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Danni da cose in custodia: quando la colpa è a metà

Una società proprietaria di un seminterrato ha subito un allagamento a causa del malfunzionamento delle pompe di drenaggio del condominio. La società ha chiesto il risarcimento per i danni da cose in custodia ai sensi dell’articolo 2051 del codice civile. Tuttavia, i giudici hanno accertato che la società aveva realizzato un impianto di riscaldamento a pavimento senza impermeabilizzare il massetto, scelta che ha facilitato il distacco delle piastrelle. La Corte di Cassazione ha confermato il concorso di colpa paritario al 50% tra le parti. Il ricorso della società è stato dichiarato inammissibile poiché mirava a una rivalutazione dei fatti già accertati nei gradi precedenti, e la stessa è stata condannata a pagare le spese di giudizio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 26096 Anno 2023
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Pubblicato il 23 giugno 2026 in Giurisprudenza Civile

Allagamento in condominio e danni da cose in custodia

Un recente caso giudiziario ha affrontato il tema della responsabilità per i danni da cose in custodia all’interno di un condominio. Una società proprietaria di alcuni locali situati nel seminterrato di un edificio ha subito un grave allagamento. L’evento è stato causato dal blocco elettrico delle pompe di drenaggio condominiali. Queste pompe avevano il compito di evitare allagamenti in caso di innalzamento della falda acquifera. La società ha quindi chiesto il risarcimento dei danni al condominio. La richiesta si basava sulla custodia delle pompe idrauliche.

La vicenda mostra come la responsabilità del custode non sia assoluta. Il comportamento del danneggiato può infatti influenzare la misura del risarcimento. La legge impone a tutti i cittadini un dovere di ragionevole cautela per evitare di aggravare i danni.

La scelta costruttiva rischiosa del proprietario

Durante le indagini tecniche è emerso un dettaglio fondamentale riguardante la pavimentazione dei locali allagati. La società proprietaria aveva ristrutturato il seminterrato realizzando un impianto di riscaldamento a pavimento. Per non disperdere il calore e mantenere alta la resa dell’impianto, i progettisti avevano deciso di non impermeabilizzare il massetto. Sopra questo massetto erano state posate piastrelle in ceramica monocottura.

Questa scelta costruttiva si è rivelata estremamente rischiosa. I locali si trovavano infatti sotto il livello del suolo, in una zona storicamente soggetta a infiltrazioni d’acqua. La mancanza di impermeabilizzazione ha permesso all’acqua di infiltrarsi rapidamente sotto le piastrelle. Questo fenomeno ha causato il sollevamento e il distacco della pavimentazione. Il consulente tecnico ha confermato che una corretta impermeabilizzazione avrebbe evitato o limitato il danno.

Quando il comportamento del danneggiato riduce il risarcimento per danni da cose in custodia

Il codice civile stabilisce che il custode risponde dei danni causati dalla cosa. Tuttavia, la responsabilità per i danni da cose in custodia deve essere bilanciata con la condotta di chi subisce il danno. Se il danneggiato si comporta in modo imprudente, la sua colpa si somma a quella del custode.

In questa situazione, la società ha installato un impianto vulnerabile in un seminterrato senza le dovute protezioni. Questo comportamento ha interrotto parzialmente il legame diretto tra il guasto delle pompe condominiali e il distacco delle piastrelle. I giudici di merito hanno quindi applicato la regola del concorso di colpa. Non potendo quantificare con esattezza l’apporto causale di ciascuna parte, il tribunale ha diviso la responsabilità a metà. Il risarcimento dovuto dal condominio è stato ridotto del cinquanta per cento.

Le motivazioni della Cassazione sul concorso di colpa

La Corte di Cassazione ha confermato la correttezza della decisione dei giudici precedenti. Gli Ermellini hanno chiarito che il dovere di solidarietà sociale impone al danneggiato di adottare le normali cautele prevedibili in base alle circostanze. Più la situazione di pericolo è prevedibile, più il comportamento imprudente del danneggiato incide sulla determinazione del danno.

La società proprietaria sapeva che i locali erano interrati e vicini alla falda acquifera. Di conseguenza, la scelta di non impermeabilizzare il pavimento ha rappresentato una grave imprudenza. La Cassazione ha ritenuto inammissibili i motivi di ricorso della società. La ricorrente pretendeva una nuova valutazione dei fatti, operazione vietata nel giudizio di legittimità. Inoltre, la richiesta di risarcimento per il mancato utilizzo dei locali è stata respinta perché la società non ha fornito prove concrete dei costi subiti.

Le conclusioni sul caso e la ripartizione delle spese

La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della società proprietaria del seminterrato. Questa decisione mette fine alla disputa legale confermando la responsabilità divisa a metà tra le parti. Il condominio deve risarcire solo la metà dei danni quantificati, mentre l’altra metà resta a carico della società negligente.

La società è stata inoltre condannata a pagare tutte le spese del giudizio di cassazione in favore del condominio. Questa somma è stata liquidata in complessivi tremilaquattrocento euro. La sentenza ribadisce che chi agisce in giudizio deve sempre dimostrare con precisione i danni subiti e non può sperare in una ricostruzione equitativa del giudice se ha omesso di presentare le prove necessarie.

Cosa succede se il danneggiato ha contribuito a causare il danno?
Il risarcimento viene ridotto in proporzione alla gravità della colpa del danneggiato e all’entità delle conseguenze che ne sono derivate.

Si può chiedere il risarcimento senza portare le prove delle spese sostenute?
Il giudice non può liquidare il danno in via equitativa se il danneggiato aveva la possibilità di dimostrare le spese ma ha omesso di farlo.

Il condominio è sempre responsabile per gli allagamenti nei seminterrati?
Il condominio risponde dei danni causati dai propri impianti, ma la responsabilità può essere ridotta o esclusa se il proprietario del locale non ha adottato le normali cautele.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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