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Danno Da Diffamazione

7 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Danno da diffamazione: il nesso causale è cruciale
Due persone vengono condannate in appello per aver definito 'mafioso' il comportamento dell'amministratore di una società. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 42561/2024, annulla la condanna al risarcimento del danno. La Corte ha stabilito che, per ottenere un risarcimento personale, non basta essere l'oggetto dell'offesa nella propria veste professionale; è necessario dimostrare un danno concreto e personale, direttamente causato dall'azione diffamatoria. La sentenza sottolinea la distinzione tra il danno alla reputazione della società e il danno alla reputazione personale dell'amministratore, chiarendo i requisiti per il riconoscimento del danno da diffamazione.
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Danno da diffamazione: la presunzione per i familiari
In un caso di diffamazione a mezzo stampa contro un politico deceduto, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sul danno da diffamazione. La Corte ha chiarito che il pregiudizio morale e reputazionale subito dai parenti stretti, come un fratello, si presume (presunzione 'iuris tantum'). Le corti inferiori avevano negato il risarcimento al fratello del defunto, ritenendo non provato un danno concreto. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che spetta al diffamatore dimostrare l'assenza di un legame affettivo, e non al familiare provarne l'esistenza. Fattori come la distanza geografica non sono sufficienti a escludere il diritto al risarcimento.
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Danno da diffamazione: quando la critica è illecita
La Corte di Cassazione conferma la condanna per danno da diffamazione a carico di un privato che aveva presentato un esposto contro i legali della controparte. Secondo la Corte, le accuse, superando i limiti del diritto di critica e del requisito della continenza, hanno leso la reputazione professionale degli avvocati, giustificando il risarcimento del danno, il quale non è 'in re ipsa' ma deve essere provato anche tramite presunzioni.
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Danno da diffamazione: critica e limiti di continenza
Un collezionista ha accusato un esperto di auto d'epoca di disonestà in una perizia che ha portato alla distruzione del suo veicolo. L'esperto ha intentato causa per diffamazione. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del collezionista per danno da diffamazione, stabilendo che i suoi articoli online avevano superato il legittimo diritto di critica, violando il principio di continenza. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile la domanda riconvenzionale del collezionista per la perdita della sua auto.
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Danno da diffamazione: onere della prova e risarcimento
Un professionista ha citato in giudizio una società editrice e la direttrice responsabile di un quotidiano per un articolo ritenuto diffamatorio. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha respinto il ricorso. L'ordinanza chiarisce che il danno da diffamazione non è 'in re ipsa' (automatico), ma deve essere specificamente allegato e provato dal danneggiato. La richiesta di risarcimento è stata respinta perché il ricorrente non ha dimostrato il pregiudizio specifico derivante dall'unica affermazione ritenuta lesiva, limitandosi a denunciare un danno generico derivante dall'intero articolo.
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Danno da diffamazione: come si calcola il risarcimento?
Un ex magistrato ha citato in giudizio un quotidiano per diffamazione. Il tribunale di primo grado ha liquidato un risarcimento di 80.000 euro, ma la Corte d'Appello lo ha ridotto a 25.000 euro. La Corte di Cassazione ha confermato la riduzione, stabilendo che la quantificazione del danno da diffamazione non può essere arbitraria ma deve basarsi su criteri oggettivi e motivati, come la notorietà del diffamante e la diffusione della testata. La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso che mirava a una rivalutazione dei fatti.
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Danno da diffamazione: la prova non è necessaria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per diffamazione. La Corte ha ribadito un principio fondamentale in materia di danno da diffamazione: ai fini della condanna al risarcimento in sede penale, non è necessario che la persona offesa fornisca la prova di un concreto pregiudizio subito. È sufficiente l'accertamento della potenziale capacità lesiva dell'atto diffamatorio.
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