LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Custodia Cautelare In Carcere

Pagina 44 di 40

2181 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Sostituzione misura cautelare: nullo il no senza motivi
L'Indagato, detenuto in carcere per rapina e ricettazione, ha richiesto la sostituzione misura cautelare con gli arresti domiciliari dopo aver trovato una struttura idonea ad ospitarlo in Italia. Il Tribunale di Roma ha rigettato l'appello senza valutare i motivi presentati dalla difesa, tra cui il decorso del tempo e l'incensuratezza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando un caso di omessa motivazione. I giudici di legittimità hanno annullato l'ordinanza e disposto il rinvio al Tribunale del Riesame per un nuovo esame, stabilendo che il giudice deve sempre motivare su tutti i punti sollevati dalla difesa e disporre accertamenti d'ufficio sulla struttura proposta invece di rigettare la richiesta direttamente.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: il lavoro non evita la cella
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamento. Inizialmente, il Giudice per le indagini preliminari aveva concesso gli arresti domiciliari per consentire all'indagato di lavorare. Tuttavia, il Tribunale del riesame ha ripristinato la misura più dura. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato, evidenziando la sua elevata pericolosità sociale, i precedenti penali e la recidiva. I giudici hanno ritenuto irrilevanti sia la disponibilità di un lavoro regolare sia quella di un domicilio, poiché l'indagato aveva già dimostrato in passato di non saper rispettare le prescrizioni di altre misure meno afflittive. Di conseguenza, la custodia cautelare in carcere è stata ritenuta l'unica misura idonea a contenere il rischio di nuovi reati.
Continua »
Rinuncia al ricorso per cassazione: stop a spese e sanzioni
L'Imputato, accusato di furto in abitazione e altri reati, subisce la misura della custodia cautelare in carcere. Dopo il rifiuto del Tribunale del Riesame di revocare la misura, il difensore propone ricorso in Cassazione. Successivamente, il giudice sostituisce il carcere con gli arresti domiciliari. Di conseguenza, l'Imputato presenta una formale rinuncia al ricorso per cassazione, venendo meno il suo interesse a contestare la decisione precedente. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile a causa della rinuncia. Tuttavia, esclude la condanna al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria, poiché la perdita di interesse deriva da una decisione del giudice non imputabile alla condotta del ricorrente.
Continua »
Sospensione dei termini di custodia cautelare: carcere confermato
Un indagato, arrestato all'estero per gravi reati tra cui rapina e spaccio, ha richiesto la scarcerazione eccependo la scadenza dei termini massimi di detenzione. La difesa sosteneva l'inapplicabilità della sospensione dei termini legata all'emergenza Covid-19. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sospensione dei termini di custodia cautelare prevista dalla normativa emergenziale opera in modo automatico per legge. Tale blocco si estende anche ai termini delle indagini preliminari, prolungando legittimamente la durata della misura cautelare, salvo espressa richiesta contraria dell'indagato. Di conseguenza, l'indagato rimane in carcere.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: negati i domiciliari all’omicida
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per l'Imputato, accusato di omicidio volontario. L'evento era nato da una violenta lite per una cessione di stupefacenti, durante la quale l'Imputato aveva colpito mortalmente la Vittima con un coltello. La difesa chiedeva la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari e il braccialetto elettronico, sostenendo la presenza di elementi nuovi, come l'assenza di pericolo di fuga e una presunta aggressione subita. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che le esigenze di prevenzione speciale rimangono elevatissime. La gravità del fatto, l'uso di un'arma e la determinazione dell'Imputato rendono inadeguata qualsiasi misura diversa dalla prigione, confermando la correttezza della decisione del Tribunale del Riesame.
Continua »
Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione ferma il carcere.
Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione del Tribunale del Riesame che aveva annullato la custodia in carcere per due indagati, accusati di estorsione e associazione a delinquere. Il Tribunale aveva ritenuto carenti i gravi indizi di colpevolezza, inquadrando la vicenda in una faida familiare ventennale con accuse reciproche e poco attendibili. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. I giudici di legittimita hanno chiarito che la Cassazione non puo rivalutare i fatti o l'attendibilita dei testimoni, ma deve solo controllare la logica della motivazione. Poiche la decisione del Riesame era ben motivata e coerente, gli indagati rimangono liberi dalla misura cautelare.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per recidiva
Il Tribunale del Riesame ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di tentata estorsione. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari, contestando l'idoneita del domicilio e la qualificazione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la custodia cautelare in carcere e giustificata non dall'inidoneita della casa paterna, ma dalla gravita della condotta, dal rischio di inquinamento delle prove e dall'elevato pericolo di recidiva, visti i precedenti penali e i contatti con la criminalita organizzata dell'indagato. Di conseguenza, l'indagato resta in carcere e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Divieto di reformatio in peius: carcere confermato per l’indagato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Indagato contro la custodia cautelare in carcere per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il Tribunale aveva riqualificato il reato e dichiarato l'incompetenza territoriale, mantenendo la misura cautelare. La difesa lamentava la violazione del divieto di reformatio in peius. I giudici hanno chiarito che tale principio non viene violato se la riqualificazione giuridica del fatto non comporta l'applicazione di una misura cautelare più afflittiva rispetto a quella originaria. Di conseguenza, L'Indagato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Associazione di tipo mafioso: tra legami di sangue e carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti e detenzione illegale di armi. La difesa contestava la gravità indiziaria, sostenendo la natura lecita della canapa trattata e l'assenza di prove sulla partecipazione stabile alla cosca. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ritenendo logica e coerente la ricostruzione del Tribunale del Riesame. La partecipazione armata a un summit mafioso per difendere il territorio, la consapevolezza di gestire sostanze stupefacenti illegali con elevato THC e il costante supporto logistico fornito ai vertici del sodalizio dimostrano un inserimento stabile e consapevole nella struttura criminale. Di conseguenza, l'indagato rimane in carcere.
Continua »
Aggravante del metodo mafioso: quando la lite privata diventa clan
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di associazione mafiosa, danneggiamento e porto illegale d'armi. La difesa contestava l'applicazione dell'aggravante del metodo mafioso, sostenendo che l'incendio di un'auto fosse scaturito da motivi strettamente privati legati a una relazione sentimentale contesa. I giudici hanno invece stabilito che, anche se una disputa nasce da questioni personali, l'aggravante del metodo mafioso sussiste se l'azione viene successivamente gestita dai vertici del clan per riaffermare le gerarchie interne e gli equilibri di potere. Inoltre, la partecipazione a una spedizione punitiva armata comporta la responsabilità di tutti i presenti per la detenzione dell'arma, anche se materialmente in mano a uno solo dei complici. L'appello è stato rigettato.
Continua »
Coltello in discoteca: è tentato omicidio anche con un solo colpo
Un giovane ha sferrato una coltellata al collo di un conoscente in discoteca ed è fuggito senza prestare soccorso. Il Tribunale ha disposto la custodia cautelare in carcere per tentato omicidio, ritenendo sussistente il pericolo di recidiva e l'inadeguatezza dei domiciliari. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'unicità del colpo dimostrasse solo un dolo eventuale o l'intenzione di ferire. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'unicità del fendente non esclude la volontà di uccidere, configurando un dolo alternativo (compatibile con il tentativo). Inoltre, portare un coltello in discoteca dimostra una fredda preordinazione e un'elevata pericolosità sociale, giustificando la massima misura cautelare. L'indagato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: da lite privata a reato di mafia
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di un indagato, accusato di associazione di tipo mafioso, danneggiamento seguito da incendio e porto abusivo d'armi. La difesa sosteneva che l'incendio di un'auto fosse legato a motivi privati (una relazione extraconiugale) e che mancassero prove sulla consapevolezza del possesso dell'arma da parte dei complici. I giudici hanno invece stabilito che, sebbene la lite iniziale fosse privata, la spedizione punitiva con incendio e armi è stata gestita secondo le gerarchie e le dinamiche del clan mafioso per riaffermare il proprio potere sul territorio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della misura cautelare.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: no a sconti per i reati di mafia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Ricorrente contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame, confermando la custodia cautelare in carcere. Il soggetto era stato condannato in primo grado a otto anni di reclusione per associazione di stampo mafioso. La difesa sosteneva che il tempo trascorso e il ruolo marginale avessero attenuato le esigenze cautelari. La Suprema Corte ha invece ribadito che, per i reati di mafia, opera la presunzione di adeguatezza della custodia cautelare in carcere, non superata da elementi di novità. Di conseguenza, l'imputato rimane in carcere e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Incensurata ma in cella: il pericolo di reiterazione del reato
Una donna, accusando la vittima di aver diffuso voci su sue relazioni extraconiugali, faceva irruzione in un circolo insieme a un complice. Quest'ultimo sparava nove colpi di fucile contro l'uomo, che riusciva a salvarsi. La donna veniva sottoposta a custodia cautelare in carcere per tentato omicidio in concorso. La difesa impugnava la misura, sostenendo l'assenza del pericolo di reiterazione del reato poiché il complice era già detenuto e lei era incensurata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'incensuratezza non esclude automaticamente la pericolosità sociale se la condotta è violenta e impulsiva. Inoltre, la detenzione del complice non elimina il rischio che l'indagata commetta altri reati.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: il clan non cancella il pericolo
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di far parte di un'associazione dedita al traffico di droga, con l'aggravante di aver agevolato un clan mafioso. La difesa contestava la gravità degli indizi e l'attualità del pericolo, sostenendo che i giudici avessero semplicemente copiato il precedente provvedimento. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che per reati così gravi opera una presunzione di adeguatezza della misura carceraria. Questa presunzione può essere superata solo dimostrando l'effettiva rottura dei legami con la criminalità organizzata. Di conseguenza, l'indagato resta in carcere.
Continua »
Traffico di stupefacenti: quando l’acquisto diventa associazione
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per Il Ricorrente, accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Le indagini, basate su intercettazioni e videoriprese, hanno svelato un sodalizio criminale dedito allo spaccio. Il Ricorrente sosteneva di essere un semplice acquirente esterno. Tuttavia, i giudici hanno evidenziato che i suoi acquisti costanti e a credito dal capo del gruppo dimostravano un rapporto stabile e duraturo. Questo legame supera la semplice compravendita e configura una vera e propria partecipazione all'organizzazione. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare per l'elevato pericolo di recidiva e la mancanza di elementi che dimostrino una rottura dei legami con il clan.
Continua »
Solo fornitore o complice? Carcere per traffico di stupefacenti
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di partecipazione a un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il ricorrente, ritenuto il fornitore stabile di cocaina per un gruppo criminale, contestava la sussistenza del vincolo associativo e l'adeguatezza della misura carceraria rispetto agli arresti domiciliari. I giudici hanno chiarito che per configurare la partecipazione al sodalizio non occorre un accordo formale, essendo sufficiente la costante disponibilità a rifornire l'organizzazione con modalità collaudate. Inoltre, la gravità del reato associativo fa scattare la presunzione di adeguatezza del carcere, non superata nel caso di specie anche a causa della precedente latitanza dell'indagato. Il ricorso è stato rigettato.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: confermato l’arresto del pusher
Il Tribunale di Catanzaro confermava la custodia cautelare in carcere nei confronti de Il Ricorrente, indagato per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa proponeva ricorso in Cassazione, lamentando l'insussistenza dei gravi indizi, il mancato riconoscimento della lieve entita del fatto e negando la sussistenza delle esigenze cautelari. Chiedeva inoltre la retrodatazione dei termini di custodia a un precedente arresto in flagranza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la custodia cautelare in carcere e giustificata dalla presunzione di pericolosita per i reati associativi legati alla droga. Inoltre, la retrodatazione e stata esclusa poiche l'ipotesi associativa non era desumibile dagli atti al momento del primo arresto. Il Ricorrente e stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: il tempo non cancella il reato
L'Imputato, condannato in appello a oltre dodici anni di reclusione per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti ed estorsione, ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La difesa ha sostenuto che il lungo tempo trascorso dai fatti (il cosiddetto "tempo silente") e la condotta non più pericolosa avessero affievolito le esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il decorso del tempo non attenua automaticamente la pericolosità sociale del soggetto. Nei contesti di criminalità organizzata, la gravità dei reati commessi richiede elementi concreti e rigorosi per superare la presunzione di adeguatezza della misura carceraria, non bastando la mera rinuncia ad alcuni motivi di appello o il riconoscimento di generiche attenuanti. L'Imputato rimane quindi in carcere.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: confermata la misura per mafia
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione mafiosa ed estorsione aggravata. Il Tribunale del Riesame aveva ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza basandosi sulle dichiarazioni attendibili di alcuni collaboratori di giustizia e sulle intercettazioni telefoniche. L'indagato fungeva da intermediario e referente per la riscossione del dazio estorsivo. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che i giudici di merito hanno motivato la decisione in modo logico e coerente. Inoltre, per i reati di stampo mafioso opera la presunzione di adeguatezza della custodia cautelare in carcere, non superata da elementi contrari. Di conseguenza, l'indagato rimane in stato di arresto.
Continua »