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D.P.R. 309/90

36 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il Testo Unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricorso Penale Inammissibile: La Cassazione non esamina il merito
Due Ricorrenti sono stati condannati per detenzione illecita di circa 5 kg di hashish. Hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancata concessione della sospensione condizionale della pena, l'illogicità della motivazione sulla loro responsabilità penale e l'uso di dichiarazioni rese senza difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, ritenendo le argomentazioni già esaminate e infondate. I Ricorrenti devono pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di droga: Cassazione conferma condanna, patteggiamento non è paragone
Un individuo è stato condannato per spaccio di droga, avendo detenuto e ceduto cocaina. La Corte d'Appello ha confermato la sentenza di primo grado. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancanza di prove tossicologiche certe, la presunta disparità di pena rispetto a un coimputato che aveva patteggiato, e vizi di motivazione sulla credibilità di un testimone e sulla determinazione della pena. La Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo la condanna per spaccio di droga fondata su prove solide e la motivazione della pena adeguata, considerando le diverse procedure giudiziarie.
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Spaccio di stupefacenti: Quando il “fatto lieve” diventa grave
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per spaccio di stupefacenti. L'imputato sosteneva che il suo caso rientrasse nella categoria del "fatto di lieve entità". Tuttavia, la Corte ha confermato la condanna, evidenziando che l'attività era strutturata. Ha considerato la quantità e varietà di droga (cocaina, 253 dosi potenziali), il denaro contante rinvenuto e la contabilità tenuta. Ha anche valutato la recidiva dell'imputato, con precedenti per rapina e lesioni, che indicavano una maggiore pericolosità. La sentenza ha quindi ribadito che non si trattava di un reato minore.
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Inammissibilità Ricorso Penale: Condanna Stupefacenti Confermata
Un individuo è stato condannato per reati legati agli stupefacenti (Art. 73, comma 4, d.P.R. 309/90). Ha presentato un ricorso alla Corte di Cassazione, contestando la qualificazione della sua condotta e la motivazione della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha ritenuto che le argomentazioni fossero generiche e mirassero a una nuova valutazione dei fatti, già esaminati dai giudici precedenti. Di conseguenza, l'individuo dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Attenuante speciale stupefacenti: Cassazione nega riduzione per collaborazione vaga
Un Lavoratore, arrestato per traffico di hashish, è stato condannato. Ha cercato di ottenere l'attenuante speciale stupefacenti, prevista per chi collabora con la giustizia. La Corte d'Appello ha negato questa riduzione di pena, giudicando le sue dichiarazioni "generiche" e insufficienti. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che la collaborazione deve essere concreta e oggettivamente idonea a prevenire ulteriori attività criminali, non bastando la mera indicazione di un nome senza dettagli utili. Il ricorso del Lavoratore è stato quindi rigettato, confermando la condanna e il mancato riconoscimento dell'attenuante.
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Spaccio di Droga: Niente Reato di Lieve Entità e Attenuanti Generiche
Due persone sono state condannate per spaccio di droga. Hanno presentato ricorso in Cassazione. Contestavano il mancato riconoscimento del **reato di lieve entità** e delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha confermato la condanna precedente. Ha stabilito che l'attività di spaccio era quotidiana e intensa. Gli imputati non avevano fornito una collaborazione utile per interrompere la catena delittuosa. Il mancato riconoscimento del **reato di lieve entità** era corretto. Le circostanze attenuanti generiche erano già state riconosciute in primo grado.
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Detenzione di Stupefacenti: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato, condannato per detenzione di stupefacenti ai sensi del d.P.R. 309/90. L'imputato sosteneva che la droga fosse per uso personale o che dovesse applicarsi un'ipotesi di reato meno grave. La Suprema Corte ha ritenuto che il ricorso si basasse su questioni di fatto e di valutazione delle prove, già adeguatamente esaminate dalla Corte d'Appello. Tali questioni non rientrano tra quelle che la Cassazione può riesaminare. Di conseguenza, la condanna originaria è stata confermata, e l'imputato dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Reato di Stupefacenti: Quando il “Fatto di Lieve Entità” non Attenua la Pena
Un cittadino è stato condannato per reati legati agli stupefacenti. Ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo che il suo caso fosse riqualificato come un "fatto di lieve entità", che prevede pene meno severe. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse già motivato in modo corretto e completo il perché non fosse possibile applicare la fattispecie del fatto di lieve entità. Il ricorrente aveva semplicemente riproposto argomenti già esaminati. La condanna originaria è stata quindi confermata, con l'aggiunta delle spese processuali a carico del ricorrente.
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Detenzione di stupefacenti: uso personale o spaccio? La Cassazione decide
Un Individuo è stato condannato per detenzione di stupefacenti (hashish) trovati nella sua abitazione, dopo un controllo veicolare e successiva perquisizione domiciliare. Gli agenti hanno trovato bilancino di precisione e denaro contante, oltre alla droga. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Individuo, confermando la condanna per detenzione di stupefacenti finalizzata allo spaccio. Ha ritenuto infondate le argomentazioni della difesa, inclusa la richiesta di applicare l'articolo 131-bis del codice penale (non punibilità per lieve entità), perché non era stata sollevata nei gradi precedenti. La Corte ha ribadito la validità della motivazione dei giudici precedenti, basata sul quantitativo di droga, il bilancino e il denaro.
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Inammissibilità ricorso penale: stupefacenti, condanna e costi
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da due individui, condannati per detenzione illecita di circa 5 kg di hashish. I ricorrenti contestavano l'omessa concessione della sospensione condizionale della pena e l'illogicità della motivazione sulla loro responsabilità. La Cassazione ha ritenuto il ricorso infondato e inammissibile, poiché le motivazioni della sentenza di appello erano adeguate e le doglianze dei ricorrenti erano una mera reiterazione di argomenti già esaminati. La Corte ha confermato la condanna, obbligando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno a favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione non esamina il merito
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un Lavoratore, condannato in appello per reati legati agli stupefacenti (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90). Il Lavoratore aveva impugnato la sentenza d'Appello, sostenendo violazioni di legge e vizi di motivazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha ritenuto le sue doglianze troppo generiche e prive di un confronto specifico con le argomentazioni della Corte d'Appello. Non ha illustrato le ragioni di diritto o gli elementi di fatto a supporto delle sue richieste. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Patteggiamento: Inammissibilità per Mancanza di Specificità
Un Lavoratore ha presentato ricorso contro una sentenza di patteggiamento emessa per un reato di stupefacenti (art. 73 d.P.R. 309/90). Il Lavoratore lamentava che il Tribunale non avesse considerato le cause di non punibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso patteggiamento. Ha chiarito che, dopo le modifiche legislative del 2017, un ricorso contro una sentenza di patteggiamento è ammissibile solo per motivi specifici, come vizi della volontà o illegalità della pena. Il motivo sollevato dal Lavoratore non rientrava in questi casi. Per questo, il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Condanna per Droga: Ricorso in Cassazione Inammissibile
Un Lavoratore è stato condannato per un reato legato agli stupefacenti (possesso di hashish, art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90). Ha presentato un ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello, contestando la motivazione sulla mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo manifestamente infondato. La Corte ha confermato che la sentenza d'appello aveva già fornito una spiegazione logica e coerente, respingendo di fatto le contestazioni del Lavoratore.
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Spaccio di droga: quando il fatto di lieve entità non è riconosciuto
Un soggetto è stato condannato per spaccio di droga e ha presentato ricorso in Cassazione. Chiedeva il riconoscimento del 'fatto di lieve entità', sostenendo che la Corte d'Appello avesse errato nel negare tale attenuante, in quanto marijuana e cannabis sono la stessa cosa e la diversità di sostanze non dovrebbe precludere la qualificazione meno grave. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il 'fatto di lieve entità' si applica solo per condotte di minima offensività, valutando quantità, qualità delle droghe (diverse tipologie come cocaina, marijuana e cannabis), mezzi e circostanze. La detenzione di più tipi di stupefacenti e il possesso di denaro proveniente dallo spaccio escludono la lieve entità. La sentenza conferma il principio di una valutazione unitaria della condotta.
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Inammissibilità ricorso in Cassazione: motivi generici non bastano
Un individuo, condannato per reati di droga, ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello. Ha contestato la mancanza di prova sulla destinazione a terzi della sostanza, l'errata classificazione del reato e la mancata esclusione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso in Cassazione. I motivi presentati erano generici e riproducevano questioni già affrontate e respinte dai giudici precedenti, senza un confronto specifico con le argomentazioni della sentenza impugnata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso Penale Inammissibile: Quando la Genericità Costringe alla Condanna
Un Lavoratore è stato condannato per reati legati agli stupefacenti. Ha presentato ricorso contro la sentenza, contestando la sua responsabilità e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il ricorso fosse troppo generico, senza indicare specifiche ragioni di diritto o elementi di fatto. La Corte ha confermato la validità delle motivazioni della sentenza precedente, sia sulla responsabilità che sul diniego delle attenuanti. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una multa.
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Patteggiamento: Ricorso Inammissibile per Vizio di Motivazione
Un individuo, "Il Ricorrente", condannato per reati di droga tramite patteggiamento, ha presentato ricorso per mancanza di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso patteggiamento, poiché i motivi di impugnazione contro tali sentenze sono tassativamente limitati dalla legge (Art. 448, comma 2-bis, c.p.p.) e non includono il vizio di motivazione generico. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nel reato di spaccio: negata l’attenuante per la cocaina
L'Imputato è stato condannato per la detenzione illecita di 63 grammi di cocaina (pari a 138 dosi) e per plurime cessioni di droga. Ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto come fatto di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Lieve entità nel reato di spaccio non può essere riconosciuta se la valutazione complessiva degli elementi concreti (quantità di droga, possesso di ingenti somme di denaro, modalità di detenzione e professionalità dell'attività) dimostra una spiccata capacità di diffusione sul mercato. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: l’accordo chiude il processo
L'Imputato stato condannato dalla Corte d'Appello di Roma, in riforma della sentenza di primo grado emessa con rito abbreviato, alla pena di tre anni e quattro mesi di reclusione e quattordicimila euro di multa. Il reato contestato riguarda la detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio, nello specifico 187,4 grammi lordi di cocaina, equivalenti a circa 617 dosi singole. La rideterminazione della pena avvenuta a seguito dell'applicazione dell'istituto del concordato in appello. La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato dall'imputato contro tale decisione.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: spaccio e non uso personale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto nell'appartamento dell'uomo 205 grammi di eroina purissima suddivisa in ovuli, oltre a dosi pronte per lo smercio nascoste nei suoi indumenti. La difesa sosteneva l'uso personale e richiedeva l'applicazione della pena attenuata per i casi di lieve entità. I giudici hanno respinto la tesi difensiva, confermando la condanna d'appello. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile poiché riproponeva genericamente le stesse obiezioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare in modo specifico la decisione della Corte d'Appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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