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Daspo

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372 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Convalida DASPO: la Cassazione sui termini di difesa
Un soggetto destinatario di DASPO ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la convalida DASPO da parte del GIP fosse illegittima perché avvenuta prima della scadenza del termine di 48 ore dalla notifica. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, affermando che, sebbene la convalida debba avvenire dopo le 48 ore per tutelare il diritto di difesa, una sua emissione anticipata genera una nullità che deve essere eccepita e, soprattutto, l'interessato deve dimostrare il concreto pregiudizio subito. In assenza di tale prova, la convalida resta valida.
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Convalida DASPO: la Cassazione sul termine di 48 ore
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso relativo alla convalida di un DASPO, avvenuta prima dello scadere del termine di 48 ore concesso all'interessato per presentare le proprie difese. Nonostante la Procura Generale avesse chiesto l'annullamento, la Corte ha rigettato il ricorso. Secondo i giudici, sebbene la convalida DASPO non debba avvenire prima delle 48 ore, la violazione di tale termine non comporta una nullità automatica. Si tratta di una nullità 'a regime intermedio', che richiede all'interessato di eccepire la violazione e dimostrare il concreto pregiudizio subito al proprio diritto di difesa per ottenere l'annullamento del provvedimento.
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DASPO con obbligo di firma: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato un DASPO con obbligo di firma della durata di cinque anni a carico di un dirigente di una società sportiva. L'uomo era stato accusato di condotte provocatorie e minacciose verso la tifoseria avversaria. La difesa sosteneva che il suo assistito si fosse avvicinato solo per rimuovere dei fumogeni e che la misura fosse immotivata. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo le informative della Polizia pienamente credibili e la motivazione del G.i.p. adeguata, sottolineando come il ruolo apicale del dirigente aggravasse la sua pericolosità sociale e giustificasse la misura restrittiva.
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Termine convalida DASPO: diritto di difesa violato
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un DASPO con obbligo di presentazione, poiché emessa prima dello scadere del termine di 48 ore dalla notifica al destinatario. La Corte ha stabilito che il mancato rispetto del termine convalida DASPO lede il diritto di difesa, causando la nullità del provvedimento.
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DASPO di gruppo: la presenza allo scontro è sufficiente
Un tifoso ricorre contro un DASPO con obbligo di firma, sostenendo di non aver partecipato agli scontri. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, introducendo il concetto di 'DASPO di gruppo'. La sentenza stabilisce che la semplice presenza nel contesto di una rissa tra tifoserie, come parte di un gruppo organizzato, è sufficiente a giustificare la misura, poiché rafforza il proposito criminoso collettivo e contribuisce a turbare l'ordine pubblico, anche senza una partecipazione attiva alla violenza fisica.
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Annullamento DASPO: l’avviso di difesa è cruciale
Un Questore emette un primo DASPO di 8 anni, poi lo annulla in autotutela per sostituirlo con uno di 3 anni per gli stessi fatti. Il nuovo provvedimento, però, omette l'avviso obbligatorio circa la facoltà del destinatario di presentare memorie difensive al giudice della convalida. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha sancito che tale omissione determina la nullità insanabile dell'ordinanza di convalida, portando all'annullamento DASPO. La Corte ha chiarito che il nuovo atto amministrativo è pienamente autonomo e non può 'ereditare' i requisiti di forma dal precedente atto annullato, dovendo rispettare integralmente le garanzie difensive.
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Violazione Daspo: la reiterazione esclude la tenuità
La Corte di Cassazione ha stabilito che la ripetuta violazione dell'obbligo di presentazione legato al Daspo, anche se concentrata in un breve lasso di tempo, dimostra una gravità tale da escludere l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.). Il comportamento dell'imputato e le giustificazioni implausibili fornite sono state determinanti per confermare la condanna, evidenziando una totale incomprensione del disvalore della propria condotta.
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Giurisdizione italiana e DASPO: il caso di Francoforte
Due soggetti, già destinatari di un DASPO, venivano condannati per aver assistito a una partita di calcio a Francoforte, in Germania. La Corte di Cassazione, investita del ricorso, ha annullato la sentenza di condanna senza entrare nel merito della colpevolezza. Il motivo risiede in una questione preliminare: la verifica della giurisdizione italiana per un reato commesso all'estero. La Suprema Corte ha quindi rinviato il caso a un'altra sezione della Corte d'Appello per accertare se lo Stato italiano abbia il potere di giudicare tali fatti e se sussistano le condizioni di procedibilità.
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Onere della prova invio PEC: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto destinatario di un provvedimento Daspo. Il ricorrente lamentava la mancata valutazione di una memoria difensiva inviata via PEC. La Corte ha stabilito che l'onere della prova della ricezione dell'atto spetta al difensore, il quale non solo non ha dimostrato l'avvenuta consegna, ma ha anche inviato l'atto prima di essere formalmente nominato, rendendo l'invio stesso illegittimo.
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DASPO aggravato: la Cassazione sulla convalida
Un tifoso ricorre contro un DASPO aggravato di dieci anni con obbligo di firma, lamentando la violazione del diritto di difesa e una motivazione carente sulla durata. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, specificando che il termine di 48 ore per la difesa decorre dalla notifica del provvedimento del Questore, non dalla richiesta del PM. La Corte conferma inoltre che il giudice, pur in presenza di un automatismo normativo, deve valutare la congruità della durata basandosi sulla gravità dei fatti e sulla pericolosità del soggetto, come correttamente avvenuto nel caso di specie.
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DASPO recidivo: obbligo di firma e doppia presentazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un provvedimento di DASPO recidivo della durata di otto anni, con obbligo di doppia presentazione alla polizia. Il ricorso, basato sulla presunta insufficienza di prove e sulla sproporzionalità della misura, è stato rigettato. La Corte ha stabilito che l'identificazione del soggetto sul luogo e nell'immediatezza degli scontri tra tifoserie è un elemento sufficiente per la convalida della misura preventiva. Inoltre, ha ribadito la legittimità dell'obbligo di doppia firma, anche per le trasferte, come strumento necessario per garantire l'effettività del divieto.
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Ricorso inammissibile: termini per impugnare il Daspo
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso un provvedimento Daspo. La decisione si fonda sul mancato rispetto del termine perentorio per l'impugnazione, evidenziando come un errore procedurale possa precludere l'esame nel merito delle questioni sollevate e comportare ulteriori sanzioni pecuniarie.
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DASPO di gruppo: quando è legittimo l’obbligo di firma
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di DASPO di gruppo con obbligo di firma a carico di un tifoso. La Corte ha stabilito che la mera presenza fisica all'interno di un gruppo di tifosi autore di violenze non è sufficiente a giustificare una misura restrittiva della libertà personale come l'obbligo di comparizione. È necessario un 'fumus', ovvero un concreto indizio di partecipazione attiva del singolo agli atti di violenza, che nel caso di specie mancava totalmente.
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Convalida DASPO: il termine di 48 ore è perentorio
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un DASPO con obbligo di presentazione alla polizia, poiché emessa prima della scadenza del termine di 48 ore concesso alla difesa. La sentenza stabilisce un principio cruciale: il momento giuridicamente rilevante di un atto giudiziario è il suo deposito in cancelleria, non la data di stesura. L'incertezza sull'orario del deposito ha comportato la violazione del diritto di difesa, portando all'annullamento della sola parte della misura che incide sulla libertà personale.
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Obbligo di presentazione DASPO: quando è illegittimo?
La Corte di Cassazione analizza un caso di DASPO con obbligo di presentazione. La sentenza conferma la validità generale della misura, ma annulla parzialmente l'ordinanza di convalida. Nello specifico, viene ritenuto illegittimo l'imposto obbligo di una seconda firma per le partite in trasferta giocate in altre regioni, in quanto misura eccessivamente gravosa e non adeguatamente motivata dal giudice, soprattutto a fronte della concreta impossibilità per il soggetto di raggiungere il luogo dell'evento sportivo.
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DASPO: la Cassazione conferma l’obbligo di firma
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un provvedimento DASPO aggravato con l'obbligo di firma per un tifoso che aveva violato un precedente divieto di avvicinamento allo stadio. L'uomo, già sottoposto a DASPO, aveva partecipato a un corteo non autorizzato a circa 300 metri dall'impianto sportivo. I giudici hanno respinto il ricorso, ritenendo la nuova misura giustificata e legittima, e hanno chiarito che non sussiste disparità di trattamento se le situazioni giuridiche di altri soggetti coinvolti non sono identiche.
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Divieto di accesso: non è reato vedere la partita
Due soggetti, destinatari di un divieto di accesso alle manifestazioni sportive (DASPO), sono stati assolti dalla Corte di Cassazione per aver assistito a una partita di calcio dal balcone di un'abitazione privata adiacente allo stadio. La Corte ha stabilito che la condotta non costituisce reato perché, trovandosi in un luogo privato, non sussisteva alcun concreto pericolo di contatto con gli altri tifosi, elemento necessario per configurare la violazione del divieto di accesso.
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Diritto di difesa: annullato Daspo se il GIP ignora la memoria
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un Daspo con obbligo di presentazione, poiché il giudice non aveva considerato la memoria difensiva depositata tempestivamente dall'interessato. La sentenza ribadisce che ignorare le argomentazioni della difesa costituisce una grave violazione del diritto di difesa, portando alla nullità del provvedimento e alla cessazione della misura.
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Diritto di difesa DASPO: la Cassazione annulla convalida
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un DASPO con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, poiché emessa prima della scadenza del termine di 48 ore concesso all'interessato per presentare le proprie difese. La sentenza ribadisce che il mancato rispetto di questo termine per garantire il diritto di difesa DASPO determina la nullità insanabile del provvedimento di convalida, con conseguente perdita di efficacia dell'obbligo di presentazione.
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DASPO prescrizione: quando il reato si estingue
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione di un'ordinanza DASPO. La decisione si basa sull'estinzione del reato per prescrizione, evidenziando che il decorso del tempo ha reso non più punibile la mancata presentazione alle forze dell'ordine durante le partite di calcio. La Corte ha inoltre ribadito che un DASPO legato a una squadra che cessa l'attività perde efficacia, in base al principio di tassatività.
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