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Danno Conseguenza

58 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Indica le concrete conseguenze pregiudizievoli derivanti da un fatto illecito. Per ottenere un risarcimento, non basta dimostrare l'illecito (danno-evento), ma bisogna provare l'esistenza di questo specifico danno.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Distanze tra costruzioni: risarcimento anche senza demolire
Un proprietario realizza una sopraelevazione del proprio immobile. La vicina di casa agisce in giudizio contestando l'inottemperanza alle distanze tra costruzioni e alle norme urbanistiche locali, richiedendo l'abbattimento dell'opera e il risarcimento per la perdita di aria e luce. La Corte di Cassazione stabilisce che il giudice ordinario ha sempre il potere di valutare la domanda risarcitoria avanzata dal privato nei confronti del confinante. Se la sopraelevazione viola le regole sulle distanze dal confine, il vicino può ottenere la demolizione. Qualora invece la costruzione rispetti i distacchi ma violi regolamenti comunali sulle altezze o volumetrie, la tutela si limita al risarcimento del danno economico, che va dimostrato concretamente. L'erede della vicina ottiene la cassazione della sentenza sfavorevole e il rinvio della causa per l'esame del danno.
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Risarcimento danni per diffamazione: no al danno presunto
Un professionista ha chiesto il risarcimento danni per diffamazione nei confronti di una controparte aziendale. La presunta lesione dell'onorabilità derivava dall'affermazione, contenuta in uno scritto difensivo, di condanne penali già subite dal richiedente, laddove all'epoca i procedimenti risultavano soltanto pendenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'errata indicazione temporale delle condanne non costituisce automaticamente un'offesa diffamatoria. Inoltre, la Suprema Corte ha ribadito che il risarcimento danni per diffamazione richiede sempre la prova concreta del danno subito, patrimoniale o non patrimoniale, escludendo che il pregiudizio possa considerarsi presunto o esistente di per sé senza un'adeguata dimostrazione fattuale.
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Risarcimento danno da fermo tecnico: la prova necessaria
L'Impresa di trasporti ha contestato la fattura dell'Officina per la riparazione di un autocarro, lamentando un ritardo causato dalla caduta di un bullone nel motore. L'Impresa ha richiesto il risarcimento danno da fermo tecnico per la sosta forzata del veicolo durata dieci giorni. I giudici di merito hanno riconosciuto il compenso dovuto per le riparazioni eseguite, rigettando la domanda risarcitoria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione. I giudici hanno chiarito che il risarcimento danno da fermo tecnico non spetta automaticamente per la semplice indisponibilità del mezzo. Il proprietario deve dimostrare concretamente la spesa sostenuta per un veicolo sostitutivo oppure il mancato guadagno derivante dalla rinuncia forzata a contratti di trasporto. Il ricorso dell'Impresa è stato respinto.
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Occupazione senza titolo: rilascio immobile e prova del danno
Due proprietari agiscono in giudizio per ottenere la liberazione di un appartamento abitato illegittimamente da una parente e il risarcimento dei danni da mancato godimento. In primo grado il tribunale blocca la domanda per vizi nella procedura di conciliazione. La Corte di Appello ribalta parzialmente l'esito: convalida la procedura svolta tramite delegato, ordina l'immediato rilascio della casa, ma respinge la domanda risarcitoria per assenza di prova sul danno economico effettivo. La vicenda giunge in Cassazione, dove l'occupazione senza titolo e la quantificazione del correlato pregiudizio patrimoniale richiedono una trattazione approfondita. La Corte dispone quindi il rinvio della controversia alla pubblica udienza della Terza Sezione Civile per definire compiutamente la questione.
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Discarico per inesigibilità: niente rimborsi senza prova del danno
L'Ente Previdenziale ha richiesto il risarcimento dei danni all'Agente della Riscossione per non aver incassato o rendicontato vecchi contributi previdenziali. La Corte di Cassazione ha stabilito che per i crediti resi esecutivi fino al 1999 opera l'annullamento automatico e il relativo discarico per inesigibilità. Inoltre, con riguardo alle condotte dell'Agente della Riscossione, l'Ente Previdenziale non può pretendere il pagamento dell'intero credito non riscosso dimostrando una semplice omissione procedurale. In una causa ordinaria di responsabilità contrattuale, l'ente ha l'onere di provare il danno effettivo subito e la reale solvibilità dei debitori originali. La Cassazione ha quindi accolto il ricorso dell'Agente della Riscossione e rinviato la decisione al giudice di merito.
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Discarico automatico dei ruoli: l’ente perde il risarcimento
Un ente previdenziale ha chiesto il risarcimento danni all'agente della riscossione per la mancata informazione sullo stato di recupero dei crediti relativi a vecchi ruoli. La Corte di Cassazione ha confermato che il discarico automatico dei ruoli, previsto dalla legge per riorganizzare il sistema esattoriale, si applica anche agli enti previdenziali. La cancellazione automatica dei ruoli risalenti elimina l'obbligo di rendiconto per l'esattore. Di conseguenza, l'ente creditore non può ottenere un risarcimento automatico pari all'intero importo dei crediti non incassati. Per chiedere i danni, l'ente deve provare che i crediti erano concretamente recuperabili e che la perdita è derivata dalla negligenza dell'esattore. Il ricorso dell'ente previdenziale è stato rigettato.
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Diffamazione a mezzo stampa: il danno non è mai automatico
Un imprenditore e la sua azienda hanno citato in giudizio un giornalista, un direttore e il presidente di un associazione per la pubblicazione di articoli e interviste lesivi della reputazione, legati a un indagine penale poi conclusasi con il proscioglimento. La Corte di Cassazione ha chiarito che nei casi di diffamazione a mezzo stampa il risarcimento del danno non patrimoniale non spetta mai in modo automatico. La vittima deve sempre dimostrare il concreto pregiudizio patito, ovvero il danno-conseguenza. Inoltre, il diritto di critica non protegge chi attribuisce fatti falsi o diversi da quelli reali oggetto delle indagini. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza di appello, rinviando la causa per un nuovo giudizio.
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Occupazione senza titolo: serve la prova del danno reale
Un'azienda acquista all'asta un palazzo storico, il quale rimane parzialmente occupato per alcuni mesi. Dopo lo sgombero dei beni rimasti, la società richiede il risarcimento per i presunti danni derivanti dalla ritardata disponibilità del bene e il rimborso integrale delle spese di pulizia sostenute. La Corte di Cassazione conferma che l'occupazione senza titolo non genera un danno risarcibile in modo automatico. Il proprietario ha infatti l'onere di dimostrare la concreta possibilità di godimento andata persa, sia essa diretta o indiretta. Poiché l'immobile storico richiedeva comunque complessi interventi di ristrutturazione ed erano assenti progetti concreti di utilizzo immediato, la richiesta risarcitoria per il ritardato uso viene respinta, confermando unicamente il rimborso equitativo per le spese di sgombero.
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Occupazione senza titolo: casa abitata ma risarcimento dovuto
Una società proprietaria ha agito contro una persona per ottenere il rilascio di un appartamento e il pagamento di un'indennità per occupazione senza titolo protratta per molti anni. I giudici di merito hanno accolto la domanda, ordinando il rilascio e liquidando l'indennità in base al canone locativo di mercato. L'occupante ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza di prove sul reale danno economico subito dalla società. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il danno derivante da occupazione senza titolo può essere provato mediante presunzioni, come l'ubicazione dell'immobile in un'area densamente abitata e la stipula di un preliminare di vendita che dimostra l'intenzione di monetizzare il bene.
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Segnalazione illegittima alla Centrale Rischi: il danno si paga
Un'impresa subisce una segnalazione illegittima alla Centrale Rischi da parte di una società finanziaria a seguito della distruzione di un autocarro in un incidente. L'errata iscrizione pregiudica l'immagine commerciale dell'azienda, impedendole di ottenere un nuovo veicolo in leasing per proseguire le proprie attività. Sebbene la presenza del danno sia stata accertata, i giudici di appello negano il risarcimento adducendo l'impossibilità di quantificarne la cifra precisa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'impresa e afferma un principio fondamentale: quando l'esistenza del pregiudizio è certa, il giudice non può negare la tutela risarcitoria, ma deve determinarne l'ammontare ricorrendo alla liquidazione equitativa. La sentenza viene quindi annullata con rinvio per la corretta quantificazione economica.
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Risarcimento danni per diffamazione: no al danno automatico
Una cittadina ha chiesto il risarcimento danni per diffamazione a una società editrice a causa di articoli lesivi della sua reputazione. Il Tribunale ha accolto la domanda ritenendo il danno automatico. La Corte d'Appello ha confermato la condanna, ma ha omesso di valutare il motivo di appello dell'editore sulla mancanza di prove concrete del danno non patrimoniale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società editrice, evidenziando che il giudice di secondo grado ha commesso un errore procedurale ignorando la contestazione sulla prova del danno. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame della vicenda.
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Risarcimento danni: negato se i versamenti superano i prelievi
Il Risparmiatore ha citato in giudizio la Banca e un dipendente infedele chiedendo il risarcimento danni per prelievi non autorizzati dal proprio libretto bancario. Il Tribunale ha accolto la domanda, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione. I giudici di secondo grado hanno accertato che, a fronte di prelievi abusivi, il dipendente aveva effettuato versamenti superiori sul medesimo libretto, generando un vantaggio economico per il titolare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Risparmiatore, confermando che, in assenza di un effettivo danno economico, non sussiste il diritto al risarcimento danni. La Suprema Corte ha inoltre stabilito che il giudice può rilevare d'ufficio il vantaggio economico se questo emerge dai documenti già presenti agli atti.
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Risoluzione bancaria: niente risarcimento danni senza prove
Una fondazione azionista ha impugnato i provvedimenti di risoluzione di una banca in dissesto, chiedendo l'annullamento degli atti e il risarcimento danni per l'azzeramento delle proprie azioni. Il Consiglio di Stato ha dichiarato improcedibile la domanda di annullamento, poiché la banca era già stata liquidata e ceduta a un altro istituto, e ha rigettato la richiesta di risarcimento danni per mancata prova del pregiudizio subito. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno dichiarato inammissibile il ricorso della fondazione. La Corte ha chiarito che, quando una decisione si fonda su più ragioni autonome (come la mancata prova del danno), l'omessa contestazione di una di esse rende inammissibile l'impugnazione delle altre. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento danni è stata definitivamente respinta.
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Procedura di risoluzione bancaria: azionisti senza risarcimento
A seguito del dissesto di un istituto di credito, la Banca d'Italia ha avviato la procedura di risoluzione bancaria, azzerando il valore delle azioni. La Fondazione azionista ha impugnato i provvedimenti chiedendone l'annullamento e il risarcimento dei danni. Il Consiglio di Stato ha dichiarato improcedibile la domanda di annullamento (perché la banca era ormai liquidata e incorporata in un altro gruppo) e infondata quella risarcitoria per mancanza di prova del danno. La Fondazione ha proposto ricorso in Cassazione. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che, quando una decisione si fonda su più ragioni autonome (come la mancata prova del danno), l'omessa contestazione di una di esse rende inutile l'impugnazione delle altre, confermando la perdita definitiva del diritto al risarcimento per l'azionista.
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Risoluzione bancaria: senza prova del danno niente risarcimento
Due soci di un istituto di credito in dissesto hanno impugnato i provvedimenti di risoluzione e chiesto il risarcimento danni per risoluzione bancaria, lamentando l'azzeramento delle proprie azioni. Il Consiglio di Stato ha respinto la domanda risarcitoria per tre motivi autonomi, tra cui la totale assenza di prove sul danno concreto subito. I soci hanno fatto ricorso in Cassazione contestando solo le questioni legate agli aiuti di Stato e alla giurisdizione, senza impugnare la decisione sulla mancata prova del danno. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile: quando una sentenza si fonda su più ragioni autonome, basta che una sola di esse non venga contestata per rendere inutile l'intero ricorso, poiché la decisione originaria rimane comunque in piedi.
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Risarcimento danni: la condanna penale non basta senza prove
Un ristoratore ha chiesto il risarcimento danni a seguito della contaminazione dell'acqua pubblica gestita da un'azienda idrica. Dopo la condanna penale dei responsabili, poi prescritta, la causa è passata al giudice civile. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda per mancanza di prove sul danno all'immagine e sulle perdite economiche. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la condanna penale generica accerta solo l'evento lesivo, ma non esonera il danneggiato dall'onere di provare il concreto danno conseguenza nel giudizio civile. Il ricorso del ristoratore è stato rigettato quasi interamente, salvo per la compensazione delle spese legali.
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Risarcimento danno alla reputazione: accuse false ma niente soldi
Un ex amministratore ha chiesto il risarcimento danno alla reputazione contro i membri del collegio sindacale di una società. I sindaci lo avevano accusato, in alcune relazioni assembleari, di aver percepito stipendi senza lavorare. Il Tribunale aveva accolto la domanda ritenendo il danno automatico. La Corte d'Appello ha invece ribaltato la decisione, escludendo il risarcimento perché l'interessato non aveva dimostrato le concrete ripercussioni negative sulla sua vita. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dell'ex amministratore. I giudici hanno ribadito che il danno all'onore non è mai automatico, ma va allegato e provato concretamente dal danneggiato.
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Illegittima segnalazione alla Centrale Rischi: serve la prova
Un'azienda agricola ha chiesto il risarcimento dei danni subiti a causa di una illegittima segnalazione alla Centrale Rischi effettuata da una banca. L'azienda sosteneva che tale errore avesse causato la revoca dei finanziamenti e il successivo dissesto aziendale. La Corte d'Appello ha respinto la domanda per mancanza di prove sul nesso di causalità e sull'effettivo danno. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che il danno da illegittima segnalazione alla Centrale Rischi non è automatico (in re ipsa), ma costituisce un danno-conseguenza. Pertanto, chi richiede il risarcimento deve allegare e dimostrare concretamente sia il pregiudizio subito alla reputazione o al patrimonio, sia il legame diretto tra la segnalazione errata e la perdita economica subita.
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Occupazione senza titolo: risarcimento negato senza prove
Gli eredi di un proprietario terriero hanno chiesto al Comune il risarcimento per l'occupazione e la trasformazione di un loro terreno. I proprietari pretendevano che il risarcimento fosse calcolato sul valore del terreno dopo una successiva lottizzazione e chiedevano i danni per l'occupazione senza titolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. La Corte ha stabilito che il risarcimento per la perdita della proprietà si calcola al momento della trasformazione irreversibile del bene. Inoltre, il danno da occupazione senza titolo non è automatico (in re ipsa), ma richiede che il proprietario provi concretamente di aver perso un'occasione di guadagno, come la vendita o l'affitto del bene, anche tramite semplici indizi. Il Comune ha quindi vinto la causa.
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Occupazione senza titolo: risarcimento automatico o da provare?
Un'impresa immobiliare acquista all'asta un fabbricato, ma non riesce a disporne per anni a causa dell'occupazione parziale da parte di un privato. L'impresa chiede il risarcimento dei danni, ma la Corte d'Appello rigetta la domanda per mancanza di prove concrete, escludendo che il danno da occupazione senza titolo sia automatico. La Corte di Cassazione, rilevando un profondo contrasto tra i giudici sulla natura di questo danno (se sia implicito nel fatto stesso o vada rigorosamente provato), decide di rimettere la questione al Primo Presidente per l'assegnazione alle Sezioni Unite. L'obiettivo è stabilire una regola chiara e uniforme sull'onere della prova in caso di occupazione abusiva di un immobile.
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