dichiarazioni della vittima, sottoposte a rigoroso controllo di credibilità, sono sufficienti a fondare la condanna. Inoltre, l'individuazione tramite fotografie costituisce valida prova testimoniale. Il responsabile deve quindi scontare la condanna e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Falsa vendita di auto e delitto di truffa: la condanna
La vicenda riguarda un falso venditore che ha convinto un acquirente ad acquistare un'automobile mai consegnata. Il venditore ha rassicurato la vittima sulla disponibilità del veicolo, ha incassato l'importo tramite bonifico bancario e ha poi addotto scuse per non completare la consegna. Successivamente, l'uomo si è reso irreperibile, mentre la sede dell'azienda risultava chiusa da tempo. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per il delitto di truffa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, evidenziando la chiara intenzione ingannevole della condotta e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e a una sanzione verso la Cassa delle Ammende.
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Falsa vendita dell’auto: confermato il falso ma cade la truffa
Un debitore e il titolare di un'agenzia di pratiche automobilistiche hanno falsificato e retrodatato l'atto di vendita di un veicolo. L'operazione mirava a impedire al creditore procedente di trascrivere il pignoramento dell'automobile. I giudici di merito avevano condannato entrambi gli imputati sia per concorso in falso ideologico sia per il delitto di truffa ai danni del creditore e del Pubblico Registro Automobilistico. La Corte di Cassazione ha confermato in modo definitivo la penale responsabilità per il falso documentale. I giudici di legittimità hanno invece accolto i ricorsi limitatamente all'accusa di truffa. La Suprema Corte ha ravvisato una motivazione insufficiente riguardo alla sussistenza e alla natura dell'atto dispositivo patrimoniale indotto con l'inganno, rinviando gli atti alla Corte di Appello per una nuova valutazione.
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Condanna per delitto di truffa: niente sconti senza prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il delitto di truffa. L'imputato contestava la responsabilità penale e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano manifestamente infondati e ripetitivi rispetto a quanto già deciso in appello. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che la concessione delle attenuanti generiche e la determinazione della pena rientrano nella discrezionalità del giudice di merito, purché adeguatamente motivate in base ai criteri di legge. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Truffa sull’auto: Ricorso inammissibile, condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile per truffa, confermando la condanna di una persona accusata di frode legata alla vendita di un'automobile. La ricorrente aveva contestato la motivazione della sentenza d'appello e la sua estraneità ai fatti. Tuttavia, la Cassazione ha ritenuto le sue argomentazioni generiche e ripetitive, ribadendo che la Corte d'Appello aveva correttamente accertato la sua responsabilità, essendo l'intestataria e la persona interessata alla vendita del veicolo. La decisione ha comportato la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Delitto di truffa: quando le bugie portano alla condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il delitto di truffa nei confronti di un soggetto che, attraverso raggiri e menzogne, aveva ottenuto somme di denaro da una vittima senza mai restituirle. L'imputato aveva proposto ricorso contestando la qualificazione giuridica del fatto e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che le doglianze erano generiche e miravano a una rilettura dei fatti già ampiamente accertati nei gradi di merito. La decisione sottolinea l'importanza della credibilità della persona offesa, le cui dichiarazioni sono risultate coerenti e supportate da prove documentali, rendendo legittima la determinazione della pena operata dai giudici di merito.
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Delitto di truffa e attenuante per danno tenue
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il delitto di truffa a carico di un imputato, dichiarando inammissibile il ricorso presentato. La difesa lamentava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Gli Ermellini hanno chiarito che, per l'applicazione dell'attenuante ex art. 62 n. 4 c.p., non basta un danno lieve, ma occorre una rilevanza minima e quasi trascurabile. Inoltre, il giudizio di bilanciamento tra le circostanze operato dai giudici di merito è insindacabile in sede di legittimità se supportato da una motivazione logica e coerente.
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Delitto di truffa: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il delitto di truffa a carico di un imputato che aveva contestato la qualificazione giuridica del fatto. I giudici di legittimità hanno ritenuto il ricorso manifestamente infondato, poiché la Corte d'Appello aveva già fornito una motivazione logica e coerente sulla sussistenza degli elementi costitutivi del reato. La decisione ribadisce che, in assenza di vizi logici evidenti, la valutazione dei fatti operata nei gradi di merito non può essere messa in discussione, portando alla dichiarazione di inammissibilità e alla condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile per truffa: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile per il reato di truffa. L'appello è stato giudicato privo di specificità, in quanto non contestava efficacemente le motivazioni della sentenza di condanna. La Corte ha sottolineato che ricevere il profitto del reato sulla propria carta di pagamento costituisce un elemento decisivo per affermare la responsabilità penale, dimostrando un ruolo essenziale nella consumazione dell'illecito.
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