LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Danni Da Cose In Custodia

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Responsabilità attribuita a chi ha in custodia un bene per i danni che questo provoca a terzi, a meno che non si provi il 'caso fortuito'.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Danni da cose in custodia: il ricorso errato costa la condanna
Una ciclista cita in giudizio l'Amministrazione Comunale per ottenere il risarcimento dei danni fisici subiti dopo una caduta causata da una buca stradale, invocando la disciplina sui danni da cose in custodia. Il Tribunale respinge la richiesta e la Corte d'Appello dichiara inammissibile l'impugnazione per mancanza di ragionevoli probabilità di successo. La ciclista impugna tale ordinanza davanti alla Corte di Cassazione lamentando errori di valutazione nel merito della vicenda. I giudici supremi dichiarano il ricorso inammissibile: la legge stabilisce che contro l'ordinanza filtro d'appello non si può contestare il merito, ma occorre impugnare direttamente la sentenza di primo grado. La ricorrente perde definitivamente il giudizio ed è condannata al rimborso delle spese legali.
Continua »
Danni da cose in custodia: il Comune risarcisce il condominio
Un Condominio ha subito ripetuti allagamenti nei propri locali seminterrati a causa dell'esondazione di una condotta fognaria sottostante. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accertato la responsabilità del Comune e della società di gestione della rete, condannandoli al risarcimento per i danni da cose in custodia. L'Ente pubblico ha impugnato la decisione sostenendo la correttezza del proprio operato e chiedendo una nuova perizia tecnica. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Comune perché privo dei requisiti formali di specificità e non idoneo a contestare una doppia decisione conforme di merito. Il Comune perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali a favore del Condominio e degli altri soggetti coinvolti.
Continua »
Danni da cose in custodia: contatore rotto e allagamento
Una società commerciale subisce gravi allagamenti alla merce custodita in un seminterrato a causa della rottura di un contatore idrico collocato nel vano scale. L'impresa agisce in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni da cose in custodia contro la proprietaria dell'appartamento allacciato all'impianto e contro l'ente gestore del servizio idrico. La Corte di Cassazione accerta inizialmente che la condomina non esercita poteri di vigilanza sul contatore esterno alla sua abitazione. Successivamente, il giudice del rinvio rigetta la domanda anche contro il gestore idrico, ravvisando un caso fortuito per manomissione di terzi. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, rimette la decisione alla pubblica udienza per stabilire se tale accertamento abbia violato il giudicato interno formatosi nei gradi precedenti.
Continua »
Danni da cose in custodia: senza prove niente risarcimento
Un condomino ha chiesto il risarcimento per l'allagamento del proprio appartamento, causato dall'esondazione della colonna di scarico. Il Condominio ha respinto la richiesta, sostenendo che l'ostruzione potesse riguardare una tubatura privata dell'appartamento sovrastante. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda per mancanza di prove. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del condomino. La Corte ha ribadito che, in tema di danni da cose in custodia, spetta al danneggiato dimostrare il nesso di causa tra il bene condominiale e il danno. Poiché il perito del danneggiato non aveva verificato il punto esatto dell'ostruzione e i documenti erano incompleti, la prova è mancata. Il condomino perde la causa e deve pagare le spese legali al Condominio.
Continua »
Danni da cose in custodia: la guida imprudente nega il risarcimento
Un automobilista ha citato in giudizio l'ente custode della strada per ottenere il risarcimento dei danni subiti in un incidente stradale, causato a suo dire da una grossa pozza d'acqua non visibile. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, respingendo il ricorso. I giudici hanno chiarito che, in tema di danni da cose in custodia, il danneggiato deve dimostrare il nesso di causa tra la strada e l'incidente. Nel caso specifico, è emerso che l'incidente è avvenuto esclusivamente per la condotta di guida imprudente dell'automobilista, inadeguata alle condizioni meteo. Tale comportamento incauto ha integrato il caso fortuito, escludendo ogni responsabilità dell'ente stradale.
Continua »
Danni da cose in custodia: quando la colpa è a metà
Una società proprietaria di un seminterrato ha subito un allagamento a causa del malfunzionamento delle pompe di drenaggio del condominio. La società ha chiesto il risarcimento per i danni da cose in custodia ai sensi dell'articolo 2051 del codice civile. Tuttavia, i giudici hanno accertato che la società aveva realizzato un impianto di riscaldamento a pavimento senza impermeabilizzare il massetto, scelta che ha facilitato il distacco delle piastrelle. La Corte di Cassazione ha confermato il concorso di colpa paritario al 50% tra le parti. Il ricorso della società è stato dichiarato inammissibile poiché mirava a una rivalutazione dei fatti già accertati nei gradi precedenti, e la stessa è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
Continua »
Incendio in magazzino: Danni da cose in custodia, paga il gestore
Una cliente subisce la distruzione dei propri beni, depositati in un capannone, a causa di un incendio scoppiato durante lavori di manutenzione. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave sui **danni da cose in custodia**: la responsabilità non ricade solo sul proprietario, ma su chi ha l'effettiva gestione e controllo dell'immobile. In questo caso, la società di gestione immobiliare è stata ritenuta 'custode' e quindi responsabile, perché aveva il potere di fatto sul capannone e avrebbe dovuto garantirne la sicurezza. La sua responsabilità è oggettiva e prescinde dalla colpa diretta nell'aver causato l'incendio.
Continua »
Danni da cose in custodia: chi paga per l’allagamento?
Un proprietario terriero ha citato in giudizio un consorzio autostradale per i danni subiti dal suo fondo agricolo, allagato a causa di canali di scolo incompleti. Dopo una prima sentenza sfavorevole, la Corte d'Appello ha riconosciuto la responsabilità del consorzio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del consorzio, confermando la sua responsabilità per i danni da cose in custodia e il relativo risarcimento. La Suprema Corte ha chiarito che, una volta provato il nesso causale tra l'opera e il danno tramite perizia tecnica, la responsabilità del custode sussiste, rendendo secondaria la distinzione tra responsabilità per fatto illecito generico e quella per custodia.
Continua »
Danni da cose in custodia: la prova del nesso causale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un proprietario immobiliare condannato per danni da infiltrazioni. Il caso verteva sulla responsabilità per danni da cose in custodia (art. 2051 c.c.). La Corte ha stabilito che le censure relative a presunte omissioni o errori nella consulenza tecnica d'ufficio (CTU) sono inammissibili se non viene dimostrata la loro decisività ai fini del giudizio. Inoltre, ha ribadito che l'accertamento del nesso causale, basato sul criterio del "più probabile che non" e adeguatamente motivato dai giudici di merito, non è sindacabile in sede di legittimità, confermando la condanna basata su una ripartizione di responsabilità tra le parti.
Continua »
Onere della prova nei danni da custodia: analisi caso
Una società commerciale ha citato in giudizio un condominio per ottenere il risarcimento dei danni causati dall'allagamento dei propri locali a seguito di forti piogge. La Corte di Cassazione, confermando la decisione della Corte d'Appello, ha rigettato il ricorso della società, chiarendo l'onere della prova in materia di danni da cose in custodia (art. 2051 c.c.). Ha stabilito che spetta al danneggiato dimostrare il nesso causale tra la cosa in custodia (le parti condominiali) e il danno subito. La Corte ha inoltre precisato che il principio di non contestazione non si applica alle valutazioni di un perito, ma solo alle allegazioni di fatto delle parti, e che il giudice può sempre valutare diversamente le prove acquisite.
Continua »
Danni da cose in custodia: onere della prova e caduta
Un pedone cita in giudizio un Comune per i danni subiti a seguito di una caduta su una strada del centro storico, attribuendola a un dislivello causato da un chiusino e da sampietrini sconnessi. Il Tribunale di Napoli ha rigettato la domanda per responsabilità extracontrattuale e danni da cose in custodia. La decisione si fonda sulla mancata prova da parte del danneggiato sia dell'effettiva anomalia del manto stradale, sia del nesso causale tra questa e la caduta. La genericità delle accuse e l'inadeguatezza delle prove fotografiche, unite alla prevedibilità del fondo stradale in un centro storico, hanno portato a escludere la responsabilità dell'ente, condannando l'attore al pagamento delle spese legali.
Continua »