\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Responsabilità custode della strada: fossato privato, paga l’ente

Un pedone è caduto in un fossato nascosto dall’erba alta e dall’oscurità, situato vicino a una strada provinciale e a una parrocchia. Gli eredi del danneggiato hanno chiesto il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna in solido dell’Ente Pubblico e della Parrocchia. La Corte ha stabilito che la responsabilità custode della strada si estende anche alle aree adiacenti alla carreggiata, come le banchine e i fossati limitrofi, se creano insidie per gli utenti. L’Ente Pubblico non ha provato il caso fortuito né la colpa del pedone, in quanto il pericolo era invisibile. Il ricorso dell’Ente Pubblico è stato rigettato con condanna alle spese.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 3 Num. 27137 Anno 2023
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 17 luglio 2026 in Giurisprudenza Civile

La caduta nel fossato e la responsabilità custode della strada

Un tragico incidente estivo ha dato vita a una complessa vicenda giudiziaria che ridefinisce i confini della responsabilità custode della strada. Durante una sagra di paese, un cittadino è caduto in un fossato profondo situato a ridosso di una strada provinciale, riportando gravi lesioni personali. Questo fossato, adiacente a una chiesa, era completamente coperto da erba alta e reso invisibile dall’oscurità della notte. La vittima ha quindi citato in giudizio sia l’Ente Pubblico proprietario della strada sia la Parrocchia confinante per ottenere il risarcimento dei danni subiti.

I doveri di vigilanza dell’ente pubblico sulle aree limitrofe

La questione centrale del processo riguarda l’estensione dei doveri di manutenzione e vigilanza della pubblica amministrazione. L’Ente Pubblico ha cercato di difendersi sostenendo che l’incidente fosse avvenuto al di fuori della carreggiata stradale, precisamente all’interno di una proprietà privata limitrofa. Secondo questa tesi, il fossato non poteva essere considerato parte della banchina stradale e, di conseguenza, non vi era alcun obbligo di custodia o di messa in sicurezza da parte dell’amministrazione. Tuttavia, i giudici di merito hanno respinto questa ricostruzione, accertando che il pericolo si trovava in una zona immediatamente adiacente alla strada, frequentata abitualmente dai pedoni. La giurisprudenza ha chiarito che la responsabilità del custode non si limita alla sola striscia di asfalto dove transitano i veicoli, ma comprende anche tutti gli elementi accessori e le pertinenze stradali.

Il comportamento del pedone e l’assenza di colpa

Un altro punto cruciale della difesa dell’Ente Pubblico riguardava il presunto comportamento imprudente del pedone. L’amministrazione sosteneva che il danneggiato avesse violato le regole del Codice della Strada camminando fuori dagli spazi consentiti e spingendosi in un’area non asfaltata. Secondo l’ente, questo comportamento avrebbe dovuto integrare il caso fortuito o almeno un concorso di colpa, riducendo il risarcimento. I giudici hanno però escluso qualsiasi colpa del pedone. Il fossato era infatti completamente mascherato dalla vegetazione incolta e la scarsa illuminazione notturna rendeva impossibile accorgersi del vuoto. Il pedone si trovava nelle immediate vicinanze della strada e non poteva in alcun modo prevedere l’improvvisa mancanza di terreno sotto i propri piedi.

Le motivazioni della sentenza sulla responsabilità custode della strada

Nelle motivazioni della decisione, i giudici di legittimità hanno confermato che l’obbligo di prevenire i pericoli si estende alla banchina e alle zone limitrofe. La banchina fa parte della struttura stradale e la sua utilizzabilità richiede le stesse esigenze di sicurezza della carreggiata. La presenza di un’insidia non segnalata e nascosta dall’erba alta costituisce una violazione diretta del dovere di custodia. L’Ente Pubblico non ha fornito la prova del caso fortuito, l’unico elemento in grado di interrompere il nesso di causalità. Per liberarsi dalla responsabilità, l’amministrazione avrebbe dovuto dimostrare che l’evento era stato causato da un fattore esterno imprevedibile ed eccezionale, cosa che non è avvenuta nel caso in esame.

Le conclusioni: chi vince e le conseguenze pratiche

In conclusione, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Ente Pubblico, confermando la sua condanna in solido con la Parrocchia al risarcimento dei danni in favore degli eredi del danneggiato. L’amministrazione è stata inoltre condannata al pagamento delle spese processuali. Questa sentenza lancia un messaggio chiaro: le pubbliche amministrazioni non possono ignorare i pericoli situati ai margini delle strade, anche se provenienti da terreni privati. La sicurezza dei cittadini deve essere garantita attraverso una vigilanza costante e l’installazione di adeguate barriere protettive nei punti critici.

L’ente pubblico risponde dei danni se il pericolo si trova su un terreno privato adiacente alla strada?
Sì, l’ente proprietario della strada ha l’obbligo di vigilare anche sulle aree limitrofe e deve attivarsi per segnalare o rimuovere i pericoli che minacciano la sicurezza degli utenti.

Quando si applica la responsabilità del custode della strada per le cadute sulla banchina?
La responsabilità si applica ogni volta che la banchina, pur non essendo asfaltata, presenta insidie non visibili e non segnalate, in quanto essa fa parte integrante della struttura stradale.

Il pedone che cade in un fossato coperto da erba alta ha sempre una colpa concorrente?
No, se il pericolo era completamente mascherato dalla vegetazione e reso invisibile dalla scarsa illuminazione, non è configurabile alcuna colpa o negligenza da parte del pedone.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati