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Datore Di Lavoro

25 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il datore di lavoro, nell'ambito di un rapporto di lavoro, è una delle parti del contratto di lavoro subordinato. Requisiti caratterizzante è quello di avere alle proprie dipendenze un lavoratore subordinato. Si pensi al datore di lavoro domestico, cioè colui che ha alle proprie dipendenze una colf, domestico, ecc. Ciò non di meno, generalmente il datore di lavoro non è assimilabile, come spesso si creda, ad una persona fisica ma (caso delle società ed enti con personalità giuridica). La sua posizione è molto complessa per la compresenza di situazioni attive e passive, di diritti e obblighi corrisposti e correlati con quelli del lavoratore. La loro forma è del tutto libera potendo assumere sia la forma orale che quella scritta attraverso l'emanazione di circolari o ordini di servizio. Non è necessario porre in essere particolari forme o atti per essere datore di lavoro, salvo quanto previsto dalla legge.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Condanna per Sicurezza sul Lavoro Annullata: la Prescrizione Trionfa
Un datore di lavoro, rappresentante legale di un'azienda, è stato condannato per non aver installato adeguate opere provvisionali per la sicurezza nei lavori in quota, violando le norme sulla sicurezza sul lavoro. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna. Ha stabilito che il reato contravvenzionale era estinto per intervenuta prescrizione. Il termine massimo di cinque anni per la prescrizione del reato di sicurezza sul lavoro era infatti già scaduto prima che il Tribunale emettesse la sua sentenza di condanna. Questo evidenzia l'importanza dei termini processuali.
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Sicurezza sul lavoro per il Sindaco: no alla condanna automatica
Il Tribunale aveva condannato un Primo Cittadino per la mancata formazione dei dipendenti della Polizia Locale in tema di salute e prevenzione. L'accusa sosteneva l'omissione degli obblighi di sicurezza sul lavoro per il Sindaco inteso automaticamente come datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministratore e ha annullato la condanna. La Suprema Corte ha chiarito che la qualifica di datore di lavoro negli enti pubblici non ricade in modo automatico sull'organo politico di vertice. Il giudice deve verificare concretamente la struttura dell'ente, l'esistenza di deleghe gestionali e l'attribuzione di autonomi poteri di spesa. La causa è stata rinviata al Tribunale per un nuovo esame dei ruoli effettivi.
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Ponteggio altrui, rischio proprio: la responsabilità del subappaltatore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del legale rappresentante di un'impresa edile per violazioni della sicurezza sul lavoro. L'imputato sosteneva di non essere responsabile perché il ponteggio non sicuro era stato allestito da un'altra ditta. La Corte ha rigettato questa tesi, stabilendo un principio chiaro sulla responsabilità del subappaltatore: ogni datore di lavoro ha l'obbligo personale e diretto di verificare la sicurezza di tutte le attrezzature utilizzate dai propri dipendenti, anche se fornite da terzi. Non è possibile delegare questo controllo o fare affidamento sulle assicurazioni altrui. La sicurezza del lavoratore prevale sulla divisione dei compiti in cantiere.
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Ditta Individuale: Sicurezza Assente, Responsabilità Titolare Certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del titolare di un'impresa per non aver fornito una cassetta di pronto soccorso e un'adeguata formazione sulla sicurezza ai suoi dipendenti. La sentenza stabilisce un principio chiave: la responsabilità del datore di lavoro in una ditta individuale è presunta, data la totale sovrapposizione tra la figura dell'imprenditore e l'attività dell'impresa. Sebbene la colpevolezza sia stata resa definitiva, la sentenza è stata parzialmente annullata perché il giudice di merito non si era pronunciato sulla richiesta di sospensione condizionale della pena. Il caso torna quindi al Tribunale solo per decidere su questo specifico punto.
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Badante: il nipote paga ma il datore di lavoro è la zia assistita
Una lavoratrice, assunta come badante per un'anziana signora, ha citato in giudizio il nipote di quest'ultima, sostenendo che fosse lui il suo vero datore di lavoro. I giudici di primo e secondo grado hanno respinto la sua richiesta, stabilendo che il rapporto di lavoro esisteva solo con l'anziana assistita. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso della lavoratrice inammissibile. La sentenza ribadisce un principio chiave: per la corretta individuazione del datore di lavoro domestico, non conta chi paga materialmente lo stipendio, ma chi effettivamente dirige e beneficia della prestazione. L'appello è fallito perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, compito precluso alla Corte Suprema, soprattutto in presenza di due sentenze conformi.
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Datore di lavoro: responsabilità del Sindaco
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Sindaco condannato per violazioni in materia di sicurezza sul lavoro, tra cui la mancata redazione del DVR. La difesa ha contestato la qualifica di datore di lavoro attribuita al primo cittadino, dimostrando l'esistenza di una delibera che assegnava tali funzioni e poteri di spesa a un dirigente specifico. La Suprema Corte ha rilevato che il Tribunale non ha adeguatamente valutato tale designazione, che differisce dalla semplice delega di funzioni. Tuttavia, a causa del tempo trascorso, i reati sono stati dichiarati estinti per prescrizione, portando all'annullamento della sentenza senza rinvio.
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Sicurezza sul lavoro COVID: assolto il datore di lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione di un datore di lavoro del settore della grande distribuzione, accusato di violazioni in materia di sicurezza per non aver adottato misure come barriere adeguate e DPI specifici (FFP2) durante la pandemia. La Corte ha stabilito che la normativa emergenziale e i relativi protocolli costituivano un regime derogatorio rispetto alle norme ordinarie. Di conseguenza, l'adempimento delle prescrizioni contenute nei protocolli era sufficiente a esonerare il datore di lavoro da responsabilità penale per la gestione del rischio da contagio, definendo un nuovo e specifico standard di diligenza per la sicurezza sul lavoro COVID.
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Videosorveglianza senza autorizzazione: condanna nulla
La titolare di un bar, condannata per aver installato un impianto di videosorveglianza senza autorizzazione, ha ottenuto l'annullamento della sentenza. La Corte di Cassazione ha stabilito che la condanna è illegittima se il giudice non accerta in modo inequivocabile la presenza di lavoratori dipendenti, elemento fondamentale perché si configuri il reato di controllo a distanza dell'attività lavorativa.
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Omicidio colposo: responsabilità per pneumatico usurato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio colposo a carico di un amministratore di società che aveva messo a disposizione dei suoi dipendenti un furgone con un pneumatico gravemente usurato e vecchio di 13 anni. Un incidente, causato proprio dallo scoppio del pneumatico, aveva provocato la morte di un dipendente. La Corte ha ribadito che è un preciso dovere del datore di lavoro garantire la sicurezza dei mezzi aziendali, respingendo il ricorso dell'imputato e dichiarandolo inammissibile.
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Procedura estintiva: quando è valida la notifica?
La Corte di Cassazione ha stabilito che le irregolarità nella notifica del verbale di prescrizione al datore di lavoro non rendono improcedibile l'azione penale. In questo caso, relativo a violazioni sulla sicurezza, la notifica alla sede legale della società è stata ritenuta valida per attivare la procedura estintiva, respingendo il ricorso dell'imprenditore che lamentava di non aver ricevuto personalmente gli atti.
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Competenza territoriale contributi: decide la residenza
Un lavoratore autonomo si è opposto a una richiesta di pagamento per contributi previdenziali. La Corte di Cassazione ha chiarito la questione sulla competenza territoriale per i contributi, stabilendo che per i lavoratori autonomi il tribunale competente è quello del luogo di residenza dell'opponente, e non quello dove ha sede l'ufficio dell'ente creditore. Questa decisione rafforza il principio generale del foro del convenuto per questa tipologia di controversie.
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Datore di lavoro PA: chi risponde per la sicurezza?
Un sindaco, condannato per violazioni della sicurezza sul lavoro, ha presentato ricorso sostenendo di non essere il 'datore di lavoro PA' in quanto le funzioni erano state delegate a un dirigente tecnico. La Corte di Cassazione, pur ritenendo fondati i dubbi sulla corretta individuazione del responsabile, ha annullato la sentenza senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato.
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Sicurezza sul lavoro: la Cassazione su datori assenti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una datrice di lavoro e di una custode giudiziaria. La prima è condannata per omissione di misure di sicurezza sul lavoro in un immobile adibito a dormitorio, la seconda per violazione di sigilli. La Corte sottolinea l'irrilevanza dell'assenza del datore dal territorio nazionale in mancanza di una delega di funzioni e la presunzione di colpa della custode per l'omessa vigilanza.
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Sicurezza sul lavoro: quando il datore è responsabile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 13514/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un datore di lavoro condannato per omicidio colposo a seguito di un infortunio mortale. L'analisi della Corte si concentra sulla sicurezza sul lavoro, confermando la responsabilità datoriale e rigettando la tesi della condotta 'abnorme' del lavoratore.
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Lavoro irregolare: chi è il datore di lavoro di fatto?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9421/2024, chiarisce la figura del datore di lavoro nel reato di impiego di lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno. Anche chi non è formalmente il titolare dell'impresa può essere condannato per lavoro irregolare se gestisce in autonomia i lavoratori, impartendo direttive e pagando la retribuzione. Nel caso specifico, un uomo, pur sostenendo di essere un semplice autista, è stato ritenuto responsabile in quanto reclutava, controllava e pagava due lavoratori clandestini, agendo come un vero e proprio datore di lavoro di fatto.
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Obblighi del datore di lavoro: la sentenza della Corte
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un datore di lavoro per non aver fornito caschi protettivi ai dipendenti e per aver omesso il piano operativo di sicurezza. La sentenza chiarisce che la mancata dotazione dei DPI si presume se i lavoratori ne sono sprovvisti e che l'obbligo del casco sussiste anche nei cantieri a cielo aperto. Vengono così ribaditi i rigorosi obblighi del datore di lavoro in materia di sicurezza.
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Delega di funzioni: quando non esonera il datore?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un datore di lavoro per violazioni della sicurezza, nonostante una delega di funzioni a un preposto. La Corte ha stabilito che la delega è inefficace se il datore di lavoro mantiene per sé un ruolo specifico di vigilanza, come quello di responsabile del servizio di prevenzione e protezione sul cantiere, conservando così la responsabilità penale per gli infortuni.
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Responsabilità datore di lavoro: non basta il preposto
La Cassazione conferma la condanna di una datrice di lavoro per violazioni della sicurezza in cantiere. La nomina di un preposto non esonera dalla responsabilità datore di lavoro per carenze organizzative. Un'archiviazione per tenuità del fatto ex art. 131-bis c.p.p. può essere considerata un precedente ostativo alla sospensione condizionale della pena.
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Sospensione condizionale pena per sicurezza sul lavoro
La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso di un datore di lavoro, legale rappresentante di una struttura alberghiera, condannato per violazioni della normativa sulla sicurezza. Pur confermando la condanna, la Corte ha annullato la sentenza impugnata per non aver motivato il diniego della sospensione condizionale della pena, concedendo direttamente il beneficio. La Corte ha ritenuto infondate le giustificazioni del ritardo negli adempimenti legate alla pandemia e la richiesta di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Datore di lavoro di fatto: la responsabilità penale
La Cassazione conferma la condanna per un imprenditore, ritenuto datore di lavoro di fatto e responsabile della sicurezza in un capannone, nonostante sostenesse di essere solo l'affittuario. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, basato su prove documentali deboli e sulla mancata assunzione di un teste ritenuto superfluo.
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