LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Danno Ambientale

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Qualsiasi deterioramento significativo e misurabile, diretto o indiretto, di una risorsa naturale o dell'utilità assicurata da quest'ultima.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Responsabilità per cose in custodia: fiumi e danni ai raccolti
Un agricoltore ha citato in giudizio la Regione chiedendo il risarcimento dei danni subiti dalle sue coltivazioni di kiwi, irrigate con acqua di un fiume contenente livelli eccessivi di cloro e sodio. L'agricoltore sosteneva la sussistenza di una responsabilità per cose in custodia a carico dell'ente pubblico per mancato controllo della qualità dell'acqua. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Regione, stabilendo che la disciplina speciale del codice dell'ambiente esclude l'applicazione delle regole ordinarie sulla responsabilità per cose in custodia (art. 2051 c.c.). Inoltre, non esiste un obbligo generale della Pubblica Amministrazione di verificare che l'acqua pubblica sia idonea alle specifiche colture del privato, salvo che tale obbligo non derivi direttamente dal singolo atto di concessione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Danno ambientale: obblighi di comunicazione
Una società energetica ha ricevuto una sanzione per non aver comunicato entro ventiquattro ore il superamento delle soglie di contaminazione rilevate durante un monitoraggio. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di prevenzione del **danno ambientale** grava sull'operatore interessato indipendentemente dal fatto che l'inquinamento sia stato causato dalla sua attività o che quest'ultima sia già iniziata. La decisione chiarisce che la responsabilità comunicativa ha natura precauzionale e prescinde dal nesso causale diretto tra l'azione dell'operatore e la minaccia ambientale.
Continua »
Danno ambientale: quale legge si applica? La Cassazione
Una società energetica è stata ritenuta responsabile per danno ambientale. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la legge applicabile è quella in vigore al momento del fatto inquinante e non la normativa successiva. La sentenza chiarisce l'applicazione del principio ratione temporis in materia di danno ambientale.
Continua »
Danno ambientale: la Cassazione conferma la condanna
Un'azienda del settore distillati, ritenuta responsabile per l'inquinamento di alcuni corsi d'acqua, ha impugnato in Cassazione la sentenza che la condannava a risarcire il danno ambientale e il danno all'immagine a favore del Comune territorialmente competente. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. Tra i punti salienti, la Corte ha ribadito la legittimazione del Comune ad agire, ha escluso l'efficacia di un precedente giudicato tra parti diverse e ha chiarito che l'appello sul merito della causa riapre la valutazione su tutti gli aspetti, inclusa la quota di responsabilità, che è stata confermata al 70%. La decisione sottolinea l'importanza del ripristino effettivo dell'ambiente e la piena responsabilità dell'inquinatore.
Continua »
Danno ambientale: ricorso inammissibile, le ragioni
I proprietari di alcuni terreni citano in giudizio i gestori di una discarica per danno ambientale a seguito dello smaltimento illecito di rifiuti, che ha impedito la coltivazione agricola. La Corte d'Appello rigetta la richiesta, sostenendo che la normativa vieta comunque l'uso agricolo di ex discariche. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso dei proprietari inammissibile, poiché non hanno contestato tutte le autonome motivazioni della sentenza d'appello, rendendo di fatto inattaccabile la decisione.
Continua »
Onere della prova danno ambientale: chi deve pagare?
Un Ministero ha citato in giudizio un'impresa per danno ambientale causato da amianto. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha riaffermato un principio fondamentale: l'onere della prova danno ambientale, e in particolare della corretta esecuzione della bonifica, grava sull'impresa che ha causato l'inquinamento. Poiché la società non è riuscita a fornire tale dimostrazione, la decisione della Corte d'Appello che la scagionava è stata annullata. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che dovrà applicare correttamente questa regola.
Continua »
Scissione societaria: la responsabilità ambientale
Una società beneficiaria di una scissione è ritenuta solidalmente responsabile per il danno ambientale causato dalla società scissa prima dell'operazione. La Cassazione, applicando l'art. 2506-bis c.c. e il diritto UE, conferma che la responsabilità ambientale si estende anche a passività non ancora quantificate al momento della scissione, pur essendo limitata al valore del patrimonio netto trasferito. Tuttavia, censura l'uso di un 'deposito fruttifero' come metodo di liquidazione del danno, rinviando la causa per una nuova quantificazione.
Continua »
Danno ambientale: la responsabilità del liquidatore
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla responsabilità del liquidatore di una società per l'aggravamento di un danno ambientale preesistente. La sentenza conferma che il liquidatore può essere condannato a risarcire una quota dei costi di bonifica, quantificata equitativamente, per non aver impedito un ulteriore inquinamento. Viene inoltre ribadita la legittimazione del Comune a richiedere il risarcimento per le spese sostenute, consolidando il principio che la responsabilità per il danno conseguenza deve essere provata ma può essere liquidata in via percentuale in casi complessi.
Continua »
Sanzione danno ambientale: comunicazione e termini
Una società operante nel settore dello smaltimento rifiuti è stata multata per un ritardo di 34 giorni nella notifica di una potenziale contaminazione al Prefetto, in violazione degli obblighi di comunicazione previsti per prevenire un danno ambientale. La Corte di Cassazione ha confermato la validità della sanzione, chiarendo che il termine di 24 ore per la comunicazione si applica a tutti gli enti destinatari, senza eccezioni. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile il tentativo della società di modificare in appello la base giuridica della propria difesa, ribadendo un importante principio processuale. La decisione sottolinea la rigidità degli obblighi informativi in materia di sanzione danno ambientale.
Continua »