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Custodia

134 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Misura cautelare restrittiva della libertà personale applicata durante le indagini o il processo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Danno da cose in custodia: il caso dei bovini nel noccioleto
I gestori di una piantagione agricola hanno citato in giudizio l'ente proprietario del fondo confinante. Gli attori chiedevano il risarcimento per i danni causati da bovini estranei, penetrati nel noccioleto attraverso un varco nella recinzione. I giudici hanno respinto la richiesta risarcitoria per difetto di prova e inesistenza del rapporto di custodia sugli animali. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, escludendo il danno da cose in custodia a carico dell'ente confinante. La perizia tecnica ha accertato che le lesioni alle piante erano compatibili con il passaggio di fauna selvatica e che i bovini appartenevano a soggetti terzi estranei. I proprietari danneggiati hanno perso la causa e devono rimborsare le spese legali.
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Contratto di Ormeggio: Custodia Negata, Ricorso Inammissibile
Un proprietario di imbarcazione ha chiesto risarcimento per danni, sostenendo che il contratto di ormeggio con una società includeva l'obbligo di custodia. Il Tribunale ha negato il risarcimento, ritenendo l'obbligo non provato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del proprietario inammissibile. Ha ribadito che il contratto di ormeggio non include automaticamente la custodia. L'obbligo di custodia deve essere specificamente dimostrato. Il proprietario ha perso la causa e dovrà pagare le spese legali.
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Responsabilità del Comune per fognature: il confine tra pubblico e privato
Due proprietari hanno citato in giudizio un Comune per danni da infiltrazioni causate da una conduttura fognaria. Il Giudice di Pace aveva accolto la loro domanda, ma il Tribunale ha ribaltato la decisione, sostenendo che la responsabilità del Comune per fognature si ferma al punto di innesto con la rete privata. La Corte di Cassazione ha confermato questa interpretazione, rigettando il ricorso dei proprietari. Ha stabilito che il pozzetto di collegamento, sebbene sotto il marciapiede comunale, era stato realizzato dagli utenti e non rientrava nella custodia dell'ente pubblico. Il Comune non è quindi responsabile per i danni derivanti da tale tratto privato.
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Rete idrica e danni: la responsabilità da cose in custodia
I proprietari di alcuni immobili subiscono ingenti allagamenti causati dalla rottura della condotta idrica cittadina. Il Comune e la società affidataria del servizio idrico vengono condannati al risarcimento. L'azienda ricorre sostenendo la scadenza del contratto di gestione e negando il proprio dovere di vigilanza. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità da cose in custodia a carico del gestore di fatto. Il controllo materiale della rete e gli interventi di riparazione eseguiti dimostrano il potere effettivo sull'impianto, a prescindere dalla validità formale dell'appalto. I Supremi Giudici stabiliscono la corresponsabilità solidale tra l'ente pubblico proprietario e l'impresa esecutrice, annullando unicamente le spese processuali liquidate a favore delle parti non costituite in appello.
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Responsabilità del custode: guida al risarcimento
Il caso esaminato riguarda la responsabilità del custode ex art. 2051 c.c. in relazione a un infortunio avvenuto all'interno di una proprietà privata. La Corte ha stabilito che, per configurare tale responsabilità, il danneggiato deve fornire la prova del nesso causale tra la cosa in custodia e l'evento dannoso. Il custode, d'altro canto, può andare esente da responsabilità solo dimostrando il caso fortuito, ovvero un evento esterno e imprevedibile che interrompe il legame tra la cosa e il danno.
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Infiltrazioni in condominio: responsabilità e danni
La Corte d'Appello ha riformato una sentenza di primo grado riguardante gravi infiltrazioni in condominio che interessavano un garage privato. Grazie a nuove indagini tecniche con gas tracciante, è stato accertato che il danno derivava sia da un sistema di scarico condominiale sottodimensionato che da difetti nella proprietà esclusiva. La responsabilità è stata ripartita tra le parti, condannando il condominio alle riparazioni e al risarcimento parziale.
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Responsabilità del committente: paga il proprietario
Un incendio sul tetto di un edificio, causato dai lavori di manutenzione di un'impresa appaltatrice, danneggia i locali dei conduttori. I proprietari dell'immobile sostengono che la colpa sia solo dell'impresa. La Cassazione rigetta il ricorso confermando la responsabilità del committente ex art. 2051 c.c. La Corte stabilisce che il contratto di appalto non trasferisce la custodia del bene a terzi, mantenendo intatta la responsabilità oggettiva del proprietario verso i danneggiati, salvo prova del caso fortuito.
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Specificità dei motivi di appello: la sostanza vince sulla forma
Un condomino ha citato in giudizio il proprio condominio per ottenere il risarcimento dei danni causati da infiltrazioni d'acqua provenienti da un vaso esterno. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile l'appello del condomino per la genericità delle conclusioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la specificità dei motivi di appello assorbe i requisiti formali della domanda. Se dall'atto emerge chiaramente la volontà di impugnare la sentenza per determinati motivi, l'appello è valido anche se le conclusioni sono sintetiche. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Responsabilità del conduttore: paga l’inquilino assente
Un grave allagamento originato da un appartamento concesso in locazione danneggia gli immobili sottostanti. I proprietari danneggiati chiedono il risarcimento al proprietario dell'appartamento sovrastante. La Corte d'appello esclude la responsabilità del proprietario, individuando la causa del danno nella mancata vigilanza della lavatrice e del rubinetto da parte delle inquiline, assenti per le vacanze estive. La Corte di Cassazione conferma che la responsabilità del conduttore copre gli accessori e le parti dell'immobile soggetti a ordinaria manutenzione. Tuttavia, accoglie il ricorso degli eredi di uno dei danneggiati: la Corte d'appello ha omesso di decidere sulla loro richiesta subordinata di condannare direttamente le inquiline in caso di esclusione della responsabilità del proprietario. La sentenza viene quindi cassata con rinvio per un nuovo esame di questa specifica domanda.
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Responsabilità conduttore: risarcito l’incendio del coniuge
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del conduttore per i danni causati da un incendio doloso appiccato dal coniuge all'interno dell'immobile locato. Nonostante l'estraneità penale della conduttrice, la Suprema Corte ha stabilito che chi affitta un immobile risponde anche del comportamento dei terzi ammessi al godimento dei locali, come i familiari. Per liberarsi dalla presunzione di colpa prevista dall'articolo 1588 del Codice Civile, l'inquilino deve dimostrare che l'evento è dipeso da una causa a lui completamente estranea e non prevedibile, non bastando la semplice prova della propria condotta diligente o l'azione dolosa autonoma del familiare convivente.
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Contratto con effetti protettivi nei confronti del terzo: novità
La Società Proprietaria subisce il sequestro di un natante, affidato poi dalle autorità a un Cantiere Navale per lavori di allestimento. Durante la custodia, un incendio doloso distrugge l'imbarcazione. La Società Proprietaria chiede il risarcimento dei danni, ma i giudici di merito dichiarano prescritto il diritto, applicando il termine quinquennale della responsabilità extracontrattuale. La proprietaria ricorre in Cassazione, invocando la prescrizione decennale basata sulla figura del contratto con effetti protettivi nei confronti del terzo. La Suprema Corte, rilevando l'importanza della questione sulla configurabilità di tale contratto fuori dall'ambito sanitario, rimette la causa alla pubblica udienza.
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Responsabilità custode della strada: fossato privato, paga l’ente
Un pedone è caduto in un fossato nascosto dall'erba alta e dall'oscurità, situato vicino a una strada provinciale e a una parrocchia. Gli eredi del danneggiato hanno chiesto il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna in solido dell'Ente Pubblico e della Parrocchia. La Corte ha stabilito che la responsabilità custode della strada si estende anche alle aree adiacenti alla carreggiata, come le banchine e i fossati limitrofi, se creano insidie per gli utenti. L'Ente Pubblico non ha provato il caso fortuito né la colpa del pedone, in quanto il pericolo era invisibile. Il ricorso dell'Ente Pubblico è stato rigettato con condanna alle spese.
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Responsabilità dell’occupante abusivo per la villa in rovina
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso della responsabilità dell'occupante abusivo per i gravi danni strutturali subiti da una villa durante il periodo di detenzione illegittima. L'erede del proprietario originario chiedeva il risarcimento per l'abusiva occupazione e per il crollo dell'immobile, causato anche da scavi nel terreno confinante. La Corte d'Appello aveva escluso la responsabilità della sorella occupante per il dissesto della villa. La Suprema Corte ha invece accolto il ricorso dell'erede, rilevando una grave contraddizione nella sentenza d'appello: i giudici di secondo grado avevano riconosciuto l'obbligo di diligenza in capo all'occupante, ma avevano poi escluso qualsiasi nesso causale con il danno senza fornire una motivazione logica. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Risarcimento danni da infiltrazioni: vince chi non è più custode
I Proprietari dell'Appartamento hanno chiesto il risarcimento danni da infiltrazioni causate dalla rottura di una colonna fecale. Sostenevano che il danno derivasse da lavori di consolidamento del 1981 eseguiti dal Vicino. Il Tribunale ha escluso la responsabilità del Vicino: dal 1994 non era più custode della tubatura (divenuta di proprietà esclusiva dopo una divisione ereditaria) e i lavori del 1981 erano stati affidati a un'impresa appaltatrice esterna. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei danneggiati, poiché hanno sollevato per la prima volta in sede di legittimità la questione della natura comune delle opere di consolidamento. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
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Responsabilità per omessa manutenzione stradale: Comune condannato
Un tragico incidente stradale costa la vita a un giovane motociclista e al suo passeggero a causa di una curva priva di segnaletica, illuminazione e barriere protettive. Il Familiare della vittima chiede il risarcimento dei danni. La Corte d'Appello condanna L'Amministrazione Comunale proprietaria del tratto stradale per violazione degli obblighi di sicurezza. L'ente pubblico ricorre in Cassazione, contestando la proprietà della strada e invocando le regole sulla custodia. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso. I giudici chiariscono che la condanna si fonda sulla responsabilità per omessa manutenzione stradale ai sensi dell'articolo 2043 del Codice Civile (negligenza generale) e non sulla custodia. La Cassazione conferma quindi la condanna al risarcimento a carico dell'ente locale, poiché la contestazione dei fatti non può essere riproposta nel giudizio di legittimità.
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Incendio in affitto: la responsabilità da cose in custodia
Un incendio scoppiato in un appartamento in affitto ha danneggiato l'immobile dei vicini. I danneggiati hanno chiesto il risarcimento sia al proprietario sia all'inquilino. I giudici di merito hanno condannato entrambi in solido. Gli eredi del proprietario hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la colpa fosse esclusivamente dell'inquilino. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la responsabilità da cose in custodia del proprietario. L'incendio è stato infatti causato da un difetto di costruzione e isolamento della canna fumaria, elemento strutturale che resta sotto la vigilanza del locatore, mentre l'inquilino risponde della cattiva manutenzione ordinaria. Vince la parte danneggiata, che mantiene il diritto al risarcimento.
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Responsabilità da cose in custodia: il gestore paga il rogo
Un devastante incendio ha distrutto le merci di una società depositate in un immobile gestito da una società di gestione e custodite da una cooperativa depositaria. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento dei danni a carico di entrambi i soggetti. La società di gestione è stata ritenuta responsabile ex art. 2051 c.c. per la responsabilità da cose in custodia, avendo il controllo materiale e giuridico dello stabile e avendo appaltato i lavori che hanno causato il rogo. La società depositaria è stata condannata per non aver custodito con diligenza le merci, avendole collocate in un locale fatiscente e a rischio. La Corte ha rigettato i ricorsi, confermando che la condotta di terzi non esclude la responsabilità se il pericolo era ampiamente prevedibile.
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Liquidazione equitativa del danno: niente risarcimento senza prove
Una proprietaria chiede il risarcimento dei danni causati dall'allagamento del proprio immobile dovuto all'ostruzione della rete fognaria durante alcuni lavori stradali. Il Tribunale e la Corte d'Appello respingono la domanda per mancanza di prove sia sulla responsabilità da custodia dell'impresa esecutrice, sia sull'esatto ammontare dei danni subiti. La Corte di Cassazione conferma la decisione, rigettando il ricorso. Gli Ermellini chiariscono che la liquidazione equitativa del danno non può essere utilizzata per rimediare alla totale mancanza di prova sull'esistenza stessa del danno o sul nesso di causa. Poiché la ricorrente ha presentato solo un generico preventivo di spesa senza dimostrare l'effettiva necessità dei lavori di ripristino, non è possibile procedere alla determinazione del risarcimento. La ricorrente viene condannata a pagare le spese di giudizio.
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Responsabilità custode strada: concorso colpa e danni
La Corte di Appello ha riconosciuto la responsabilità custode strada di un Comune e della sua impresa di manutenzione per la caduta di un pedone causata da una buca. La sentenza ha stabilito un concorso di colpa del 30% a carico del danneggiato poiché il dissesto era visibile, condannando i custodi al risarcimento dei danni non patrimoniali e patrimoniali.
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Esondazione corso d’acqua: risarcimento danni
In caso di esondazione corso d'acqua dovuta a mancata manutenzione, la Regione risponde dei danni ai fondi limitrofi quale custode del demanio idrico. La sentenza analizza la responsabilità oggettiva dell'ente pubblico e la necessità di provare il nesso causale tra l'omessa pulizia dell'alveo e il pregiudizio alle colture agricole.
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