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Caduta centro termale: quando il danno non è risarcito

Una cliente ha richiesto il risarcimento per una caduta centro termale avvenuta su una scala bagnata all’uscita di una vasca. Il Tribunale di Milano ha rigettato la domanda, stabilendo che la presenza di acqua in un ambiente termale è un fattore fisiologico e prevedibile. La responsabilità del gestore è stata esclusa poiché la condotta della danneggiata, che non ha usato la dovuta cautela nonostante la visibilità dei luoghi, ha integrato il caso fortuito.

Riferimento:
SENTENZA TRIBUNALE DI MILANO N. 5691 2026 - N. R.G. 00003219 2023 DEPOSITO MINUTA 04 07 2026 PUBBLICAZIONE 06 07 2026
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Pubblicato il 21 luglio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile

Caduta centro termale: la responsabilità del custode e l’imprudenza dell’utente

Capita spesso di pensare che un infortunio avvenuto all’interno di una struttura ricettiva dia automaticamente diritto a un indennizzo. Tuttavia, una recente sentenza del Tribunale di Milano chiarisce che la caduta centro termale non comporta sempre il risarcimento, specialmente se il rischio era prevedibile e la condotta del cliente non è stata adeguatamente prudente.

I fatti: lo scivolone sulle scale della SPA

Il caso riguarda una cliente che, durante un soggiorno presso una nota struttura alberghiera con servizi termali, è rovinata al suolo mentre scendeva gli scalini all’uscita di una vasca. La donna ha citato in giudizio la società di gestione lamentando diverse criticità: scarsa illuminazione, assenza di gradini antisdrucciolo, mancanza di personale addetto al monitoraggio e omissione di segnalazioni di pericolo. A seguito dell’evento, la cliente ha riportato lesioni che ha quantificato, tra danni patrimoniali e non, in oltre 7.000 euro.

La società convenuta si è difesa sostenendo che la struttura era conforme alle norme di sicurezza e che la caduta era da attribuire esclusivamente alla distrazione o all’imprudenza della cliente, dato che in una zona termale la presenza di acqua sui gradini è un fatto del tutto normale e atteso.

La decisione del Tribunale sulla caduta centro termale

Il Giudice ha rigettato integralmente la domanda risarcitoria. L’analisi si è concentrata su tre diversi titoli di responsabilità: contrattuale (art. 1218 c.c.), da cose in custodia (art. 2051 c.c.) e aquiliana (art. 2043 c.c.).

In merito alla responsabilità del custode, il Tribunale ha ricordato che, sebbene si tratti di una responsabilità di tipo oggettivo, essa può essere esclusa dal cosiddetto “caso fortuito”. Nel caso di specie, la condotta imprudente della danneggiata è stata considerata tale da interrompere il nesso di causalità. In pratica, se il pericolo è facilmente visibile e prevedibile, l’utente ha il dovere di prestare una maggiore attenzione.

Valutazione dello stato dei luoghi

Dalle prove raccolte (testimonianze e documentazione fotografica), è emerso che:

  • L’illuminazione, sebbene soffusa per creare un’atmosfera relax, permetteva comunque di vedere chiaramente i gradini e l’acqua su di essi.
  • La presenza di acqua all’uscita di una vasca termale è fisiologica e non costituisce un’anomalia del manufatto.
  • La pavimentazione era di tipo ruvido, coerente con la destinazione d’uso e idonea a limitare la scivolosità.
  • Erano presenti corrimani laterali che la cliente avrebbe potuto utilizzare per scendere in sicurezza.

le motivazioni

Il Tribunale ha fondato il rigetto della domanda sul principio per cui l’utente di un servizio deve adottare cautele proporzionate al contesto in cui si trova. In un ambiente termale, è ragionevole attendersi superfici bagnate. Poiché la situazione di potenziale pericolo era perfettamente percepibile e superabile con l’ordinaria diligenza (come l’uso dei corrimani o un incedere più cauto), la caduta è stata ricondotta alla colpa esclusiva della cliente. Non è stata ravvisata alcuna violazione degli obblighi di protezione da parte della struttura, in quanto non è esigibile l’eliminazione totale di ogni rischio connesso alla naturale presenza di acqua.

le conclusioni

La sentenza si conclude con la condanna della ricorrente al pagamento delle spese di lite e delle spese di consulenza tecnica d’ufficio. Questo provvedimento sottolinea l’importanza del dovere di auto-responsabilità: il risarcimento per una caduta centro termale viene negato quando il danno deriva da un rischio comune, prevedibile e facilmente evitabile attraverso l’adozione delle normali regole di prudenza. La struttura non può essere trasformata in un assicuratore universale per ogni evento avverso che accade nei suoi locali se non vi è una reale colpa o una specifica insidia non segnalata.

Cosa succede in caso di caduta centro termale su gradini bagnati?
Se la presenza di acqua è fisiologica al contesto e il pericolo era percepibile, il risarcimento può essere negato. Il giudice valuta se la condotta dell’utente è stata imprudente rispetto allo stato dei luoghi e alla visibilità.

Quando la responsabilità del custode è esclusa per caso fortuito?
La responsabilità è esclusa quando il comportamento del danneggiato è tale da interrompere il nesso causale, ponendosi come causa esclusiva dell’evento. Ciò accade se il pericolo era agevolmente prevedibile ed evitabile con l’ordinaria diligenza.

Chi deve pagare le spese legali se la causa di risarcimento viene persa?
La parte soccombente è generalmente condannata dal giudice a rimborsare alla parte vittoriosa le spese di lite e le spese per le eventuali consulenze tecniche d’ufficio effettuate durante il processo.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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