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Delibazione

88 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La delibazione o exequatur, è la procedura giudiziaria che serve a far riconoscere, in un determinato Paese, un provvedimento giudiziario emesso dall'autorità giudiziaria di un altro Paese. In Italia il procedimento si svolge dinanzi alla Corte d'appello territorialmente competente e deve accertare che il procedimento straniero si sia svolto con le regole del contraddittorio, che la sentenza in oggetto sia passata in giudicato, che questa stessa sentenza non sia contraria ad un'altra pronunciata in Italia e che non contenga statuizioni contrarie ai principi fondamentali dell'ordinamento italiano. L'exequatur è anche il procedimento attraverso il quale uno stato concede l'esecuzione di atti ecclesiastici sul proprio territorio. Un caso molto frequente di delibazione si ha in presenza di procedimenti civili per scioglimento di matrimonio, in quanto si deve conferire efficacia alle sentenze ecclesiastiche di nullità, in modo che sia permesso un nuovo matrimonio. Infatti in applicazione dell’accordo tra lo Stato italiano e la Chiesa cat­tolica del 1984, modificativo della precedente normativa in materia prevista dal Concordato Lateranense del 1929, sono assoggettate a questa procedura le sentenze ecclesiastiche di nullità matrimoniale emesse dall’ordinamento giudiziario canonico. In virtù di tali accordi, la sentenza ecclesiastica di nullità di un matrimonio concordatario – riferita a quei matrimoni celebrati in forma canonica, cui sia seguita una trascrizione ai fini civili – può acquistare efficacia giuridica nella Repubblica italiana, previa istanza di delibazione. La delibazione della sentenza ecclesiastica deve essere richiesta da entrambe le parti interessate ovvero da una sola di esse senza che, stante la conoscenza di tale iniziava, l'altra parte non vi si opponga. Con la riforma del diritto internazionale privato che ha avuto luogo, in Italia, per opera della l. 218/1995, gli articoli 796-805 del codice di procedura civile, che prima regolamentavano la delibazione delle sentenze straniere, sono stati abrogati. Si parla altresì di "exequatur" per far riferimento a quel provvedimento giurisdizionale attraverso il quale un Giudice dia esecuzione ad un lodo arbitrale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricorso contro il patteggiamento: accordo e inammissibilità
Un imputato ha concordato una pena per reati contro il patrimonio mediante patteggiamento dinanzi al Giudice per le indagini preliminari. Successivamente, il medesimo imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando vizi generici sul calcolo della sanzione concordata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La legge circoscrive infatti il ricorso contro il patteggiamento a casi tassativi ed eccezionali, come l'errore sulla qualificazione del fatto, il consenso viziato o l'illegalità della pena. La semplice contestazione del conteggio della pena non rientra tra i motivi consentiti. L'imputato ha quindi perso il giudizio ed è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Revisione Processo Penale: Nuove Prove Insufficienti per Ribaltare la Condanna
Un Condannato ha chiesto la revisione processo penale di una condanna definitiva per coltivazione e detenzione di stupefacenti e armi. Ha presentato nuove prove, tra cui dichiarazioni testimoniali e una consulenza grafologica. La Corte d'Appello ha dichiarato l'istanza inammissibile, ritenendo le prove non "nuove" né decisive. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che le prove addotte non erano idonee a disarticolare il quadro probatorio originario, in quanto non possedevano il carattere di novità e decisività richiesto per la revisione processo penale.
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Ricorso contro il patteggiamento: accordo confermato
L'Imputato ha concordato con la Procura l'applicazione di una pena ridotta per reati legati agli stupefacenti tramite rito speciale. Successivamente, la difesa ha presentato ricorso per Cassazione contestando la mancata pronuncia di proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché la legge limita rigidamente i motivi per impugnare una sentenza concordata. Il motivo sollevato non rientrava nelle cause tassative previste dal codice e la contestazione è risultata del tutto generica. I giudici hanno quindi confermato la condanna e sanzionato il ricorrente. L'ordinanza ribadisce che il ricorso contro il patteggiamento non consente di rimettere in discussione l'accordo liberamente scelto dalle parti.
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Ricorso contro il patteggiamento: accordo chiuso e sanzione
L'Imputato concordava una pena con il Pubblico Ministero per un reato legato agli stupefacenti. Successivamente, proponeva ricorso per cassazione lamentando la violazione di legge per il mancato proscioglimento immediato. La Suprema Corte ha respinto la richiesta, dichiarando inammissibile il ricorso contro il patteggiamento. I giudici hanno chiarito che la legge limita rigorosamente le ipotesi di impugnazione delle sentenze concordate. Il giudice di merito aveva valutato in modo adeguato e sintetico tutti gli elementi necessari, compresa l'assenza di cause evidenti di innocenza. Di conseguenza, la Corte ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Impugnazione del patteggiamento: limiti e sanzioni
Un imputato concordava con la Procura l'applicazione della pena per il trasporto di sostanze stupefacenti con l'aggravante dell'ingente quantità. Successivamente, la difesa proponeva ricorso per contestare l'attribuzione di tale aggravante, lamentando l'inconsapevolezza del quantitativo effettivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione del patteggiamento. I motivi dedotti non rientrano nei casi tassativi previsti dalla legge processuale per contestare una pena già concordata tra le parti. La Suprema Corte ha confermato la validità del controllo svolto dal giudice e ha condannato l'imputato al pagamento delle spese e di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Accordo sulla pena e ricorso: l’impugnazione del patteggiamento
Un imputato ha concordato l'applicazione della pena con il Pubblico Ministero per reati legati a sostanze stupefacenti, resistenza e porto d'armi. Successivamente, la difesa ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancanza di motivazione sul mancato proscioglimento immediato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché i motivi sollevati non rientrano nei casi tassativi previsti per l'impugnazione del patteggiamento. I giudici hanno chiarito che la motivazione della sentenza concordata richiede solo una sintetica verifica dei requisiti di legge. Il ricorrente ha subito la condanna alle spese e al pagamento di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Sentenza di patteggiamento: l’accordo chiude il ricorso generico
Un imputato accusato di reati di droga ha concordato la pena con il pubblico ministero davanti al Tribunale. Successivamente, la difesa ha impugnato la sentenza di patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione, contestando la mancata suddivisione dettagliata della pena per ciascun episodio e l'assenza di motivazione sul sequestro di denaro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'onere di motivazione per questo rito speciale è sintetico: il tribunale deve solo verificare la correttezza dell'accordo, la qualificazione giuridica e l'assenza di cause evidenti di assoluzione. Di conseguenza, la Corte ha condannato il ricorrente alle spese e a una sanzione di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Impugnazione del patteggiamento: accordo chiuso e maxi sanzione
Un imputato ha concordato l'applicazione della pena con la Procura per reati in materia di sostanze stupefacenti. Successivamente, la difesa ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata qualificazione del fatto come reato di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legge prevede limiti rigorosi per l'impugnazione del patteggiamento, consentita solo per motivi tassativi e non per ridiscutere il merito dell'accordo liberamente scelto. Il giudice di merito ha motivato adeguatamente ogni aspetto richiesto dalla procedura. La Cassazione ha quindi confermato la condanna concordata e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Revisione della condanna: inutili le nuove prove non decisive
Il Condannato chiedeva la revisione della condanna irrevocabile subita per i reati di estorsione e tentata estorsione con metodo mafioso. A sostegno della richiesta presentava nuovi elementi di prova, tra cui dichiarazioni difensive ed elementi di intercettazioni. La Corte di Appello dichiarava inammissibile l'istanza con procedura rapida, ritenendo le prove nuove irrilevanti o già valutate nei precedenti gradi di giudizio. Il Condannato proponeva ricorso per Cassazione, lamentando l'assenza di un vero dibattimento e la mancata analisi dettagliata dei documenti. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso. I giudici hanno stabilito la piena legittimità del filtro preliminare: la revisione della condanna deve essere bloccata se i nuovi elementi non mostrano una reale capacità di ribaltare il giudizio definitivo.
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Competenza territoriale per rinvio pregiudiziale: no a quesiti esplorativi
Il Giudice dell'udienza preliminare ha sospeso un processo per ricettazione e truffa informatica legate a bonifici sospetti e ha chiesto alla Corte di Cassazione di determinare la competenza territoriale per rinvio pregiudiziale. Diversi imputati avevano infatti eccepito l'incompetenza del Tribunale in forza del criterio della residenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la richiesta. I giudici di legittimità hanno chiarito che il rinvio non può avere natura meramente esplorativa. Il giudice che interpella la Cassazione deve svolgere una preventiva analisi, motivare la propria posizione e chiarire lo stato dei fatti e dei procedimenti connessi. In assenza di tale motivazione, gli atti devono ritornare al Tribunale procedente.
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Rinvio pregiudiziale sulla competenza: inammissibile la delega
Durante un processo penale, la difesa degli imputati contestava la competenza del tribunale procedente, indicando altre sedi giudiziarie. Il giudice di merito ha sospeso il procedimento e ha trasmesso gli atti alla Corte di Cassazione tramite il rinvio pregiudiziale sulla competenza. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile la richiesta e ha restituito gli atti al tribunale originario. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'articolo 24-bis del codice di procedura penale richiede una seria motivazione preventiva. Il giudice non può utilizzare il rinvio con finalità esplorative o per delegare la decisione, ma deve argomentare la non manifesta infondatezza dell'eccezione e l'impossibilità di risolvere il dubbio con le ordinarie regole processuali.
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Riconoscimento della sentenza straniera e diritto di difesa leso
Una società estera ha richiesto in Italia il riconoscimento della sentenza straniera emessa in Bielorussia con cui una società italiana era stata condannata al pagamento di 500.000 euro. Durante il processo estero, il giudice straniero ha svolto l'udienza preliminare e, novanta minuti dopo, ha tenuto l'udienza decisiva di merito senza notificare l'avviso alla società italiana assente, la quale aveva inviato soltanto difese scritte per eccepire un difetto di giurisdizione. La comunicazione della nuova udienza e la sentenza sono giunte alla società italiana solo cinque giorni dopo la decisione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società estera, negando il riconoscimento della sentenza straniera in Italia. La trattazione immediata del merito in assenza della parte esclude la possibilità di difendersi e viola l'ordine pubblico processuale.
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Patrocinio a spese dello Stato: errore di competenza del giudice
Un imputato richiede l'ammissione al patrocinio a spese dello Stato. La Corte di Appello rigetta la domanda. Il difensore presenta ricorso, ma un'altra sezione collegiale della medesima Corte dichiara l'istanza inammissibile per carenza della certificazione consolare sui redditi e difetti nell'autocertificazione. L'imputato propone ricorso in Cassazione. La Suprema Corte individua d'ufficio un vizio procedurale decisivo. La legge attribuisce la decisione sul reclamo contro il rifiuto del patrocinio a spese dello Stato al Presidente della Corte di Appello in forma monocratica e non al collegio. La Cassazione annulla l'ordinanza per violazione della competenza funzionale e trasmette gli atti al Presidente per il corretto esame.
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Ricorso contro patteggiamento: i rischi di un ricorso inutile
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza di patteggiamento emessa dal Giudice dell'Udienza Preliminare. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il ricorso contro patteggiamento ammesso solo per motivi tassativi, come l'espressione della volont o l'illegalit della pena. Il giudice non deve redigere una motivazione complessa, ma solo verificare sinteticamente la correttezza dell'accordo e l'assenza di cause di proscioglimento immediato. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Condanna per furto annullata: vince la prescrizione del reato
L'Imputato, condannato nei gradi precedenti per furto aggravato commesso nel 2013, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la qualificazione del fatto. Durante il procedimento, è emerso il decorso del termine massimo di sette anni e sei mesi, determinando la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha rilevato che, in assenza di prove evidenti e immediate dell'innocenza dell'imputato ai sensi dell'articolo 129 del codice di procedura penale, la causa estintiva prevale sulla valutazione del merito. Di conseguenza, la Corte ha disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata, dichiarando estinto il reato per prescrizione del reato.
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Rinvio pregiudiziale sulla competenza: no alla delega al buio
Il Giudice per l'udienza preliminare di Reggio Calabria ha trasmesso gli atti alla Corte di Cassazione per risolvere una complessa questione di competenza territoriale riguardante numerosi imputati. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile la richiesta di rinvio pregiudiziale sulla competenza. I giudici di legittimità hanno chiarito che il giudice di merito non può delegare "al buio" la decisione alla Cassazione. L'ordinanza di rimessione deve essere motivata, autosufficiente e contenere una chiara descrizione dei fatti di causa, oltre a una valutazione preliminare sulla fondatezza dell'eccezione sollevata dalle parti. Di conseguenza, gli atti sono stati restituiti al giudice di Reggio Calabria affinché prosegua il procedimento.
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Richiesta di revisione: la scienza riapre il caso dell’omicidio
Il Condannato, ritenuto colpevole dell'omicidio di una donna, ha presentato una richiesta di revisione basandosi su nuove metodologie scientifiche per stabilire l'ora del decesso attraverso lo studio delle macchie ipostatiche. Secondo la difesa, la morte sarebbe avvenuta in un orario successivo, coperto dall'alibi del Condannato. La Corte d'Appello aveva dichiarato inammissibile la richiesta. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che una nuova metodologia scientifica può costituire "prova nuova" e che la valutazione preliminare non deve anticipare il giudizio di merito. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Limiti al ricorso nel patteggiamento: no a ripensamenti
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza di patteggiamento emessa dal GIP, lamentando il mancato proscioglimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo i rigidi limiti al ricorso nel patteggiamento introdotti dalla legge. Secondo l'articolo 448, comma 2-bis, del codice di procedura penale, il ricorso contro la pena concordata è ammesso solo per motivi specifici, tra cui l'errore sulla qualificazione del fatto o l'illegalità della pena. La contestazione sul mancato proscioglimento non rientra in queste ipotesi. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di quattromila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Limiti ricorso patteggiamento: no a sconti dopo l’accordo
L'Imputato ha concordato una pena per reati di droga. Successivamente, ha proposto ricorso lamentando il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione evidenzia i rigidi limiti ricorso patteggiamento introdotti dalla legge: l'impugnazione è ammessa solo per vizi della volontà, difetto di correlazione, errore di qualificazione giuridica o illegalità della pena. Nel caso specifico, avendo l'imputato concordato liberamente la pena per il reato ordinario, non può contestare la mancata concessione dell'attenuante in sede di legittimità. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: limiti e sanzioni
L'Imputato ha concordato con il Pubblico Ministero una pena per reati di droga minori (patteggiamento). Successivamente, ha proposto un ricorso per cassazione contro patteggiamento contestando la severità della pena applicata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, dopo la riforma, l'impugnazione di una sentenza di patteggiamento è limitata a casi tassativi, come l'espressione della volontà, la qualificazione giuridica o l'illegalità della pena. La semplice contestazione del trattamento sanzionatorio concordato non rientra tra questi motivi. Di conseguenza, l'accordo originario resta valido e l'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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