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Danno Di Particolare Tenuità

19 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una circostanza attenuante applicabile ai reati contro il patrimonio quando il danno economico causato alla vittima è di entità molto lieve, quasi trascurabile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Tentato Furto: 142 Euro non bastano per il Danno di Particolare Tenuità
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Lavoratore condannato per tentato furto di beni del valore di 142 euro. Il Lavoratore contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di particolare tenuità. La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile, confermando che il valore della merce non era irrisorio e quindi non integrava la 'speciale tenuità'. La condanna per tentato furto è stata confermata, con il Lavoratore obbligato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione di assegno: valore alto e condanna confermata
L'Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione di assegno con un valore economico rilevante. Contro la decisione della Corte d'Appello, il soggetto ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e del danno di particolare tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la natura documentale dell'assegno e l'elevata somma riportata escludono la lieve entità del fatto e impediscono la concessione di sconti di pena. L'inammissibilità ha precluso anche il rilievo dell'eventuale prescrizione del reato. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto caschi: negato il danno di particolare tenuità per 100€
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il furto di due caschi da moto, del valore di circa cento euro. L'imputato aveva richiesto l'applicazione dell'attenuante del danno di particolare tenuità, ma i giudici l'hanno negata. La decisione si basa non solo sul valore economico, ritenuto non così irrisorio, ma anche sul disagio concreto causato alla vittima. Il motociclista, infatti, ha dovuto ricomprare immediatamente i caschi per poter utilizzare il proprio veicolo, subendo un pregiudizio che va oltre il semplice costo. La Corte ha quindi stabilito che la valutazione del danno non può essere puramente matematica, ma deve considerare tutte le conseguenze negative per la parte lesa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Carta Rubata per Sigarette: Niente Sconto per Danno di Particolare Tenuità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per ricettazione e uso indebito di una carta di credito, utilizzata per un tentato acquisto di minimo valore. L'imputato aveva richiesto l'applicazione dell'attenuante per **danno di particolare tenuità**, sostenendo che il pregiudizio economico era quasi nullo. La Corte ha respinto la richiesta, stabilendo un principio fondamentale: nel caso di ricettazione di carte di credito, il danno non si misura sul singolo importo speso o tentato. Si valuta invece il pericolo potenziale e la capacità dello strumento di generare danni economici seriali e ben più gravi. Di conseguenza, l'attenuante non è applicabile e la condanna è diventata definitiva.
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Furto Smartphone: il valore dei dati nega lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato condannato per il furto di uno smartphone. L'imputato chiedeva una riduzione della pena, sostenendo che il valore del telefono fosse basso e quindi il danno minimo. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: nel valutare il danno di particolare tenuità non si deve considerare solo il valore economico dell'oggetto rubato, ma anche il pregiudizio derivante dalla perdita dei dati personali contenuti nel dispositivo. Poiché la perdita di foto, contatti e informazioni personali costituisce un danno rilevante, l'attenuante non è stata concessa. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Danno minimo, pena invariata: la circostanza attenuante va motivata
Un uomo viene condannato per una rapina da 130 euro. La Corte d'Appello riconosce la circostanza attenuante del danno patrimoniale di lieve entità, ma non diminuisce la pena, senza fornire spiegazioni. La Corte di Cassazione interviene, annullando la sentenza su questo punto. I giudici supremi stabiliscono un principio fondamentale: se un'attenuante viene formalmente riconosciuta, il suo impatto sulla pena non può essere azzerato senza una motivazione logica e chiara. Il caso torna in Appello per un nuovo calcolo della sanzione.
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Furto di energia elettrica: condannato anche senza manomissione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto di energia elettrica a carico di un uomo che aveva utilizzato per oltre un anno un'abitazione con il contatore manomesso, senza avere un contratto di fornitura. Secondo i giudici, non è necessario provare che sia stato lui a manomettere materialmente il contatore. La sua colpevolezza emerge chiaramente dall'aver consapevolmente beneficiato dell'elettricità senza pagarla per un lungo periodo. Questa condotta dimostra l'intenzione di trarre un profitto ingiusto. La Corte ha inoltre escluso che il danno potesse considerarsi di lieve entità, proprio a causa della durata della sottrazione. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Danno di particolare tenuità: la restituzione non conta
Un soggetto, condannato per furto in abitazione, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento dell'attenuante del danno di particolare tenuità. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: l'entità del danno va valutata al momento della consumazione del reato. La successiva restituzione della refurtiva è un evento irrilevante (un 'post factum') ai fini del riconoscimento di questa specifica attenuante.
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Danno di particolare tenuità: quando non si applica?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il furto di tre telecamere. La Corte ha ribadito che, per l'applicazione dell'attenuante del danno di particolare tenuità, non è sufficiente considerare solo il basso valore economico della merce sottratta, ma è necessario valutare il pregiudizio complessivo arrecato alla vittima, escludendo la sua capacità economica di sopportare il danno. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Danno di particolare tenuità: quando non si applica?
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato per tentato furto. La Corte ha escluso l'attenuante del danno di particolare tenuità, ribadendo che il valore del bene non è l'unico criterio, ma contano anche gli ulteriori effetti pregiudizievoli, indipendentemente dalla capacità economica della vittima.
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Danno di particolare tenuità: il valore del marchio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di tre individui condannati per ricettazione di etichette contraffatte. La Corte ha stabilito che per valutare il danno di particolare tenuità non si considera il valore materiale delle etichette, ma il valore di mercato che il marchio di prestigio conferisce ai prodotti, escludendo così l'attenuante. Rigettate anche le doglianze su prescrizione e mancata sostituzione della pena.
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Danno di particolare tenuità: quando non si applica
Un'imputata ricorre in Cassazione dopo una condanna per furto in abitazione, chiedendo il riconoscimento dell'attenuante per danno di particolare tenuità. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, specificando che per valutare il danno non basta considerare il valore economico dei beni sottratti (circa 65 euro), ma è necessario includere anche il danno morale subito dalla vittima per l'intrusione nella propria dimora. Viene inoltre chiarito che una precedente condanna con pena sospesa, anche se inflitta dal tribunale per i minorenni, impedisce la concessione di un secondo beneficio.
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Danno lieve: quando non si applica l’attenuante
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32639/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furto aggravato. La richiesta di applicare l'attenuante per danno di particolare tenuità è stata respinta perché il ricorso era generico e perché la valutazione del danno non si limita al solo valore economico del bene, ma considera ogni pregiudizio alla vittima.
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Danno di particolare tenuità: quando non si applica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto, che chiedeva l'applicazione della circostanza attenuante del danno di particolare tenuità. La Corte ha stabilito che la valutazione del danno non può limitarsi al solo valore del denaro sottratto, ma deve comprendere tutti i pregiudizi economici subiti dalla vittima, inclusi i danni materiali come la rottura di una porta e il valore del cassetto del registratore di cassa asportato.
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Danno di particolare tenuità: quando si applica?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato per tentato furto, il quale chiedeva il riconoscimento dell'attenuante del danno di particolare tenuità. La Corte ha stabilito che per valutare tale attenuante non si deve considerare solo il valore economico dei beni, ma anche tutti gli ulteriori effetti pregiudizievoli per la vittima, come la sottrazione di documenti. Inoltre, ha ribadito che la valutazione del danno va effettuata al momento della consumazione del reato, rendendo irrilevante il successivo recupero della refurtiva.
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Danno di particolare tenuità: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso riguardante l'attenuante del danno di particolare tenuità. Il ricorrente, condannato per furto da un'auto, si era visto negare l'attenuante a causa del valore non irrisorio dei beni sottratti. La Corte ha confermato la decisione, ritenendo il ricorso una semplice ripetizione di argomentazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo rigetta
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da due imputati condannati per furto. I motivi sono due: il primo è una mera ripetizione di argomentazioni già respinte in appello; il secondo, relativo alla richiesta di un'attenuante per danno di lieve entità, è ritenuto manifestamente infondato poiché il danno non era affatto lievissimo. La decisione sottolinea che l'appello in Cassazione deve contenere critiche specifiche e non può essere un pretesto per riesaminare i fatti del processo.
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Attenuanti Estorsione: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentata estorsione. L'ordinanza conferma la decisione della Corte d'Appello, negando le attenuanti estorsione, inclusa quella per danno di particolare tenuità e le generiche. La Suprema Corte ha ritenuto decisiva la gravità della condotta, caratterizzata da minacce di morte e l'uso di un'arma, e ha qualificato l'importo richiesto come non irrisorio, rendendo irrilevanti le capacità economiche della vittima.
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Danno di particolare tenuità: il momento del reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato per furto, il quale chiedeva l'applicazione dell'attenuante del danno di particolare tenuità in virtù della successiva restituzione della refurtiva. La Corte ha ribadito che, secondo la giurisprudenza consolidata, l'entità del danno deve essere valutata al momento della consumazione del reato. La restituzione è un 'post factum' irrilevante ai fini di tale attenuante.
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