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D.P.R. 309/90

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36 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ricorso Inammissibile Stupefacenti: La Cassazione non perdona
Un Lavoratore, condannato per traffico di cocaina e detenzione di armi, ha presentato ricorso in Cassazione. Egli contestava la mancata applicazione dell'ipotesi di reato lieve per gli stupefacenti e il mancato riconoscimento della continuazione con un precedente reato di armi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile stupefacenti. Ha ritenuto la motivazione della sentenza di appello adeguata. La Corte ha evidenziato la gravità della condotta e la diversità oggettiva dei reati. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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Detenzione per spaccio: 150 dosi di cocaina non sono uso personale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per detenzione per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato, trovato in possesso di 35 grammi di cocaina (pari a 150 dosi singole), si era difeso sostenendo che la droga fosse per uso personale, data la sua iscrizione ai servizi per le tossicodipendenze. I giudici hanno respinto questa tesi, dichiarando il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che un quantitativo così elevato è oggettivamente incompatibile con il solo consumo personale, configurando quindi il reato di detenzione per spaccio. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Patteggiamento: quando il Ricorso in Cassazione è inammissibile
Due imputati, dopo aver concordato una pena tramite patteggiamento per un reato legato agli stupefacenti, hanno tentato di impugnare la decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato i loro ricorsi inammissibili. La sentenza stabilisce un principio chiaro: il **Ricorso per Cassazione patteggiamento** è consentito solo per motivi eccezionali e tassativamente indicati dalla legge, come un vizio nel consenso dell'imputato, un errore nella qualificazione giuridica del fatto o l'illegalità della pena. Le contestazioni generiche sulla violazione di legge o sulla motivazione non rientrano tra queste eccezioni. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti e i ricorrenti condannati a pagare le spese processuali e una multa.
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Attenuanti generiche negate: spaccio e confessione non bastano
La Corte di Cassazione ha negato le attenuanti generiche a un individuo condannato per spaccio. L'uomo era stato trovato con diversi tipi di droga (marijuana e cocaina) nascosti smontando il sedile posteriore dell'auto. Secondo i giudici, queste modalità, unite alla quantità di dosi ricavabili, indicano una chiara finalità di spaccio e una certa capacità criminale, incompatibili con uno sconto di pena. La Corte ha chiarito che la semplice ammissione di colpa non basta per ottenere le attenuanti generiche se non è accompagnata da un reale pentimento. La richiesta dell'imputato è stata quindi respinta.
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Tentativo di importazione di droga: condanna anche senza la droga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due persone accusate di aver organizzato un'importazione di droga dalla Spagna. Il piano prevedeva l'uso di un corriere che avrebbe dovuto ingerire lo stupefacente. Sebbene il corriere non sia mai arrivato e la droga non sia mai stata sequestrata, i giudici hanno ritenuto provato il reato. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: per configurare il **tentativo di importazione di droga**, non è necessario il sequestro della sostanza. Sono sufficienti l'accordo e gli atti concreti e inequivocabili finalizzati all'operazione, come l'organizzazione del viaggio del corriere, provati in questo caso dalle intercettazioni telefoniche. I ricorsi degli imputati sono stati dichiarati inammissibili.
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Spaccio durante misura cautelare: Ricorso generico, condanna certa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di un'ingente quantità di droga. Il fatto è stato aggravato dalla circostanza che il reato è stato commesso mentre la persona era già sottoposta a una misura restrittiva. I giudici hanno respinto l'appello perché i motivi erano troppo generici e non criticavano specificamente la sentenza precedente. Questa decisione sullo spaccio durante misura cautelare conferma la condanna e la valutazione della spiccata capacità a delinquere dell'imputato, che dovrà pagare le spese processuali e una multa.
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Droga rubata: no alla doppia condanna per spaccio e ricettazione
Un soggetto viene condannato per aver ricevuto sostanze stupefacenti e per ricettazione, poiché la droga proveniva da un furto commesso da un complice ai danni dell'Ufficio Corpi di Reato di un tribunale. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per ricettazione, stabilendo il principio dell'assorbimento del reato di ricettazione in quello, più specifico, di detenzione e spaccio di stupefacenti. La legge sulla droga (art. 73 D.P.R. 309/90) punisce già l'atto di ricevere illecitamente la sostanza, rendendo la provenienza furtiva irrilevante ai fini di una seconda accusa. Di conseguenza, l'imputato deve rispondere solo del reato previsto dalla normativa sugli stupefacenti, evitando una doppia condanna per lo stesso fatto.
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Spaccio di lieve entità: dosi e contanti incastrano l’imputato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imputato per detenzione per spaccio di lieve entità. L'uomo era stato trovato con cocaina suddivisa in dosi, hashish e una somma di denaro non giustificata. La sua difesa, basata sull'uso personale, è stata respinta. Secondo i giudici, le modalità di confezionamento della droga e gli altri indizi erano sufficienti a provare la destinazione allo spaccio. La Corte ha inoltre stabilito che lo stato di incensuratezza non è di per sé sufficiente per ottenere le attenuanti generiche. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva.
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Gravità del fatto spaccio: scorta di droga nega le attenuanti
Un uomo condannato per detenzione di droga si è rivolto alla Corte di Cassazione. Sosteneva che il fatto fosse di lieve entità e di meritare le attenuanti generiche. La Corte ha respinto il ricorso, giudicandolo inammissibile. I giudici hanno confermato che la valutazione sulla gravità del fatto spaccio non si basa solo sulla quantità di droga, che era comunque una 'notevole scorta', ma anche sulle circostanze complessive e sulla genericità delle dichiarazioni dell'imputato. L'appello mirava a una nuova valutazione dei fatti, compito che non spetta alla Cassazione. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Spaccio di Lieve Entità: Ricorso Respinto e Condanna Definitiva
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per spaccio di lieve entità. L'imputato aveva presentato ricorso contro la sentenza della Corte d'Appello, ma i giudici supremi lo hanno respinto. Il ricorso è stato giudicato inammissibile perché le motivazioni erano infondate e non criticavano adeguatamente la decisione precedente. La Cassazione ha confermato che la Corte d'Appello aveva correttamente valutato gli elementi del reato. Di conseguenza, la condanna per spaccio di lieve entità è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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47g di Marijuana e bustine: non è detenzione per uso personale
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per spaccio di stupefacenti, rigettando la tesi della detenzione per uso personale. Un uomo è stato trovato con 47,2 grammi di marijuana, 170 euro in contanti, tre trita-erba e 49 bustine vuote. Secondo i giudici, questi elementi, uniti alla testimonianza di un acquirente, provano in modo inequivocabile che la sostanza non era destinata al solo consumo personale, ma alla vendita. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva e sancendo un principio chiaro: la presenza di strumenti per il confezionamento e la vendita esclude la finalità di uso personale.
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Attualità esigenze cautelari: arresto annullato per tempo trascorso
Un indagato, sottoposto agli arresti domiciliari per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio, ottiene l'annullamento della misura. La Procura ricorre in Cassazione, sostenendo la pericolosità del soggetto. La Corte Suprema rigetta il ricorso, stabilendo un principio chiave sull'attualità delle esigenze cautelari. Il notevole tempo trascorso tra i fatti contestati (conclusi nel 2022) e l'applicazione della misura, unito alla mancanza di prove concrete di un suo attuale coinvolgimento, ha reso la misura ingiustificata. Il semplice sospetto non basta: le esigenze cautelari devono essere concrete e presenti al momento della decisione, non basate su fatti ormai datati.
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Condanna per droga: ricorso generico e inammissibilità in Cassazione
Un soggetto, condannato per un reato di lieve entità in materia di stupefacenti, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici hanno dichiarato l'atto inaccoglibile, stabilendo la definitiva inammissibilità del ricorso per cassazione. La motivazione risiede nella genericità delle argomentazioni, che si limitavano a ripetere questioni già esaminate e respinte nei gradi di giudizio precedenti. La Corte ha quindi condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, confermando che un ricorso, per essere valido, deve contenere critiche specifiche e puntuali alla sentenza impugnata.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: guida ai motivi
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità ricorso Cassazione presentato da un imputato condannato per spaccio di lieve entità. Il ricorrente lamentava una mancata valutazione degli elementi processuali, ma i giudici hanno rilevato la natura generica delle doglianze e l'assenza di un reale confronto con le motivazioni della sentenza d'appello. La decisione ribadisce che il giudizio di legittimità non può essere utilizzato per richiedere una nuova valutazione dei fatti già accertati nei gradi precedenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Detenzione ai fini di spaccio: prova e criteri
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione ai fini di spaccio a carico di un soggetto trovato in possesso di hashish e marijuana. La prova della finalità di vendita è stata desunta dalla quantità di sostanza (circa 75 dosi), dal possesso di due bilancini di precisione e materiale per il confezionamento. La Corte ha inoltre legittimato il diniego della sospensione condizionale della pena basandosi su procedimenti penali pendenti, confermando l'inammissibilità del ricorso e la condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Fatto di lieve entità e droga: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato in **fatto di lieve entità**. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che la quantità e la diversità della droga, insieme alle modalità di detenzione, indicavano una professionalità incompatibile con la minima offensività richiesta per tale fattispecie.
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