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Delitto Di Calunnia

10 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Calunnia: Falsa Accusa per Evitare Guai, Ricorso Inammissibile
Un Lavoratore è stato condannato per il delitto di calunnia. Aveva presentato una denuncia contro ignoti, accusando falsamente un Funzionario del Tribunale di aver richiesto denaro per assunzioni, al fine di sottrarsi a proprie accuse precedenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso. Ha ribadito che la calunnia è un reato di pericolo, che si configura anche senza l'effettivo avvio di un procedimento penale, purché la falsa accusa sia sufficientemente chiara e idonea a innescarlo. Le contestazioni sulla nullità processuale e sulla valutazione delle attenuanti sono state respinte.
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Delitto di calunnia: assegno consegnato ma denunciato smarrito
Un imprenditore, oberato da debiti commerciali, ha autorizzato la consegna di un assegno a un'azienda fornitrice per saldare una pendenza. Subito dopo, per bloccare l'incasso del titolo, l'uomo ha sporto una falsa denuncia di smarrimento ai Carabinieri, incolpando implicitamente il creditore. Nonostante la firma sull'assegno non fosse autografa e la dazione fosse avvenuta tramite dipendenti, la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per il delitto di calunnia. I giudici hanno chiarito che l'assenza della firma personale o la consegna mediata non escludono la piena consapevolezza dell'inganno e la volontarietà della falsa accusa.
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Falsa estorsione contro il legale: scatta il delitto di calunnia
Un cittadino ha denunciato per estorsione un avvocato, accusandolo falsamente di aver richiesto compensi professionali non dovuti per una lite civile, pur sapendo che la parcella era regolare. I giudici di merito hanno accertato la sussistenza del delitto di calunnia. In grado di appello, il reato si è estinto per prescrizione, ma la corte ha confermato la condanna dell'imputato al risarcimento dei danni in favore del legale offeso. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contestando la procedura di correzione materiale e l'entità del risarcimento morale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: anche se la pena penale cade in prescrizione, resta fermo l'obbligo del querelante scorretto di risarcire il patema d'animo e il discredito professionale arrecati al difensore ingiustamente incolpato.
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Delitto di calunnia: la falsa estorsione all’asta costa la condanna
Due imputati hanno accusato falsamente ignoti acquirenti di estorsione dopo aver perso beni all'asta giudiziaria. La falsa denuncia mirava a bloccare il trasferimento dell'immobile staggito e ottenere indennizzi statali per le vittime di estorsione. I giudici di merito hanno condannato entrambi per il delitto di calunnia, rilevando l'assoluta consapevolezza dell'innocenza dei soggetti denunciati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando in via definitiva la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese processuali insieme a una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Delitto di calunnia: la rabbia non cancella la colpa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il delitto di calunnia. L'imputato sosteneva che il proprio stato emotivo, durante il trasferimento da parte degli agenti di scorta, escludesse il dolo. La Suprema Corte ha chiarito che l'agitazione emotiva non cancella la coscienza e la volontà di formulare false accuse, specie se l'azione viene reiterata nonostante i formali avvertimenti delle forze dell'ordine. Inoltre, i giudici hanno confermato l'applicazione della recidiva a causa dei numerosi precedenti penali del soggetto e della sua spiccata pericolosità sociale. L'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Delitto di calunnia: la riforma penale non cancella l’accusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il delitto di calunnia. L'imputato aveva falsamente accusato un soggetto del furto o della ricettazione di alcuni assegni. La difesa sosteneva che le recenti riforme penali, modificando la procedibilità dei reati presupposto, escludessero la punibilità della calunnia. I giudici hanno invece stabilito che il delitto di calunnia, una volta consumato, rimane pienamente punibile anche se una legge successiva rende il fatto originario non più perseguibile d'ufficio o non più costituente reato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Delitto di calunnia: quando la falsa accusa costa la condanna
Due cittadine sono state condannate per il delitto di calunnia ai danni di un giudice onorario, accusato falsamente di corruzione e collusione mafiosa in un processo per truffa. Le ricorrenti sostenevano che le accuse fossero talmente stravaganti da non poter configurare il reato e che mancasse la consapevolezza dell'innocenza del magistrato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, precisando che il delitto di calunnia si configura ogniqualvolta la falsa accusa sia seria e idonea a far iniziare un'indagine, non potendosi considerare inverosimile un addebito che ha effettivamente generato un procedimento penale. Inoltre, il dubbio o il sospetto non escludono il dolo se non si fondano su elementi oggettivi e seri. Di conseguenza, le ricorrenti sono state condannate al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Delitto di calunnia: la Cassazione e la doppia conforme
Un soggetto viene condannato per il delitto di calunnia dopo aver falsamente denunciato lo smarrimento di un blocchetto di assegni per impedirne l'incasso. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il suo ricorso, sottolineando il principio della "doppia conforme": quando le sentenze di primo e secondo grado sono convergenti, l'appello deve confrontarsi con l'intero iter motivazionale e non può limitarsi a riproporre questioni già risolte.
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Delitto di calunnia e assoluzione dubitativa
La Corte di Cassazione chiarisce che una condanna per il delitto di calunnia è legittima anche se la persona falsamente accusata è stata assolta con formula dubitativa. I due procedimenti penali sono autonomi e il giudice del processo per calunnia può rivalutare liberamente i fatti per accertare se l'accusatore fosse consapevole dell'innocenza della vittima al momento della denuncia.
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Delitto di calunnia: quando il ricorso è generico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 44408/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per il delitto di calunnia e danneggiamento. I giudici hanno ritenuto i motivi del ricorso generici e meramente ripetitivi di censure già esaminate. La Corte ha ribadito che per la configurabilità del delitto di calunnia è sufficiente la mera potenzialità dell'avvio di un procedimento penale, e che il dolo può essere desunto dal comportamento complessivo dell'imputato.
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